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Il “bavaglio” sui casi di Coronavirus fa arrabbiare i virologi: “Non facciamo come la Cina”

La proposta di limitare la comunicazione dei casi solo a quelli "validati" dall'Iss fa discutere: "Scelta politica"
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La buona notizia arriva dai ricercatori dell’ospedale Sacco: “Abbiamo isolato il ceppo italiano del coronavirus”.  Lo ha dichiarato Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive all’Università degli Studi di Milano e primario del reparto di Malattie infettive III. Ancora una volta in poche settimane viene  isolato il virus, dopo la biologa precaria dello Spallanzani. Galli però “minimizza”: “è una cosa piuttosto normale” e dice la sua sulla comunicazione dei casi di coronavirus che, secondo l’Iss, dovrebbe essere veicolata solo quando il quadro clinico del paziente si aggrava.

Insomma, un “bavaglio” per evitare che il panico crei ancora più danni del virus.: “La mia sensazione – afferma però Galli – è che sull’aumento dei casi ci sono state polemiche inutili. Attenzione perché stiamo andando indietro con analisi sulle persone vicine ai contagiati: questo implica che l’aumento dei casi non è dato da nuove infezioni ma dal lavoro che ci porta ad andare indietro per circoscrivere l’epidemia. Questo credo sia un lavoro utile da fare. Non deve spaventare il numero di persone, dovrebbe spaventare di più se non si va a cercare” da dove arrivi il coronavirus. E poi: “Si è criticata tanto la Cina perché riluttante a pubblicare il vero numero dei casi, ora non facciamo ridere il mondo perché il governo vuole controllare i risultati”

E alla domanda se i tamponi  debbano esser fatti solo per chi ha sintomi, Galli risponde: “Ad essere molto franchi, sarebbe organizzativamente impossibile fare in modo diverso. In Lombardia abbiamo tre laboratori oberati di lavoro che riescono a dare esito a questo punto, se va bene in 24 ore, quello che si potrebbe fare in quattro ore. Mi auguro che questo possa rapidamente cambiare”.

Sulla polemica interviene anche Raffaele Bruno, direttore del reparto del San Matteo di Pavia, dove è ricoverato il famoso primo contagiato: «Incredibile che in Italia si faccia polemica sui numeri. Il procedimento dell’Oms è corretto, ma ci vuole il tempo tecnico di trasportare i campioni a Roma. Quale numero dei due dare è una questione politica, non tecnica. Se uno vuole fare il furbo dice solo i confermati, se no li dà tutti».

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