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Un “ Orgoglio e pregiudizio” che strizza l’occhio all’ironia di Annibale Ruccello

In scena al Mercadante di Napoli, la versione teatrale del capolavoro di Jane Austen con l'adattamento di Antonio Piccolo e la regia di Arturo Cirillo
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Imperdibile ed esilarante lo spettacolo “Orgoglio e pregiudizio”, uno dei più celebri romanzi dell’ottocento della scrittrice inglese Jane Austen, nella prima versione italiana e nell’adattamento teatrale di Antonio Piccolo con la regia di Arturo Cirillo, in scena al Teatro Mercadante di Piazza Municipio a Napoli, fino a domenica primo marzo. Interpretato dallo stesso Cirillo e da Valentina Picello, Riccardo Buffonini, Alessandra De Santis, Rosario Giglio, Sara Putignano, Giacomo Vigentini, Giulia Trippetta.

Dopo aver debuttato la scorsa estate nell’ambito del Napoli Teatro Festival e dopo un’acclamata tournèe italiana, lo spettacolo torna di nuovo sul palcoscenico del teatro napoletano. Una riduzione che ne fa un piccolo gioiello di commedia comica che vive del contrasto dei personaggi, ora buoni come Jane prima figlia dei Bennet, ora impertinenti come Elizabeth, ora un po’ sciocchi e invadenti ma perfino esilaranti come nel caso della signora Bennet, interpretata con humor dall’attrice Alessandra De Santis. Oppure, infine, arguti e indolenti come il signor Bennet, interpretato dallo stesso Cirillo. Ma tutti estremamente funzionali alla macchina che il regista disegna e muove per esaltare e tratteggiare i personaggi.

Per non parlare di Lady Catherine de Bourg, alias sempre Cirillo, aristocratica zia di Darcy, donna altera e autoritaria, che sembra uscire da una commedia di Annibale Ruccello per il modo grottesco di rappresentare il personaggio. Solo il travestimento in sé riempie la scena con quell’incredibile modo di agitare l’abito, a cui va l’apprezzamento per i bei costumi di Gianluca Falaschi, e con l’altezzosità irridente e ironica del classismo dell’epoca. E la spazialità della scena di Dario Gessati che sembra diventare così profonda e acquistare una diversa prospettiva attraverso il gioco dei pannelli mobili in legno e materiale trasparente che diventano specchi in alcuni momenti ma anche trasparenze e rifrazioni nel gioco delle situazioni e dei dialoghi.

Vedendo gli attori muoversi sul proscenio non ci si può esimere dal pensare quanto sia moderno questo romanzo – che ha segnato tante generazioni di donne – che vede proiettate in esso tutte le ambizioni della Austen, antesignana di una emancipazione femminile capace di riscattarla dalla sua condizione di “zitella”. “La Austen che si divertì a sottrarsi a tutto questo mettendolo in scena – scrive Cirillo – nei suoi romanzi, che sono una spietata critica e allo stesso tempo un’amorosa dichiarazione d’appartenenza all’epoca”.

Al centro dei dialoghi ci sono le abitudini, i luoghi, l’eredità e le classi sociali come parti essenziali della trama ma anche i pregiudizi e l’orgoglio espresso così bene da Elizabeth, ruolo interpretato da una brava Valentina Picello, che regge il ritmo così ben congegnato nel dialogo con Lady Catherine de Bourg al punto da essere causticamente impertinente con le sue battute taglienti. D’altronde il signor Bennet ha una predilezione per la ragazza, l’unica da lui considerata intelligente e seguita nell’istruzione e nelle letture. Esattamente come faceva il padre dell’Austen nei suoi confronti tanto da incitarla a pubblicare i suoi romanzi.

«Perché portare a teatro “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen? Perché penso che sia una scrittrice con un dono folgorante per i dialoghi», spiega Arturo Cirillo. «Perché sono affascinato dall’Ottocento – prosegue – e dal rapporto fra i grandi romanzi di quel perido e la scena teatrale. Infatti provai un raro piacere, svariati anni fa, ad affrontare uno strano testo di Annibale Ruccello ( strano perché al confine tra il musical e la commedia, tra la parodia e la ri- scrittura) ispirato a “Washington Square” di Henry James. Perché amo moltissimo l’ironia di questa scrittrice, il suo sguardo acuto ma anche distaccato sui suoi personaggi. Perché il mondo della Austen dove apparentemente non accade mai nulla di eclatante, abitato per la maggior parte da creature che stanno abbandonando la fanciullezza per diventare ragazze da marito o giovani scapoli da sposare, mi attrae; con tutto il pudore, i turbamenti, le insicurezze, e anche l’orgoglio e i pregiudizi che la giovinezza porta con sé».

Le scene sono di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le luci di Camilla Piccioni, le musiche di Francesco De Melis. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli- Teatro Nazionale e Marche Teatro.

 

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