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Gli avvocati di Catanzaro: «Basta concorrenza sleale sui servizi legali»

«Speculazione sull’emergenza e pratiche commerciali ingannevoli» le accuse mosse nei confronti di Das, compagnia di Generali Italia
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«Concorrenza leale, speculazione sull’emergenza, pratiche commerciali ingannevoli»: sono queste le accuse mosse dal Consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro nei confronti di Das, compagnia di Generali Italia, che ha avviato una campagna di assistenza legale a titolo gratuito attraverso la creazione di uno sportello legale aperto a tutti. Un servizio che per il general manager di Das, Roberto Grasso, rappresenta «un segnale di vicinanza non solo nei confronti di clienti, dipendenti, agenti, ma anche verso le imprese, gli enti pubblici e i professionisti per generare fiducia e prepararsi insieme a quella ripresa dell’Italia». La consulenza legale, infatti, già compresa tra i servizi garantiti agli assicurati, viene in questo caso estesa anche a enti, imprese e professionisti non clienti in preda a «difficoltà e dubbi di natura legale» correlati alla diffusione e agli effetti del Coronavirus.

Lo sportello, pubblicizzato su diverse piattaforme mediatiche, si inserisce in una partnership tra Das e 4cLegal, che coinvolge circa 600 studi professionali e 170 direzioni legali, per lo più in Lombardia. Lo scopo della partnership, ha sottolineato Alessandro Renna, founder & Ceo di 4cLegal, è quello di mettere in contatto «chi necessita di assistenza legale con chi ha le competenze necessarie per fornirla». L’iniziativa coinvolge, dunque, avvocati con «significative esperienze nelle materie rilevanti in questa situazione e hanno confermato la loro disponibilità a offrire un primo consulto gratuito».

Ma ciò rappresenterebbe un comportamento «scorretto», secondo il presidente dell’ordine distrettuale degli avvocati di Catanzaro, Antonello Talerico, che ha denunciato la vicenda con una lettera indirizzata al Consiglio nazionale forense, all’Organismo congressuale forense, all’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni e al Garante della concorrenza e del mercato. «Tali condotte – afferma Talerico – non solo integrano le ipotesi dell’accaparramento di clientela mediante l’offerta di prestazioni a titolo gratuito, indulgendo ad autoreferenzialità enfatizzando le proprie attività professionali, ed impiegando mezzi suggestivi e di elevato impatto mediatico», ma anche mirerebbero ad accaparrarsi un’utenza indistinta, «facendo riferimento “a prestazioni professionale collegate alla diffusione del coronavirus” così tentando di speculare sulla eccezionale emergenza epidemiologica e sullo stato emotivo dei singoli soggetti coinvolti», con una «continenza formale e sostanziale della comunicazione e pubblicità» che integrano «ipotesi di concorrenza sleale», proponendo servizi professionali a titolo gratuito e «sfruttando una struttura organizzativa tipica delle grandi aziende, capace di condizionare la libertà decisionale di una determinata cerchia di potenziali clienti, la cui condizione di interesse e/o bisogno viene limitata e sfruttata in modo non oggettivo».

Ma non solo: il sospetto di Talerico – che ha raccolto le proteste anche di altri Consigli dell’ordine sparsi in Italia, pronti, ha spiegato al Dubbio a dire la loro sulla questione – è che ci siano anche «pratiche commerciali ingannevoli riguardanti i prezzi, poiché parrebbe da alcuni comunicati che solo il primo consulto sarebbe gratuito, nel mentre si parla genericamente di assistenza legale gratuita per tutti (propri clienti o nuovi clienti)». Messaggi finalizzati «all’accaparramento di clienti che potrebbero avere necessità di intentare cause risarcitorie», come dimostrerebbe il richiamo alle questioni riguardanti la diffusione del coronavirus, «sfruttando anche la particolare debolezza economica dei potenziali clienti, magari accentuata dalla grave situazione emergenziale». E ad aggravare la condotta anche la possibilità di sfruttare «la grave limitazione operativa e di circolazione che presenta allo stato l’avvocatura in ragione delle misure straordinarie adottate per l’emergenza epidemiologica». Per tali motivi gli avvocati distrettuali di Catanzaro hanno chiesto una verifica per «adottare i provvedimenti consequenziali e necessari per rimuovere e sanzionare le gravi condotte segnalate».

 

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