Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

“L’ex marito uccise Marianna, ora lo Stato vuol togliere il risarcimento ai suoi tre figli”

Parla il cugino di Marianna Manduca, la donna uccisa che ha adottato i tre ragazzi: «Aveva presentato dodici denunce per le minacce e le violenze subite, ma non l'hanno ascoltata»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«L’obbligo dello Stato di tutelare l’incolumità dei cittadini è affermata come priorità, per esempio dalla Corte europea dei Diritti umani, tanto più in presenza di una evidente vulnerabilità», scrive Luigi Manconi su Repubblica, commentando, in attesa del pronunciamento della Cassazione, la sentenza della Corte d’Appello di Messina, che un anno fa ha annullato il risarcimento ai figli di Marianna Manduca, uccisa nel 2007 dall’ex marito, dopo che aveva presentato ben dodici denunce per le minacce e le violenze dell’uomo. Carmelo, Salvatore e Stefano, i tre figli di Marianna, sono stati accolti da subito dal cugino Carmelo Calì, dalla moglie Paola Giulianelli e dai loro due figli che li hanno adottati e vivono dal 2007 con loro a Senigallia. Ai tre ragazzi era stato riconosciuto un risarcimento di 259mila euro, oltre gli interessi, con il quale la famiglia Calì ha aperto un bed& breakfast che garantisce un reddito. In questi giorni, però, i cinque ragazzi, Carmelo e Paola stanno vivendo ore di trepidazione in attesa della sentenza della Cassazione che dovrà pronunciarsi sul ricorso contro l’annullamento del risarcimento. «Sono ore difficili, – dice Carmelo Calì – viviamo sospesi tra la possibilità che ci possano togliere tutto e la speranza di mettere, finalmente, fine a questa vicenda per poter vivere tutti insieme una vita tranquilla».

Crede ancora nella giustizia e nello Stato italiano?
Sì. Così come ci credeva mia cugina Marianna. Era talmente sicura che lo Stato l’avrebbe aiutata che ha avuto la capacità e la dignità di rivolgersi sempre in maniera educata alle istituzioni. La sentenza di primo grado che ha riconosciuto la “negligenza inescusabile” dei magistrati è stata la prima nel nostro Paese. Una sentenza storica. Purtroppo siamo passati dalla “negligenza inescusabile” riconosciuta dai giudici di primo grado al “delitto inevitabile” secondo la Corte d’Appello. E il procuratore generale della Cassazione ha chiesto di respingere il nostro ricorso. Mi sembra tutto così assurdo. Esistono leggi contro lo stalking, fondi per le vittime e i loro figli e poi lo Stato se ne lava le mani. Una situazione incomprensibile per chi ha vissuto queste tragedie. Come si fa a non capire che questa cosa non è sana per nessuno.

In che senso?
Se questa è la realtà chi andrà mai a denunciare violenze o minacce subite, quando poi la risposta della giustizia non è conseguenziale alle leggi? Mi rendo conto della difficoltà dei giudici che si trovano a dover decidere su errori di loro colleghi, ma le leggi esistono e vanno rispettate. Nella vicenda di mia cugina Marianna le responsabilità sono chiare.

L’appello lanciato al presidente della Repubblica Mattarella ha sortito effetti?
Non abbiamo avuto notizie. Avevamo già chiesto un incontro al presidente Mattarella in attesa della decisione di primo grado, probabilmente non lo ha neanche saputo. Questa volta gli abbiamo lanciato l’appello attraverso le pagine di Repubblica, chiedendo il suo intervento anche in qualità di presidente del Csm.

Anche l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo la sentenza di primo grado si era espresso.
Sul sito dell’associazione “Insieme con Marianna” c’è la nota del presidente Gentiloni con la quale invitava l’Avvocatura dello Stato a non appellarsi alla sentenza di primo grado. In pratica a lasciarci in pace. Purtroppo il suo invito è rimasto inascoltato e l’Avvocatura dello Stato ha proposto l’appello.

Il bellissimo film di Andrea Porporati, “I nostri figli”, con Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada, ha fatto conoscere la storia di Marianna e la vostra. Trasmesso da Rai1. il 6 dicembre 2018 in prima tv, era stato visto da 5.440.000 spettatori ( share 24,48%), martedì 25 febbraio è stato riproposto, sempre su Rai1, e visto da 3.223.000 spettatori ( share 12,96). Ormai tutti vi conoscono.
Direi proprio di sì. Tenga presente che il 25 febbraio è andato in onda in contemporanea con la partita di Champions Napoli- Barcellona. Mi fa piacere che sia passato il messaggio: esistono famiglie capaci di fare questo. Ho ricevuto migliaia di messaggi di solidarietà dopo la messa in onda del film, sia la prima volta che la seconda. Ormai sono tanti che seguono la nostra vicenda e sperano insieme a noi che quest’ultimo incubo finisca presto e nel migliore dei modi.

Ci sono delle leggi che prevedono sostegni economici per l’assistenza sanitaria e psicologica e per lo studio per gli orfani in caso di femminicidio. Avete avuto qualche aiuto pubblico in questi anni?
In teoria non ne abbiamo diritto, dal momento che ci è stato rico- nosciuto un risarcimento. Ed è giusto così. La somma che abbiamo ricevuto equivale ai mancati stipendi di mia cugina Marianna dalla sua morte fino alla sentenza di primo grado. Purtroppo con quello che si sta prospettando in questi giorni potremmo essere costretti a far ricorso a quei fondi…

Senza considerare i costi della vostra battaglia legale.
Gli avvocati Alfredo Galasso e Licia d’Amico ci hanno contattato all’inizio della vicenda e si sono messi a nostra disposizione chiarendo subito che non volevano soldi, ma a loro interessava portare avanti questa battaglia di civiltà giuridica. Li ringrazio pubblicamente per tutto.

Lei e la sua famiglia siete diventati il simbolo di un’Italia buona, accogliente e solidale. Incontrate studenti e cittadini: che cosa vi danno e cosa riuscite a trasmettere?
Andiamo soprattutto nelle scuole, accompagnati da professionisti seri, per parlare con gli studenti di violenza soprattutto in famiglia. I ragazzi sono molti attenti e sensibili al tema. Con l’associazione “Insieme a Marianna” siamo presenti a Palagonia, Marano di Napoli, al Liceo Majorana di Roma, a Fondi e in due scuole di Senigallia.

Che legami hai con Palagonia, il suo paese d’origine?
Adoro Palagonia. Ci ho vissuto da piccolo, ma ho dei ricordi bellissimi. Era il fulcro della Sicilia: tutti passavano di lì per la famosa arancia rossa. Ci sono ritornato nel 2007 per la prima volta e mi è sembrato di fare un tuffo nel passato. Quello che mi ha colpito, però, è che la gente è cambiata, si è incattivita.

E adesso avete anche il B& B, “Famigli Calì”: quindi l’accoglienza l’avete nel sangue?
Sono stato definito da una delle attrici del film “I nostri figli”, rimasta legata a noi e alla nostra associazione tanto da diventarne testimonial, un “adottatore seriale”. A casa di mia madre, come avviene in tutto il Sud, tutte le persone che arrivavano erano sempre ben accolte e la mia vita è sempre stata caratterizzata da questo insegnamento. Quando accolgo una persona, sia che lo faccia per lavoro sia per amicizia, quello che conta è che stia bene. Con tanti clienti del B& B si è creato un rapporto molto intenso, mi chiamano e mi dicono che vogliono ritornare quest’estate. Speriamo di poterli accogliere ancora…

Si avvicina l’ 8 marzo cosa si sente di dire ai tanti che, tra ipocrisia e retorica, spenderanno parole per le donne, ma in pratica poi fanno poco?
La sensibilità e l’attenzione nei confronti delle donne non può ridursi a un giorno. È assurdo che si festeggi la donna l’ 8 marzo e poi? Così come il 25 novembre è la giornata mondiale della violenza contro le donne, ma ogni giorno ci sono violenze e omicidi. Queste giornate per me sono molto tristi, non c’è nulla da festeggiare e le donne in quelle giornate non sono felici. Tutto questo mi sa di ipocrisia.

Sua cugina Marianna non l’ha conosciuta. Ma non hai avuto alcuna esitazione ad accogliere i suoi figli.
Certo. Mi è scattata una molla dentro, che sarebbe scattata anche se non ci fosse stato alcun legame di sangue. Fa parte del mio essere. I ragazzi ce li siamo sentiti subito nostri figli. È stata una scelta di cuore mia e di mia moglie. Prima di tutto ci siamo preoccupati del futuro dei tre ragazzi.

La comunità di Senigallia vi è stata vicina?
Non finirò mai di ringraziare la precedente amministrazione e anche l’attuale. Mi hanno sempre detto: “Se hai bisogno chiama, noi ci siamo”. I servizi sociali ci sono sempre stati vicini e ancora oggi ci aiutano.

Si è fatta tanta speculazione sull’affidamento dei minori, poi per fortuna succedono cose come quelle capitate a voi.
Molto è dipeso dalla nostra volontà di non dare in pasto al circo mediatico i nostri figli. Ancora oggi siamo noi a esporci, loro li tuteliamo in tutti i modi possibili. Quando mi sono presentato ai servizi sociali ho parlato di tutti i miei figli e di tutte le situazioni simili. Non me ne frega nulla di chi vuole speculare su queste vicende, penso che bisogna sempre avere chiaro l’obiettivo primario: l’interesse dei minori.

Il primo figlio di tua cugina ha il tuo stesso nome: ti fa strano?
Mi viene da sorridere quando qualcuno chiama Carmelo e ci giriamo tutti e due. Ma per me e mia moglie tutti e cinque i nostri figli sono uguali.

I ragazzi che cosa dicono e pensano della loro madre?
Questo è sempre stato il nostro cruccio. Marianna gli era stata descritta in maniera cattiva e violenta, loro in pratica non la conoscevano. Mia moglie Paola e io abbiamo dovuto ricostruire l’immagine di questa donna che era una brava persona, come hanno confermato tutti quelli che l’hanno conosciuta. In questi giorni mi ha contattato l’assessore Francesca Barbara Ventimiglia di Palagonia, che è anche un’avvocata, per comunicarmi che l’associazione palagonese ogni anno organizza una raccolta fondi e per il 3 maggio vogliono donarli alla associazione “Insieme a Marianna”. Aggiungendomi che hanno pensato di fare qualcosa in ricordo di Marianna, perché mia cugina ha lasciato un segno indelebile e tutti la conoscevano e la apprezzavano. Un ulteriore gesto che restituirà la memoria di Marianna ai ragazzi.

Prima del B& B che lavoro facevate?
Avevo una impresa edile. Mia moglie faceva la commessa ancora oggi quando può continua a farlo, perché il B& B da solo non basta. Speriamo di poter continuare in questa attività che, come dicevo prima, rappresenta una fonte di reddito, ma anche un simbolo della nostra famiglia, al punto che l’abbiamo chiamato “Casa Calì”.

 

Ultime News

Articoli Correlati