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Sul tavolo di Conte l’ipotesi dell'”economia di guerra”. Ma solo se non funziona “Italia zona protetta”

Il premier pronto a passare alla fase tre nel caso in cui il virus non si fermasse
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Il prossimo passo, se si renderà necessario, sarà una sorta di “economia di guerra”. Solo a quel punto si potrà parlare davvero di adozione anche in Italia della strategia risultata efficace a Wuhan.

In concreto si tratterebbe della chiusura di tutte le fabbriche e gli uffici a eccezione di quelli che producono beni fondamentali e strumenti medici necessari per contrastare il virus.

Contestualmente verrebbe ordinata anche la chiusura di tutti i negozi, anche in questo caso a eccezione di quelli di prima necessità e il blocco dei mezzi pubblici, o almeno una più che drastica limitazione del diritto ad adoperarli.

E’ un’ipotesi sul tavolo del premier e del ministro della Sanità Speranza. Una soluzione estrema, la più radicale applicabile in un Paese democratico come l’Italia, ma per nulla esclusa e anzi considerata da molti, nei ministeri in prima fila come l’unica davvero in grado di contrastare il virus.

L’assessore al Welfare lombardo Gallera ha affermato stamattina di aver già chiesto al governo la chiusura dei negozi e di star considerando anche la richiesta di blocco dei trasporti e di tutte le attività produttive non strettamente necessarie.

Si tratterebbe non di una semplice progressione nell’adozione di misure emergenziali, come nel caso dell’estensione a tutto il Paese delle misure adottate per la Lombardia e per altre 14 province, ma di un drastico salto di qualità.

A consigliare la misura più estrema sono le esperienze della Cina, che è riuscita in un’operazione titanica e quasi miracolosa, ma anche della stessa Italia. A Codogno e nelle prime zone rosse il contagio sembra in recessione, mentre dilaga nelle aree della Lombardia che non erano state “locked down” ed è impossibile, pur con tutte le attenuanti del caso, non concludere che la campagna “Milano non si ferma” è stata preziosa alleata del Coronavirus, così come l’assurda minimizzazione di due settimane fa.

Il governo esita. Vorrebbe prima vedere gli esiti delle nuove misure, anche perché in realtà per ora non è possibile tracciare un bilancio certo neppure delle prime misure adottate, quelle di due settimane fa.

La controindicazione è però chiara: il rischio di procedere troppo tardi, a virus ormai dilagato in tutto il Paese. Per questo saranno in realtà essenziali i dati dei prossimi giorni. Se il contagio continuerà a procedere in maniera esponenziale e a diffondersi in nuove zone, le misure di cui ha parlato Gallera, ma che erano in realtà già in testa alla lista delle possibili iniziative del governo, diventeranno inevitabili.Area degli allegati

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