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L’ascesa dell’Afd tedesca nasce dall’austerity e dalla crisi sociale

Con un programma simile a quello della Lega italiana la formazione nazionalista fa breccia soprattutto nei lander della ex Germania est dove crescono le difficoltà economiche e l’insicurezza
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L’ascesa della formazione nazional- populista Alternative für Deutschand conferma che non si è davanti né ad una meteora politica che oggi c’è ma domani potrebbe sparire, né ad un mero partito “neonazista”. Dalla discesa nell’agone politico tedesco avvenuto nel 2013, AfD è divenuto a tutti gli effetti il terzo polo politico, passando da un 4,70% alle elezioni federali del 2013 ( pari a 2.056.985 di voti) al 12,64% delle elezioni federali del 2017 ( pari a 5.877.094 di voti) con un calo alle europee 2019 che hanno portato AfD al 10,97% ( pari a 4.103.453 voti).

Con un programma conservatore non molto dissimile a quello della Lega di Matteo Salvini con proposte profondamente nazionaliste, pesanti critiche alle politiche d’immigrazione volute dal governo, la difesa dei valori “tradizionali”, colpisce il fatto che AfD faccia breccia nei vecchi territori della vecchia Germania dell’Est socialista.

Il consenso da parte degli ex abitanti della DDR è dettato soprattutto da motivi “strutturali”: gli ex länd comunisti sono l’equivalente del Mezzogiorno d’Italia, ovvero molto più arretrati rispetto al resto della Germania. Citando l’economista Vladimiro Giacché, dal 1990 non vi fu l’unificazione, ma piuttosto l’Anschluss, l’annessione dei länder orientali a quelli occidentali. La riunificazione fu vissuta come l’inglobamento dell’ex Germania Est nell’Ovest, la Repubblica Federale Tedesca.

Ma è sulle contraddizioni economiche che AfD ha fatto breccia: nella Germania dell’Est, il rischio di diventar più poveri è maggiore rispetto al resto del paese, e a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, le differenze fra le due Germanie sussistono, con notevoli differenze tra un länder e l’altro nel rischio povertà ed esclusione sociale.

Una forza che fa breccia sul tema dell’immigrazione, anche lì dove non è un problema, come nel Meclemburgo- Pomerania, dove nel 2016 AfD ha preso il 20% alle elezioni locali, la regione tedesca con meno immigrati in assoluto: la percentuale di stranieri rimane sotto il 4%, su una popolazione complessiva di 1,6 milioni di abitanti. Ma è l’arretratezza dell’ex DDR a favorire la destra, aree esclusivamente rurali, dove le recenti sanzioni economiche contro la Russia hanno indebolito l’industria agricola locale, che aveva nell’esportazione verso est uno dei punti di forza. Il recupero dei rapporti con la Russia di Putin diventa, allora, un secondo tema vincente dell’AfD nell’ex DDR. Secondo Fabio De Masi, classe 1980, parlamentare italo- tedesco al Bundestag per la sinistra radicale di Die Linke l’ascesa del Afd coincide con il declino della sinistra: «La socialdemocrazia europea ha appoggiando privatizzazioni, delocalizzazioni, tagli alla spesa pubblica, l’austerità ha ridotto le sicurezze e i diritti sociali. Era inevitabile che gran parte del proprio elettorato si rivolgesse a nuovi soggetti politici. Come Donald Trump è un prodotto di Hillary Clinton, Matteo Salvini lo è di Matteo Renzi e la Afd del fallimento della Grande Coalizione. L’austerità ha distrutto non solo l’Europa ma tutta la socialdemocrazia europea».

 

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