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Magistratura Indipendente: «Inadeguate le misure per le carceri»

La preoccupazione delle toghe: «gli interventi studiati finiscono per far ricadere sulla magistratura di sorveglianza gravosi oneri, nonché improprie responsabilità»
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«I provvedimenti assunti dal governo per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19 e riguardanti la situazione delle carceri, rischiano di risultare, alla prova dei fatti, del tutto inadeguati». A denunciarlo è Magistratura Indipendente che, in una nota a firma del presidente, Mariagrazia Arena, e del segretario, Paola D’Ovidio, ritiene alcune delle misure previste, come i domiciliari per chi ha una pena inferiore a 18 mesi, destinate a una applicabilità «limitata» e «difficoltosa», anche per la mancanza dei braccialetti elettronici. E auspica interventi di sostegno ai magistrati di sorveglianza.

Alcune misure del governo, ricorda Mi, «riguardano la materia dell’esecuzione penale e la difficile situazione venutasi a creare negli istituti di pena, nei quali le condizioni detentive sono spesso caratterizzate da patologiche situazioni di promiscuità e sovraffollamento che potrebbero agevolare la diffusione del virus all’interno degli istituti stessi, mettendo in pericolo la salute dei ristretti e degli operatori penitenziari che vi lavorano in condizioni di sempre maggiore difficoltà». La concessione dei domiciliari «è destinata a un’applicazione limitata, difficoltosa e nient’affatto rapida. L’attivazione della misura presuppone anzitutto che il magistrato di sorveglianza valuti l’assenza di gravi ragioni ostative. Ciò implica il compimento di una istruttoria, che richiede tempo, che manca, e risorse di personale, che sono insufficienti. Inoltre, la platea dei potenziali destinatari è costituita, in larga parte, da detenuti che, espiando brevi pene detentive residue, avrebbero già potuto accedere alle misure esistenti; se questo non è accaduto, è perché si tratta, in genere, di detenuti già ritenuti pericolosi, o senza risorsa alcuna in ambiente extramurario, ai quali dunque neppure il nuovo rimedio sarà applicabile».

La concessione della nuova misura, osserva ancora Mi, «dipende poi escluse le sole pene minime dall’effettiva messa a disposizione dei braccialetti elettronici, già in passato rivelatasi una criticità insuperabile»

«Di limitato impatto – a giudizio di Mi – appare anche la possibilità di protrarre nel tempo le licenze in favore dei semiliberi. Gli interventi studiati, senza dunque poter conseguire risultati apprezzabili in termini di sfoltimento della popolazione detenuta, finiscono per far ricadere sulla magistratura di sorveglianza gravosi oneri, nonché improprie responsabilità per il caso di recidive delittuose da parte degli scarcerati. Sarebbe stato viceversa necessario l’approntamento di una misura domiciliare di durata temporanea, prorogabile secondo l’evolversi dell’emergenza sanitaria, da concedersi automaticamente a tutti i detenuti in possesso di determinati requisiti di immediata verificabilità. Sarebbe inoltre auspicabile – suggerisce la corrente – un immediato provvedimento finalizzato a coprire e rafforzare gli organici dei magistrati di sorveglianza, poco più di 150 in tutto il Paese, e dei relativi uffici di cancelleria, gravati, come ha recentemente riconosciuto anche la Corte costituzionale, da un insostenibile carico di lavoro che rischia di compromettere la possibilità che qualunque misura possa assicurare una risposta efficace nei tempi brevissimi imposti dall’emergenza» . Magistratura Indipendente, infine, «auspica che queste considerazioni possano essere valutate con l’attenzione e la speditezza che l’eccezionalità del momento impone di assicurare».

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