Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Le carceri sono esplose. Era tutto già scritto…

L'esplosione del coronavirus ha amplificato l'emrgenza delle nostre carceri
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Proteste, evasioni e morti: le carceri sono esplose. Da Nord a Sud: Milano, Modena, Napoli, Foggia, Pavia, Palermo. Era prevedibile. Anzi, era scontato che finisse così.

Se a un sistema già malato e inadeguato si somma un’emergenza sanitaria di questo livello, quel sistema semplicemente collassa. I detenuti, stretti come sardine nelle stracolme carceri italiane, non hanno retto alle notizie che arrivavano da fuori né alla risposta restrittiva imposta degli istituti di pena i quali, di fronte a un’emergenza di questo tipo, hanno reagito girando a due mandante le chiavi delle celle e annullando qualsiasi relazione con l’esterno: niente più visite con figli, mogli, amici.  Il che, in un’emergenza del genere, sarebbe anche comprensibile se non fosse che hanno limitato anche le possibilità di telefonare o usare skype. Insomma, isolamento più totale.

Qualcuno, decisamente “spiritoso”, ha dichiarato: “bene così, l’isolamento ferma il propagarsi del virus, se ne stiano nelle celle e non rompano le scatole”. Ma forse sfuggono un paio di dati che sarebbe bene tener presente.

Il primo: i detenuti sono sempre “esposti” all’esterno attraverso il contatto quotidiano con operatori e agenti penitenziari. E infatti più di  uno è stato trovato positivo al test del Coronavirus, ciò vuol dire che il virus potrebbe già circolare in qualche istituto.

Ma c’è altro che preoccupa ancora di più, ed è la qualità del nostro sistema sanitario carcerario. Poco personale, strutture fatiscenti ma, soprattutto, assenza totale di luoghi di isolamento e contenimento che possano bloccare un’eventuale epidemia.

Per questo le rivolte erano prevedibili: di fronte a un quadro così drammatico la speranza di chi è in cella svanisce e lascia al posto alla rabbia e alla disperazione.

E sarebbe sbagliato, esiziale, reagire girando ancora di più la chiave delle celle. La risposta deve essere saggia e umana. La rabbia e la paura che covano le migliaia di detenuti può essere attenuata solo dando loro un po’ di speranza. E chi vive e conosce il carcere sa bene – e lo ripete da settimane  – che solo l’aumento delle misure alternative e la possibilità di moltiplicare le telefonate e le chiamate via skype con l’esterno, con i familiari dei detenuti, può disinnescare la bomba carcere.

Ultime News

Articoli Correlati