Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Il ministro Boccia: «L’emergenza non è la mortalità ma la tenuta del sistema sanitario»

Intervista al ministro per gli affari regionali. «La Costituzione impone che sull’emergenza sanitaria decida lo Stato. Ora serve una legge attuativa»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«Nell’emergenza il potere spetta allo Stato ed è naturale sia così, lo hanno chiesto anche i Comuni». Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, fa così il punto sulla gestione del Coronavirus nei rapporti tra Stato e Regioni, sottolineando che «sarebbe utile una legge ordinaria che attui puntualmente il dettato costituzionale».

Ora che le misure dell’emergenza sono state prese, in che modo si procede giorno per giorno?

Si va avanti ora per ora, con lo stretto coordinamento del tavolo presso la Protezione civile, guidato dal ministro della Salute, Roberto Speranza e l’Istituto superiore della sanità. Stiamo monitorando, attraverso le singole regioni, tutti i casi di contagio: al Sud la situazione si conferma sotto controllo, nelle zone rosse ci sono ovviamente maggiori criticità, in particolare legate a possibili riduzioni dei posti in terapia intensiva.

Si lavorerà anche per ridurre la paura dei cittadini?

Lo dico ancora, per rassicurare i cittadini: il virus è preoccupante perché è sconosciuto, non perché è letale. Le misure che sono state prese e che saranno prese nei prossimi giorni sono necessarie da un lato per contenere il contagio, dall’altro per far tornare il Paese alla normalità.

Quale è oggi la maggiore preoccupazione?

Ora siamo concentrati per far sì che i 5000 posti garantiti in Italia per la terapia intensiva possano essere aumentati in caso di necessità. La ragione è evidente: non esiste solo il virus, ma la sanità deve continuare ad essere efficiente anche per tutte le altre patologie.

E’ favorevole all’intervento ausiliario della sanità privata?

Non sono affatto contrario che, in caso di emergenza, la sanità privata possa dare una mano a quella pubblica con i suoi medici e le sue strutture. Allo stesso tempo, però, deve essere chiaro che la governance deve essere pubblica.

L’emergenza ha palesato degli attriti nel rapporto tra lo Stato e le regioni. Lei ha ribadito che in situazioni di emergenza la potestà primaria debba essere dello Stato: servirebbe un intervento di modifica costituzionale per sancirlo in modo più netto?

La Costituzione già lo prevede, soprattutto nel caso di emergenze connesse alla salute pubblica. Per questo, ritengo sarebbe più utile una legge ordinaria che attui meglio e più puntualmente il dettato della Carta. L’esigenza esiste e lo ha dimostrato anche la richiesta avanzata dall’Anci di deroga parziale dell’articolo 50 del Tuel: sono gli stessi Comuni a chiedere di essere sostituiti nelle decisioni legate a questa emergenza. Il governo ha accolto l’istanza e in parte l’ha già inserita nel decreto legge: per ora la norma è limitata alla situazione legata al coronavirus, ma prevede le ordinanze degli enti locali in contrasto con le decisioni nazionali vengono superate.

Dice “per ora” perchè ritiene che andrebbe estesa?

Io credo che in Parlamento, al momento della conversione del decreto legge, si potrà valutare se chiarire ancora meglio il fatto che, in caso di emergenza nazionale, la potestà statale sopravanzi.

La sanità è una competenza regionale, però. E’ soddisfatto del coordinamento con le regioni?

L’organizzazione territoriale della sanità è di competenza delle Regioni e non potrebbe essere altrimenti. Io sono assolutamente convinto che gli ospedali non funzionerebbero meglio se fossero tutti gestiti da Roma, anzi. L’organizzazione territoriale della sanità è eccellente e lo sta dimostrando proprio in questa fase storica ma ciò di cui abbiamo il dovere di discutere, quando l’emergenza sarà finita, è se il modello di prevenzione territoriale, ridimensionato o smantellato in alcune regioni, sia stato una scelta adeguata. Io penso di no.

Quest’emergenza sta insegnando qualcosa, pro futuro?

Sta insegnando che nell’emergenza deve comandare lo Stato. E’ corretto che la responsabilità dell’organizzazione territoriale della sanità sia regionale, ma alcuni diritti inaliebabili devono essere garantiti allo stesso modo in tutto il Paese. Si tratta, in fondo, di attuare il principio di sussidiarietà: i livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla riforma del titolo V del 2001 devono essere determinati una volta per tutte.

Si riferisce al divario tra nord e sud?

Sicuramente questo deve essere uno sprone per migliorare i servizi pubblici soprattutto al Sud, ma mi fa immenso piacere constatare come i governatori delle Regioni del centro e del sud abbiano offerto i loro posti in terapia intensiva alle regioni del nord, più in difficoltà. Questo dimostra che siamo un grande Paese, nonostante la propaganda politica che lo avvelena.

Si riferisce a qualcuno in particolare?

A nessuno in particolare, ma a tutti quelli che avvelenano il clima, come chi negli anni scorsi dal nord ha sostenuto che il sud fosse inadeguato nella fornitura di servizi. E’ invece importante ricorda sempre che l’Italia ce la fa se è unita e questa unità sarà più forte se attuiamo l’autonomia sulla base del principio di sussidiarietà. Non l’autonomia dei ricchi, ma l’autonomia della solidarietà.

A proposito di solidarietà, ritiene che l’Europa come istituzione sia mancata nella gestione di questa crisi?

L’Europa sta arrivando, la stiamo aspettando e la stiamo anche molto sollecitando. Deve essere chiaro a tutti che, se virus è in Italia, è anche in Europa. In queste ore il ministro Gualtieri sta facendo un lavoro importante sul piano economico, come anche i ministri Amendola e Di Maio su quello di- plomatico. E’ evidente, però, che ora serve il “whatever it takes”, che riporta alla memoria la presidenza Draghi.

Manca una voce italiana così autorevole nelle istituzioni europee?

Diciamo che, con il presidente Draghi, le parole della Banca centrale europea arrivavano in tempo reale. Il nuovo board sta carburando e speriamo finisca presto, ma la task force di oggi ( ieri ndr) con il commissario Paolo Gentiloni ci rassicura. Siamo certi che la politica economica europea verrà incontro non solo all’Italia, ma a tutti i Paesi dell’Unione.

Alcuni Stati euroopei hanno dimostrato forte diffidenza nei confronti dell’Italia.

Questo virus ha preso tutti un po’ di sorpresa e nessun Paese si è trovato pronto. Ora è bene che ci raccordiamo e coordiniamo, per evitare che i danni da chiusura a merci e passeggeri siano pesanti. Quanto ai paesi che con noi si sono chiusi, e mi riferisco a stati non molto solidi sul piano economico, io credo farebbero bene a rivedere le scelte fatte.

Su quali basi?

L’Italia è stata più rigorosa degli altri nell’effettuare i controlli e ora è impegnata a contenere il contagio, ma tra qualche giorno ridefinirà i contorni delle azioni da proporre e il nostro atteggiamento sarà conseguente al trattamento che abbiamo ricevuto. In questo senso, sottolineo come il presidente francese Emmanuel Macron abbia fatto un grande gesto, venendo a Napoli, perché ha confermato la totale amicizia tra Italia e Francia.

 

Ultime News

Articoli Correlati