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Burioni chiede scusa alla “signora” del Sacco. E sul virus: “Ne sappiamo ancora poco”

Dopo lo scontro con la virologa Gismondo di Milano il medico-divulgatore corregge il tiro: "Mi preoccupa la saturazione degli ospedali"
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“Io sono il primo a dire che il coronavirus non è un raffreddore. Ma questo non significa che sia la peste”. In un’intervista al Corriere della Sera, Roberto Burioni, medico ed esperto virologo, dice che “la paura è un virus e il suo vaccino è l’informazione” e “se un bambino teme che nella stanza ci sia un mostro”, la prima cosa da fare è “accendere la luce”.

Ed è forse per questo motivo che ha polemizzato con la collega dell’istituto ospedaliero Sacco di Milano, la dottoressa Gismondo, “che citava un numero palesemente erroneo”, ma oggi attraverso le colonne del quotidiano di via Solferino Burioni fa ammenda e si scusa: “Sono io che ho sbagliato. Non avrei dovuto reagire chiamandola in quel modo. Non avrei proprio dovuto risponderle in pubblico”.

A lei, Burioni, si è riferito come “la signora del Sacco”. “Avrei dovuto scriverle in privato e non l’ho fatto. O meglio, l’ho fatto poco fa. Le ho appena mandato una mail di scuse. Lei ha sbagliato un numero e io una parola. Ma sono giorni cosi’, siamo tutti sotto pressione”, si giustifica il virologo.

Burioni esprime tutta la propria “solidarietà a tutti i medici e gli infermieri che lavorano in prima linea”. “Io sono nelle retrovie – afferma -, ma loro sentono fischiare i proiettili. Questa è una emergenza nazionale, perchè non e’ limitata a una porzione di territorio come un terremoto. Percò richiede un coordinamento”. Coordinamento che forse e’ mancato, e infatti Burioni se la prende soprattutto con l’Europa, sulla quale dice: “Sono cresciuto con il mito degli Stati Uniti d’Europa. Vedere che non riesce a gestire neanche questa emergenza Il virus non e’ una questione divisiva come i migranti. Bastava fissare una linea comune stesse regole a Parigi e a Milano e ci si sarebbe tranquillizzati l’un l’altro”. Poi l’affondo: “Non si possono chiudere frontiere che non ci sono più”.

Quindi Burioni entra nel merito e dichiara: “Di questo virus sappiamo ancora pochissimo. Non sappiamo neppure se chi guarisce può infettarsi di nuovo. Ma non dobbiamo riempire i vuoti di conoscenza con le scemenze. Il virus è passato dal pipistrello all’uomo, questo è sicuro” e se la prima malata cinese in Italia è guarita, aggiunge il medico, “prima di guarire è stata ricoverata quasi un mese. A preoccuparmi e’ proprio la saturazione degli ospedali”.

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