Prima pagina 24 Mar 2020 07:49 CET

Parti sociali e virus nel triangolo delle Bermuda

EDITORIALE

Ecco, arrivano anche i droni. Chissà se ce n’è uno capace di individuare dove comincia la filiera delle “attività non essenziali” e interromperla. Giusto per evitare che il confronto governo- imprenditori- sindacati si trasformi in un Triangolo delle Bermuda dove si inabissa la coesione sociale. Per carità di Patria, senza enfatizzazioni e neppre sconti, mettiamo tra parentesi le polemiche sul “notturno comunicativo” di palazzo Chigi e veniamo al merito. Bene o male, gli italiani hanno accettato le condizioni di guerra imposte dal Coronavirus e sono per lo più rimasti a casa. Per paura del contagio; e perchè convinti che il governo, seppur tra incertezze e qualche confusione, fosse in grado di gestire “l’ora più buia” dal dopoguerra ad oggi. Il decreto del sabato sera ( scorso) ha provocato una crepa in questo sentiment, col pericolo di effetti perniciosi.

Lo scontro tra parti sociali, infatti, può diventare la scintilla capace di accendere il falò dove si bruciano consensi ( all’esecutivo e a chi lo sostiene) e accettazione ( delle misure di distanziamento sociale). Può insomma segnare il picco – ahimè non sanitario bensì sociale – della dissoluzione del mastice necessario a tenere unita la Nazione e a bada gli animi per gestire prima e superare poi l’emergenza Coronavirus. Specie se quello scontro si innesta sul terreno minato della divaricazione tra potere centrale e Regioni, che poi è il vero nervo scoperto della crisi. Se “serrata” doveva essere, bisognava dichiarala prima, senza incertezze. E’ stata scelta un’altra strada e solo i prossimi mesi ci diranno se è stata quella giusta. In ogni caso la procedura verso il rallentamento dell’attività produttiva va spiegata bene e con chiarezza ai cittadini; già fiaccati da una prova durissima non possono sopportare l’incubo di veder saltare in aria i loro posti di lavoro. Se una tale iattura infatti si determinasse, l’intelaiatura stessa dell’ordine pubblico sarebbe a rischio, diventando benzina per focolai di disobbedienza civile. Come pure non è riproponibile l’alternativa tra salvaguardia della salute o dell’occupazione: c’è già stata l’Ilva, basta e avanza.

D’accordo: facile a dirsi, difficilissimo a farsi. E tuttavia indispensabile. Governo, presidenti di regione, sindacati e imprenditori si prendano la loro parte di responsabilità e dicano la verità agli italiani. Se necessario, pagando ciascuno la quota parte di impopolarità.

 

 

Notizie correlate