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Zaia: «Questo metodo non va bene, il decreto è da interpretare»

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E il collega emiliano Bonaccini ammette: «Il decreto è ambiguo, il governo faccia chiarezza»
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«Il metodo non ci va bene. Abbiamo contestato con il comitato scientifico la classificazione delle tre province di Padova, Treviso e Venezia come aree rosse, perché non lo sono». Così il governatore del Veneto Luca Zaia ai microfoni di Radio 1 nel corso dello speciale sul coronavirus.

«Si tratta di tre cluster: uno a Treviso, che è di tipo ospedaliero. Qui abbiamo isolato 122 persone in totale tra ospedalieri, pazienti e cittadini. Il cluster di Padova – spiega Zaia – è quello di Vò, con i 66 casi del comune isolati per 14 giorni e i nuovi tamponi che ci stanno dando ragione. E il cluster veneziano, anche questo ospedaliero. A fronte di cluster circoscritti, e che non interessano in maniera diffusa la popolazione generale, non si comprende questa misura che appare scientificamente sproporzionata all’andamento dell’epidemia». Per il governatore del Veneto «questo decreto è inoltre difficilmente interpretabile su molte misure, per esempio il trasporto delle merci. Ci vorrà una nota interpretativa. Noi abbiamo 600mila imprese. Cosa diciamo loro?».

«Il comitato scientifico della Regione Veneto – ha raccontato Zaia – questa notte mi ha preparato una relazione per dire di togliere le tre province venete che io ho mandato alle due del mattino e poi ho scoperto che avevano già deciso, firmato e fatto tutto. Noi continuiamo a dire che vogliamo che le nostre tre province escano da questa idea di zona rossa, rispettiamo le regole però non avere tre province dentro sulla base di quella classificazione. La gente vuole capire come regolarsi per quanto riguarda il lavoro. Io non do risposte per il Governo perchè non l’ho scritto io. Da come l’ho letto io, e spero non ci siano altre follie, il decreto deve permettere ai cittadini di spostarsi e andare a lavorare per gli spostamenti necessari. Dopodichè c’è tutto il tema delle merci che secondo me non è chiaro, quello deve essere libero altrimenti vuol dire ammazzare le aziende».

Ma a parlare di ambiguità è anche il governatore emiliano, Stefano Bonaccini. «Ribadisco la necessità di unità nel Paese per affrontare tutti insieme l’attuale emergenza. Per questo serve piena collaborazione tra tutte le istituzioni e noi, come sempre, siamo qui per questo. Il testo del Dpcm emanato nella notte dal Governo contiene alcune ambiguità che hanno creato incertezze fra cittadini, imprese e lavoratori e il nostro compito è dare risposte – ha scritto in un post su Facebook -. Detto che la salute viene prima di ogni cosa, è necessario e urgente fare chiarezza, a partire dal tema del lavoro e della conseguente mobilità delle persone e delle merci. Il Governo ha già assunto i provvedimenti utili e necessari per favorire lo smart working ed il lavoro a distanza ove questo sia possibile, così come ci sono certamente limitazioni di giorni e orari per talune attività. Ma non c’è nel decreto, a nostro avviso, né una previsione del fermo produttivo, né un blocco dell’attività commerciale e dei servizi che impediscano la possibilità di andare a lavorare e di movimentare merci. Per fare chiarezza su questi aspetti, già da questa notte siamo in contatto con i rappresentanti del Governo e i vertici della Protezione civile nazionale per dirimere le questioni più urgenti e dare certezze e risposte nelle prossime ore. Augurandoci che stavolta il confronto possa essere reale ed efficace, noi siamo impegnati a fare la nostra parte fino in fondo».

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