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Bentivogli: «Fermare subito le fabbriche che non rispettano la salute dei lavoratori»

Il segretario della Fim-Cisl: «In molti non rispettano le regole imposte del governo e ciò è inammissibile»
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«Sono giorni durissimi per le fabbriche metalmeccaniche italiane, il sindacato sta operando affinché tutte le misure messe in campo da Governo e istituzioni consentano il contenimento del contagio e la tutela della salute dei lavoratori». A parlare è Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione italiana metalmeccanici. Che denuncia l’insicurezza vissuta oggi dai lavoratori: nonostante le misure imposte dal governo, infatti, molte delle piccole e grandi fabbriche italiane non si sono adeguate, mettendo a rischio, dunque, la salute dei lavoratori. «Se tali misure non verranno adottate – spiega al Dubbio Bentivogli – allora è il caso di chiudere immediatamente quelle fabbriche».

Segretario, che impatto hanno avuto le scelte del governo per limitare i contagi da Coronavirus sulle fabbriche?

Da quando è stato applicata l’estensione delle disposizioni previste dal decreto a tutta Italia, il numero di lavoratori coinvolti nelle misure più restrittive è aumentato e questo è un dato positivo. Ma dall’altra parte, tante aziende, dalle grandi alle piccole, non si sono attivate per mettere in campo un’attività di programmazione più seria. Ciò vuol dire che siamo in assenza di dispositivi di prevenzione sui luoghi di lavoro: dalle mascherine, che in molti casi sono assenti, alle procedure di sanificazione periodica dei locali, passando per la distribuzione di igienizzanti, quasi totalmente assenti. E in molti locali della produzione non è garantita la distanza minima di un metro tra un lavoratore e l’altro. Il che è inaccettabile.

Quali possono essere le conseguenze per queste aziende?

Queste disposizioni sono legge e laddove le aziende non sono in grado di garantire la sicurezza allora è bene che le produzioni siano interrotte. Abbiamo visto, oggi, locali mensa sovraffollati e spostamenti nei bus aziendali assolutamente fuorilegge rispetto al decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Non è difficilissimo affrontare queste cose con la prevenzione: bisognava ridurre la produzione e utilizzare il tempo guadagnato per mettersi a norma. Pensare di mandare a pieno regime le fabbriche senza considerare gli obblighi di legge è incosciente. Ciò vuol dire che le aziende non hanno a cuore la salute dei lavoratori.

Cosa chiede il sindacato?

Che le aziende si mettano subito in una condizione tale da poter garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. In caso non avvenisse, quelle fabbriche vanno chiuse subito. Una chiusura generalizzata di tutte le fabbriche non è utile, perché ci sono aziende che sono state in grado di rispettare la legge, ma va fatto se non si è in grado di affrontare in modo ottimale il problema. I lavoratori hanno chiesto a noi di garantire la sicurezza e noi ci siamo trovati in una situazione assurda, con aziende che non hanno pensato affatto di affrontare il tema. È vero che le mascherine sono state dirottate, per la maggior parte, negli ospedali, ma si poteva affrontare il problema prima.

Ci sono già stati contagi nelle fabbriche?

Sì, così come ci sono state persone che hanno deciso di assentarsi perché non se la sono sentita di affrontare un simile pericolo. Il primo diritto, è bene ricordarlo, è quello alla salute e le aziende che non sono in grado di tutelarlo non sono meritevoli di rimanere aperte. Evitiamo di bloccare il paese, ma senza creare pericoli. Abbiamo mobilitato i nostri responsabili alla sicurezza affinché segnalino alle autorità competenti situazioni di pericolo. Non è il momento del vecchio cinismo padronale, è il momento di riscoprire il valore della vita.

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