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’ Ndrangheta e politica, chiesto l’arresto del senatore Siclari

Sono 65 le persone arrestate su richiesta della Dda
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Una nuova bufera giudiziaria si abbatte sulla politica calabrese. E questa volta segnando un record: l’arresto – ai domiciliari – di un consigliere regionale appena eletto, Domenico Creazzo, di Fratelli d’Italia, senza che ancora sia stato convocato il primo consiglio regionale dell’era Santelli. Ma non solo: la Dda di Reggio Calabria ha chiesto anche l’autorizzazione per l’arresto di Marco Siclari, senatore di Forza Italia, eletto con un risultato record nel 2018. Per entrambi l’accusa è di scambio elettorale e politico mafioso. Sono 65, in totale, le persone arrestate, delle quali 53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti, la potente cosca Alvaro di Sinopoli avrebbe appoggiato Siclari alle politiche del 2018, attraverso l’impegno di un medico, Giuseppe Antonio Galletta, che si sarebbe rivolto ad un imprenditore considerato mafioso – Domenico Laurendi – «per procacciare voti». Per la Dda, dunque, tra il politico e il clan «fu stilato un accordo illecito»: in cambio di voti, il senatore si sarebbe messo a disposizione della ‘ ndrangheta locale. E l’accordo sarebbe stato siglato anche personalmente da Siclari, che incontrò Laurendi privatamente nella propria segreteria politica, il 28 febbraio 2018. Un incontro durato 40 minuti, di cui, però, non si conoscono i dettagli: secondo gli inquirenti, infatti, Laurendi avrebbe eliminato l’app contenente il trojan proprio poco prima, rendendo impossibile l’intercettazione.

Il gip, però, non ha dubbi: lo scambio ci fu. Ed è così, secondo la Dda, che Siclari sarebbe riuscito ad ottenere 782 preferenze a Sant’Eufemia e 435 voti a Sinopoli. Il primo favore, secondo l’antimafia, sarebbe stato chiesto al politico tra maggio e giugno 2018, quando Laurendi si rivolse a Siclari per far trasferire la dipendente delle Poste Annalisa Zoccali. Si tratta di una parente di Natale Lupoi, «elemento di vertice della famiglia di ‘ ndrangheta degli Alvaro», spostata dalla sede di Varese a quella di Messina, città d’origine del marito, senza che in quell’ufficio ci fosse una reale esigenza di rinforzo del personale. Per il gip, dunque, «Siclari si pose nei confronti della ‘ ndrangheta come un uomo a disposizione con cui poter dialogare, secondo le necessità». Laurendi avrebbe inoltre chiesto a Siclari l’interessamento per far assumere in un ufficio il figlio.

Ma l’indagine riguarda anche l’elezione di Domenico Creazzo, sindaco di Sant’Eufemia, deciso a candidarsi al Consiglio regionale, inizialmente con la Lega, salvo optare poi per Fratelli d’Italia. E per tale motivo si sarebbe rivolto prima al fratello Antonino e poi direttamente a Laurendi, dichiaratosi subito disponibile a sposare il suo progetto politico, in cambio di un aiuto per aggiustare il processo “Xenopolis”, tramite l’avvicinamento di un magistrato della Corte di Appello. Da qui, secondo l’accusa, l’accordo: un pacchetto ampio di voti in cambio di un impegno per modificare «in senso favorevole alla ndrangheta» il processo.

 

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