ildubbio 1 Apr 2020 07:13 CEST

Mai come adesso si avverte l’assenza di tanti giovani cervelli in fuga

Competenze spese altrove e disagi delle famiglie

Oggi più che mai, in tempi di pandemia, nel nostro Paese si avverte l’assenza di quell’enorme capitale umano fatto di competente e capacità che ha lasciato l’Italia per emigrare. Sono centinaia di migliaia di giovani eccellenti: i “cervelli in fuga”, che l’Italia ha, per una poco accorta politica, sperperato a favore di altri Paesi. Linfa vitale per i nostri territori al quale nessun sistema politico, imprenditoriale, ma anche accademico ha voluto riconoscere il valore e puntato a trattenere con politiche retributive adeguate e organizzazioni meritocratiche tali da supportarne l’inserimento, la crescita e l’inserimento lavorativo.

Ricercatori, biologi, medici, infermieri, innovatori, analisti chimici e farmaceutici, matematici, fisici, per fare solo qualche esempio: un esercito di professionalità che ha abbandonato il Paese d’origine per ottenere giusti riconoscimenti sia professionali che economici, offrendo in cambio abilità e saper fare specialistico. Figli dell’Europa e del mondo globale, oggi più che mai se ne lamenta la distanza, l’assenza in uno dei momenti più difficili dei nostro tempi. Con tantissime famiglie che vivono un disagio elevato: non solo infati la preoccupazione della distanza affettiva ma anche quella del rischio infettivo da coronavirus in altre Nazioni. Testimonianze, preoccupazioni, consigli, suggerimenti rappresentate dai genitori sui siti e sulle pagine Facebook di www. mammedicervellinfuga. com, ideato e gestito dalla sociologa Brunella Rallo. Una condivisione virtuale importante per ritrovarsi insieme a tante persone da cui attingere energie e speranze.

Come la signora Elisabetta che scrive su Fb: «Mio figlio lavora in un ospedale di Brighton, è furioso su come viene gestita la situazione in Inghilterra, hanno la metà dei posti letto in rianimazione rispetto all’Italia. Ma negli ospedali inglesi ci sono tantissimi infermieri italiani e non sarebbe giusto fuggire in questo momento di bisogno. Io sono tanto preoccupata ma capisco la sua scelta di restare». E un’altra mamma, Maria Teresa, risponde: «Anche mio figlio lavora in ospedale, è un chirurgo toracico a Glasgow, è preoccupato». E c’è chi come Giovanna chiede consigli: «Chi mi aiuta? Devo spedire dalla Puglia a Copenaghen un pacchetto di medicinali a mia figlia. Che corriere utilizzare senza che venga bloccato?». O come mamma Cristina: «Mara a Bruxelles era senza mascherine ( introvabili ovviamente). Qui ne avevamo qualcuna, quindi preparato busta e chiamato corriere. Nella busta anche una foto con mamma e sorella del nostro ultimo viaggio per visitarla. Non possiamo fare a meno di preoccuparci per loro…». Cerimonie nuziali e lauree obbligatoriamente seguite via streaming; «Tanti auguri a Giulia e Fabrizio sposi ieri a Chantilly. E tanti auguri anche a mamma Mariella che ha seguito la cerimonia da remoto». Ma racchiusa in questa lettera della signora Angie c’è la preoccupazione più forte: «Tante di noi avranno dovuto rinunciare a rivedere i propri figli, magari dopo mesi di attesa, tutto sospeso, senza possibilità di riprogrammare gli incontri che sono le nostre boccate d’aria. Il virus ci ha allontanati ancora di più ed è cresciuta la preoccupazione per la loro e la nostra salute. E’ stato commovente sentire di situazioni da noi tutte già vissute, lauree e momenti importanti condivisi attraverso uno schermo pur di poter partecipare alla gioia dei propri figli. Capisco benissimo il grande dispiacere di non essere presente alla nascita di un nipotino, toccherà anche a me, e non per colpa di un virus. Quanti capiranno quali sono i veri nemici, quelli più pericolosi per tutti? Si renderanno conto che questo virus non conosce confini, razze, ideologie, sta mettendo in crisi anche paesi in cui non può entrare neanche un chicco di riso. Speriamo passi presto, e auguriamoci che chi di dovere pensi di più ai nostri cervelli in fuga, se li è lasciati scappare, ma ora li vorrebbe vedere tornare perchè servirebbero davvero qui». E’ vero adesso potrebbero servire nel loro Paese, l’Italia, questi giovani talenti, potrebbero dispiegare le competenze e far fruttare le loro esperienze. Ma proprio in questi giorni drammatici è scattato il lockdown globale. Dall’Italia all’Europa, dalla Cina agli Stati Uniti d’America al mondo intero siamo terribilmente fermi. Non ci resta che prenderne atto… magari aiuterà a riflettere.