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“Il Tocilizumab ha effetti sorprendenti. Due pazienti sono migliorati in 24 ore”

Intervista a Vincenzo Montesarchio che sta sperimentando con successo il famaco anti artrite per combattere il coronavirus
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«Cerchiamo di agire più velocemente del virus per stargli dietro. Così non sarà lui a rincorrere noi». L’esclamazione di speranza arriva da Napoli per bocca del direttore della Uoc di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Vincenzo Montesarchio, impegnato in una vera e propria corsa contro il tempo: la sperimentazione del Tocilizumab per curare le polmoniti indotte da Covid-19. Si tratta di un farmaco off label, utilizzato normalmente per la cura dell’artrite reumatoide, e ora in commercio gratuito. Attualmente sono 10 i pazienti trattati al Cotugno di Napoli, e il rapido miglioramento riscontrato sui primi due fa ben sperare nell’avviamento di un protocollo nazionale.

Dottor Montesarchio, come nasce l’idea di somministrare il Tocilizumab per il trattamento del Covid-19?
Lo studio nasce da una stretta collaborazione con il direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma dell’Istituto Pascale, Paolo Ascierto, un team di medici cinesi e il personale dell’Ospedale Cotugno. Il Tocilizumab è un anticorpo monoclonale impiegato anche per le patologie sviluppate dai pazienti oncologici sottoposti a terapia, tra le quali l’innovativa Car – T che comporta complicazioni polmonari come effetto collaterale. Dopo aver intuito che si trattasse della stessa polmonite da Covid-19, l’efficacia del farmaco è stata sperimentata su una ventina di pazienti in Cina con effetti sorprendenti nel giro 24-48 ore.

Qual è il tipo di paziente su cui avviare la sperimentazione?
I primi due pazienti si trovavano in rianimazione con indici respiratori molto gravi, su di loro abbiamo riscontrato miglioramenti già dalle prime 24 ore e speriamo di stubarli al più presto. Oggi invece abbiamo somministrato il farmaco ai tre pazienti non intubati, nella tentativo di agire prima che le difficoltà respiratorie si aggravino.

L’età del paziente è una discriminante nell’uso del farmaco?
No, in Campania abbiamo trattato tutti pazienti tra i 50 e i 67 anni. Ma in tutta Italia la fascia d’età si estende dai 33 agli 80.

Quali sono i prossimi passi per adottare la terapia su larga scala?
Siamo in contatto con molti centri ospedalieri in tutta Italia che hanno avviato la sperimentazione. In queste ore abbiamo inoltre buttato giù la bozza di un protocollo nazionale da sottoporre all’approvazione dall’Aifa. Speriamo di fare il salto al più presto.

Gi esperti ricorrono in questi giorni a metafore belliche per raccontare la crisi sanitaria e la battaglia contro il virus. Qual è la vostra esperienza sul campo?
I colleghi dell’ospedale Cotugno di Napoli  sono dei veri soldati in trincea. Al momento il centro è convertito interamente alla cura del Covid-19: 14 dei pazienti sono in sala intensiva. La nostra non è una battaglia, ma una guerra, nella quale arrivare prima è fondamentale.

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