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L’avvocato in Costituzione ora è una priorità del governo

Il via libera martedì al vertice per l’agenda 2023. il ministro della Giustizia ha ricordato la necessità di dare un impulso al ddl, incardinato in Senato, sul quale lui stesso ha più volte espresso il proprio «favore»
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In un clima sempre arroventato sulla giustizia, l’avvocato in Costituzione mette d’accordo tutte le forze di governo: la riforma che riconosce all’articolo 111 il ruolo del difensore è stata infatti inserita, nel tavolo tematico riunito martedì sera dal premier Conte, in cima all’Agenda 2023. L’esame della riforma, incardinata in Senato, riceverà dunque l’esplicito e immediato impulso delle forze di governo, che nella riunione dell’altra sera hanno stabilito appunto a quali provvedimenti dare priorità in Parlamento. Una scelta nata dalla precisa sollecitazione del guardasigilli Alfonso Bonafede, da cui era venuto già a fine 2018 il primo impegno sulla riforma messa a punto dal Cnf. Significativo che alla riunione di martedì l’indicazione del ministro abbia trovato il consenso di tutti gli alleati. Che hanno detto sì anche all’accelerazione su patrocinio a spese dello Stato e accesso alla professione forense. Sempre Bonafede, intanto, ha convocato per mercoledì 26 il tavolo con avvocati e Anm sul penale, che era stato chiesto dal Cnf.

Forse era inevitabile che un passo così delicato e decisivo per la giurisdizione dovesse ottenere anche un imprimatur collegiale a livello governativo. Fatto sta che sulla riforma dell’avvocato in Costituzione, da martedì sera, il guardasigilli Alfonso Bonafede è sostenuto dall’intera maggioranza, presidente del Consiglio in testa, che ha inserito il ddl tra le «priorità» in materia di giustizia. Una svolta persino non preventivabile, nel senso che le spinte sulla modifica all’articolo 111, negli ultimi mesi, si erano registrate soprattutto tra le rappresentanze parlamentari, negli incontri tenuti dal presidente del Cnf Andrea Mascherin con tutte le forze di maggioranza. Ma inevitabilmente, il tema è affiorato tra i nodi da scogliere quando, due giorni fa, si è riunito l’ultimo dei tavoli convocati da Giuseppe Conte per definire la “Agenda 2023”, il piano da cui il premier intende restituire slancio a un’azione foaccata, proprio sulla giustizia, dalle divisioni in materia penale.

Alla riunione, durata circa tre ore, che ha visto le questioni di competenza del guardasigilli affrontate in un confronto esteso anche ai temi dell’informazione, l’avvocato in Costituzione è stato annoverato «tra i dossier a cui dare immediata priorità nel calendario parlamentare», come riferiscono i partecipanti. Proprio il ministro della Giustizia ha ricordato la necessità di dare un impulso al ddl, incardinato in Senato, sul quale lui stesso ha più volte espresso il proprio «favore» anche nelle relazioni al Parlamento sullo stato della giustizia. Significativo che una discussione simile abbia visto la presenza di diverse primissime linee, sulla giustizia, per tutti gli altri partiti: il sottosegretario dem Andrea Giorgis innanzitutto, il responsabile Giustizia del Nazareno Walter Verini, la capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi e la capodelegazione renziana nella commissione Giustizia di Montecitorio Lucia Annibali, che nelle ultime settimane hanno preso parte a tutti i vertici sulla prescrizione tenuti a Palazzo Chigi. E ancora, per Leu ha partecipato al tavolo Federico Conte, il deputato che è anche autore del lodo, inserito nel ddl penale, proprio sulle modifiche alla norma Bonafede.

È chiaro che la giustizia resta un terreno non ancora pacificato. A riprova basta citare l’altro elemento della discussione di martedì sera: il carcere. Al momento i passaggi che concretamente si è previsto di compiere in Parlamento riguardano la strategia cara a Bonafede: norme e progetti in grado di «potenziare il reinserimento e la rieducazione dei detenuti attraverso la formazione e il lavoro». Nessuna immediata ed effettiva apertura sulle misure alternative e a una linea meno carcerocentrica.

A tale indirizzo però fa da contraltare la necessità di riaprire quanto meno una «riflessione» sull’ergastolo ostativo o, più realisticamente, sulla «possibilità di rivisitare le procedure e assegnare i benefici non come automatismi ma in base a motivazioni adeguate», sempre per citare il verbale dell’incontro. Parole, queste ultime, che rimandano a una precisa richiesta dei delegati per la giustizia di tutte e tre le altre forze di governo ( tali almeno per ora), cioè Pd, Italia Viva e Leu. L’idea di riconsiderare almemo le modalità di assegnazione dei benefici è una chiarissima allusione al recupero almeno parziale della riforma penitenziaria di Orlando.

Non a caso, al tavolo con Conte due giorni fa c’era anche un fedelissimo del vicesegretario dem come Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza con delega all’Editoria, ma ovviamente vigile sugli sviluppi relativi al carcere, a cui Orlando assicura di guardare con grande attenzione. Il punto è che tra la linea del Movimento 5 Stelle, di Bonafede innanzitutto, e quella di tutti gli altri, compreso Orlando, c’è un abisso. Ma proprio le distanze su diversi altri nodi dell’universo giustizia, rendono ancora più significativa la convergenza che invece c’è stata, al tavolo con Conte, sull’avvocato in Costituzione.

Va detto che Bonafede ha incontrato l’assoluta disponibilità degli alleati a “correre”, in Parlamento, anche su altri due dossier cari all’avvocatura, e innanzitutto al Consiglio nazionale forense: il patrocinio a spese dello Stato, che procederà a breve verso il voto in aula a Montecitorio, e le nuove norme sull’accesso alla professione. È stato poi messo in calendario un imminente via libera del Consiglio dei ministri alla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario, che Bonafede aveva stralciato dal ddl penale. Mentre si dovrà partire da uno step meno avanzato per la nuova giustizia tributaria, sulla quale si annuncia una ulteriore fase di confronto con avvocati e magistrati che dovrebbe coinvolgere diversi componenti dell’esecutivo. Così come si cercherà di rendere più accettabile per i diretti interessati la riforma della magistratura onoraria.

Ma è chiaro che tutto il ventaglio dei provvedimenti in cantiere acquisirà un aspetto diverso a seconda degli sviluppi sulle riforme del processo. In particolare di quella sul penale, che Bonafede intende corroborare anche con le valutazioni da fare al tavolo aperto ad avvocati e Anm e che si riunirà a via Arenula mercoledì prossimo ( come ricordato a parte, ndr). Martedì sera il dossier più incandiscente, la prescrizione, è stato accantonato: ci si sarebbero altrimenti perdute tutte e tre le ore dell’incontro. La sola previosione messa agli atti è la volontà di procedere intanto con le assunzini previste in Manovra e gli altri invesimenti, compresi quelli nell’edilizia giudiziaria. Con l’auspicio, per Bonafede, che le maggiori risorse rendano più potabili, per alleati e operatori del diritto, le norme più contestate del nuovo processo.

 

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