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Coronavirus, Tribunale e Corte d’appello di Catanzaro ignorano le richieste degli avvocati: è polemica

I legali invitati «a non depositare copie di cortesia e di mantenere distanza di sicurezza»
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Nonostante le richieste avanzate dal Consiglio dell’Ordine distrettuale degli avvocati di Catanzaro per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, nulla è stato fatto. Né la Corte di Appello né il Tribunale di Catanzaro hanno, infatti, assunto alcuna misura per prevenire eventuali contagi, in linea con le richieste del Consiglio dell’Ordine, già suggerite dalle autorità sanitarie e di pubblica sicurezza, né è stata convocata alcuna conferenza permanente o seduta plenaria per discutere di eventuali soluzioni comuni. Ma non solo: l’unica iniziativa presa per far fronte al problema è un annuncio cartaceo, di fatto rivolto ai soli avvocati, invitati, «a non depositare copie di cortesia e di mantenere distanza di sicurezza».

 

 

A denunciarlo è il presidente del CoA di Catanzaro, Antonello Talerico che dopo una prima nota contenente le misure richieste per la messa in sicurezza delle aule ieri ha protocollato un nuovo documento, ribadendo l’urgenza di un intervento. «A parte il tenore dell’avviso, discutibile nella forma e nella sostanza – afferma Talerico – la soluzione appare oltremodo illogica, atteso che presso gli uffici giudiziari di Catanzaro si continuano a fare regolarmente le udienze in aule sovraffollate (con la partecipazione di testimoni, imputati, persone offese, tecnici ed altri), né si è ritenuto, per ragioni di opportunità, di rinviare quei processi ove fossero interessati, in qualità di parti o di difensori, soggetti provenienti da quelle Regioni, nelle quali sono stati individuati alcuni focolai del coronavirus».

Gli avvocati, evidenzia il presidente del CoA, continuano, quindi, a rimanere ammassati ed in piedi, per ore ed ore, sia nelle aule di udienza sovraffollate, sia nell’atrio e nei corridoi degli uffici giudiziari». Ma non solo: a Catanzaro permane lo stato di inadeguatezza dei servizi, pochi, accessibili a tutti e a volte privi anche di sapone. A ciò si aggiunge l’assenza di dispositivi per la disinfezione delle mani.

Gli avvocati hanno dunque ribadito le richieste indirizzate ai presidenti di Corte d’Appello e Tribunale – quest’ultimo ha convocato un incontro per oggi -, invocando il differimento di quelle udienze per le quali è necessaria la presenza di persone provenienti da aree a rischio, l’uso di mascherine per tutti coloro che accedono all’interno degli uffici giudiziari, la pulizia dei locali in conformità a quanto indicato e prescritto dai protocolli dell’Oms e del ministero della Salute (mediante l’uso di prodotti decontaminanti rispetto al Coronavirus), mediante igienizzazione delle superfici con disinfettanti a base di cloro o alcool, il divieto di usare i climatizzatori e l’obbligo di aprire con frequenza porte e finestre per il ricambio dell’aria nei locali, l’installazione all’ingresso degli uffici giudiziari di un totem-dispenser di igienizzante mani e che gli addetti all’accesso al pubblico si assicurino e controllino che venga utilizzato da tutti (anche dal personale), la consegna  a tutto il personale copia cartacea del vademecum di prevenzione da coronavirus e l’invito ai magistrati e al personale degli uffici giudiziari a segnalare situazioni rilevanti al fine di prevenire il contagio e quanto ritenuto utile al fine di una corretta prevenzione.

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