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“Non sapremo mai quando sarà il picco”. E i morti in un giorno sono 627

Sono 4.670 i nuovi casi nelle ultime 24 ore. Borrelli: «Fake news le misure di biocontenimento»
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Non sapremo mai quando ci sarà il picco», dice con pazienza il Capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. Da quando l’emergenza è iniziata è stato oggi, di certo, il giorno peggiore: sono 627 le vittime in un solo giorno, numero che fa arrivare il totale a 4.032. E sono 4.670 i nuovi casi nelle ultime 24 ore, portando il totale degli attuali positivi a 37.860. Di questi, ha spiegato Borrelli, 19.185 si trovano in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi, 2.655 le persone in terapia intensiva, pari al 7% del totale. E dall’inizio della crisi i posti messi a disposizione dagli ospedali per le terapie intensive sono passati da 5.400 a oltre 8mila. Il picco, in base alle misure messe in campo, potrebbe arrivare «la settimana prossima o quella successiva, ma non c’è un dato scientifico. Ci sono delle tendenze, delle valutazioni, che poi dovranno trovare dei riscontri oggettivi». E l’eventualità che ci siano nuovi focolai «è possibile». I nuovi deceduti, sottolinea Borrelli, «sono morti con il coronavirus e non per il coronavirus». Una precisazione di tipo cautelare, dal momento che l’Istituto superiore di Sanità «sta portando avanti un’indagine epidemiologica e sarà l’istituto a comunicarci questi dati». Altissimi i dati relativi alle regioni più colpite, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Marche: qui si concentra il 77% dei contagi e il 90% delle vittime totali. In Lombardia sono 22.264 le persone positive, con 2.380 casi in più e 381 morti, per un totale di 2.549 vittime, ha spiegato l’assessore al Welfare, Giulio Gallera.

 

 

«Sono state analizzate le cartelle dei primi 355 deceduti, dove si mostrano delle cose che hanno un significato precisissimo –spiega  Roberto Bernabei, ordinario di Medicina interna e geriatria -. Di questi tre, ovvero lo 0,8%, avevano zero patologie, il resto aveva più patologie concomitanti: il 25% una, il 25% due, il 48% tre. Il dato – aggiunge – è che il fattore di rischio vero è quello di avere non solo un’età geriatrica ma anche patologie concomitanti. In particolare ipertensione, cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, il diabete sono quelle che portano ad una maggiore aggressività del virus, perché trova un terreno più fertile e dove riesce a lavorare di più. È questo spiega l’eccesso di mortalità: siamo il Paese più vecchio assieme al Giappone. L’età media degli infettati è di 63 contro i 46 della Cina. Capite bene che a 46 anni si reagisce molto meglio che a 63. Abbiamo meno del 10% di mortalità sotto i 60, tutto il resto è dai 60 in su». Ma, spiega, «bisogna capire chi viene definito morto per che cosa. Probabilmente quando finirà questa storia e potremo fare una analisi ex post capiremo qualche cosa, fino a quel momento è come buttare sassi nello stagno».

Borrelli smentisce inoltre future misure di biocontenimento, da attuare, secondo alcuni articoli di stampa, a metà aprile. «Sono fake news che devono essere punite e mi auguro vengano individuati i responsabili», commenta. Il Capo dipartimento ha firmato intanto un’ordinanza che consente il pagamento anticipato delle pensioni negli uffici postali e nelle banche, dal 26 al 31 marzo, così anche per aprile e i mesi a venire. «Stiamo lavorando con il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia, i presidenti di Regione e il Mef per chiudere l’ordinanza sulla costituzione di una task force di 300 medici a supporto delle sanità regionali che ne hanno bisogno», aggiunge, smentendo, poi, la requisizione di materiale destinato alle Regioni: «sarebbe una lotta tra alleati».

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