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Ora Salvini rispolvera il caro vecchio federalismo e rompe l’unità nazionale

La trincea del leader leghista torna nel nord- est. L’ex ministro dell’Interno isolato da Forza Italia e Meloni che scelgono la linea della “responsabilità”
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L’Illusione di un possibile abbassarsi di toni a fronte di un’emergenza nazionale, sul piano dell’economia quanto e più che su quello della letalità del virus, è durata poche ore e non solo perché Salvini sin dall’inizio ha rifiutato la tregua. Lo scontro violentissimo di ieri tra governo centrale e Regione Lombardia, tanto aspro che entrambi contendenti hanno poi avvertito l’esigenza almeno di abbassare i toni, è in realtà un riflesso preciso della tensione che corre sotto pelle, della estrema preoccupazione del governo e del clima che si creerà probabilmente quando l’emergenza si sarà quanto meno attenuata.

Ad aprire le ostilità è stato in questo caso, già lunedì sera, Conte. A spingerlo sono stati probabilmente due motivi distinti. In parte ha pesato il rischio di una reazione caotica e non coordinata delle Regioni, giustificata dalle decisioni della Regione Marche, che voleva chiudere le scuole, e della Basilicata, che intendeva mettere in quarantena tutti i cittadini provenienti dal nord. La replica di Conte è stata giustificata. L’esigenza di una direzione unitaria e coordinata, concretizzata nell’ordinanza di ieri sulle regole nelle regioni senza zone rosse, è oggettiva. Il premier però è andato oltre ventilando la possibilità di avocare al governo centrale la gestione della Sanità, che è invece regionale. E’ stato così evocato lo spettro di uno scontro davvero senza precedenti tra governo e amministrazioni regionali, un’opzione che avrebbe fatto anche più danno del temuto disordine. Proprio una minaccia così al di sopra delle righe rivela quanto nervosismo circoli in queste ore a palazzo Chigi, quando le telecamere non sono in funzione.

Ma lo scambio di accuse davvero vetrioleggiante non deriva da questa comunque comprensibile necessità di impedire il caos. Conte ha di fatto addossato la responsabilità del contagio all’ospedale lombardo di Codogno, arrivato, secondo Conte «complice un ospedale che non ha osservato determinati protocolli». E’ molto difficile non mettere una dichiarazione simile in correlazione con i martellanti attacchi di Salvini, che accusa il governo di non aver fatto abbastanza per impedire il contagio. Sono accuse sguaiate e palesemente propagandistiche. Ma se la situazione dovesse nei prossimi giorni peggiorare, cioè se la strategia di ‘ contenimento’ del governo non avesse successo, potrebbero acquistare efficacia e la preoccupazione di palazzo Chigi è palese. Ma se le accuse di Salvini sono come sono infondate, Conte lunedì sera ha adoperato lo stesso registro e la replica della Lombardia, ma anche del Piemonte, è stata durissima. Fontana ha definito le parole di Conte «inaccettabili». Il premier ha ingranato la retromarcia elogiando la collaborazione tra governo e regioni. L’assessore al Welfare lombardo Gallera ha rincarato: «attaccati in maniera ignobile da un premier ignorante».

Il governatore del Piemonte Cirio si è schierato con i lombardi: ‘ Uscita infelice e poco chiara’. Salvini, va da sé, non solo fa fronte comune con la Lombardia ma promette di presentare direttamente al premier le proposte draconiane della Lega: ‘ E stavolta a Conte telefono io’.

Nonostante al tavolo tra ministri e governatori ci siano state alcune nuove tensioni con Fontana, che a un certo punto ha anche abbandonato la riunione salvo poi rientrare dopo una telefonata di Guerini, la tensione tra Roma e le regioni dovrebbe abbassarsi oggi. ‘ Collaborazione’ ha ripetuto ieri come un mantra il premier, che si è rifiutato di tornare sulle accuse all’ospedale di Cotogno e ha anzi assicurato di essere stato ‘ frainteso’.

Caso chiuso, derubricabile a schermaglia da nervosismo, dunque? In realtà dipende da quello che succederà nei prossimi giorni. Più del numero delle infezioni registrate sarà decisiva la diffusione geografica. Se la strategia di contenimento funzionerà, il governo uscirà a testa altissima dalla prova e le opposizioni ‘ istituzionali’ di Fi e FdI rivendicheranno il merito di essersi mosse nel solco di una unità nazionale di fatto, mettendo all’angolo un Salvini sconfitto.

Se invece il virus si diffonderà in nuove province e regioni, con conseguenze esiziali su un’ economia già stentata, l’ora del conto arriverà appena superata la fase emergenziale e forse anche prima. Ma in quel caso con un Salvini di nuovo leader dell’interadestra.

 

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