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Il doppio gioco di Londra la vera causa del conflitto tra israeliani e palestinesi

I tre “libri bianchi” approvati dalla Gran Bretagna dovevano risolvere gli scontri ma li aggravarono
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I“Libri bianchi” sono raccolte di disposizioni che, nel secolo scorso, alcuni Stati in virtù della qualifica di ” Mandanti” loro attribuita dalla società delle Nazioni o dall’Organizzazione delle Nazioni Unite ( Onu), potevano emanare – sotto forma di leggi o di provvedimenti – verso altri Stati (” Mandatari“) nel contesto di un ” Mandato“ ( istituzione in base alla quale un soggetto “mandante” si impegna a compiere atti per conto di un altro soggetto “mandatario”). Questa normativa venne sfruttata particolarmente dalla Gran Bretagna in Medio Oriente allorchè, alla fine della Prima Guerra mondiale, la Società delle Nazioni ( Organizzazione internazionale istituita allo scopo di mantenere la pace e sviluppare i rapporti economici fra gli Stati – Parigi 1920) le attribuì il ” Mandato” su Iraq, Transgiordania e Palestina, emanando tre successivi “Libri bianchi” tesi alla regolamentazione dei rapporti tra arabi ed ebrei, divenuti all’epoca conflittuali per il possesso del territorio e di difficile controllo da parte sua.

Per cercare di comprendere e valutare la complessa questione arabo- palestinese- ebraica- britannica dell’epoca, occorre rifarsi alle sue origini, che si possono far risalire all’inizio del XX secolo quando le Potenze europee cominciarono a interessarsi dell’area medio- orientale che, dal 1517, faceva parte de11′ Impero arabo turco musulmano. Nell’agosto 1897 aveva avuto luogo a Basilea il Primo Congresso sionista nel corso del quale il Presidente Theodor Herzl aveva auspicato la creazione di uno Stato ebraico ( sino ad allora mai esistito) in Palestina, zona ancestralmente popolata da ebrei e all’epoca prevalentemente da arabi e, nel 1901, era stato costituito allo scopo il K. K. L.

( Keren Kayemet Le Israel, Fondo Nazionale ebraico) al fine di comprare da proprietari arabi- palestinesi terreni onde consentirvi l’insediamento di agricoltori, artigiani e commercianti ebrei.

Contemporaneamente cominciò a riversarsi in Palestina un considerevole numero di ebrei provenienti dall’Europa orientale ( Seconda ” Aliyah“ cioè “salita” di ebrei in Palestina: la Prima era avvenga nel 1880 con soggetti – circa 35.000 – provenienti dallo Yemen e dall’Est) ove erano stati oggetto di sanguinosi ” pogrom“( distruzioni) da parte delle popolazioni locali. Questa seconda migrazione ( 40.000 persone) provocò il risentimento della popolazione araba che si vedeva privata di terreni ( anche se li aveva venduti) o che si concretizzò in scontri sempre più frequenti contro i nuovi venuti, scontri che indussero la Gran Bretagna mandante a offrire ( 1904) in alternativa ai capi ebrei una loro allocazione in Uganda ( allora protettorato britannico), ma l’offerta venne respinta in quanto essi confermarono come loro obbiettivo era solo la Palestina.

Gli scontri continuarono sino allo scoppio della Prima guerra mondiale ( 1914), quando la Gran Bretagna mise in atto una politica doppiogiochistica, ambigua, spregiudicata e cootraddittoria nei confronti sia degli arabi che degli ebrei, promettendo a entrambi la assegnazione di uno stesso territorio nel Vicino Oriente ( la Palestina) in cambio del loro appoggio nella guerra contro gli Imperi centrali e quello ottomano. In quest’ottica l’operazione filoaraba inizió nell’aprile del 1915 con una serie di lettere scambiate segretamente tra l’Alto Commissario britannico per l’Egitto, sir Henry Mac Mahon, e lo Sceicco della Mecca Husayn ibn Ali ( oppositore del Sultano Maometto V) nelle quali la Gran Bretagna( e la Francia), se vincitrici nel conflitto, si impegnavano a consegnare agli arabi il territorio della Palestina per costituirvi un loro “Stato in dipendente”.

L’operazione filoebraica si concretizzò nel novembre 1917, quando Lord Arthur James Balfour, Ministro degli Esteri del Governo britannico, in una scrittura privata indirizzata al barone Lord Jacob Rothschild, Presidente della Federazione sionistica inglese, assicurava che ” il Governo di Sua Maestà britannic George V vedeva con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale (” national home“) per il popolo ebraico”. Entrambe queste intenzioni non erano state contemplate nell’accordo altrettanto segreto stipulato nel maggio 1916 tra il parlamentare inglese Mark Sykes e il diplomatico francese Francois Geor ges Picot con il quale – all’insaputa dei diretti interessati venivano definite quelle che, a guerra finita, sarebbero state le rispettive aree di influenza nel Vicino Oriente e cioè la Siria, il Libano e parte della Turchia alla Francia e l’Iraq, la Transgiordania e la Palestina alla Gran Bretagna: in questo contesto, per la Palestina non era più prevista la creazione di alcuno Stato indipendente, ma quella di uno “Stato libero sotto controllo e amministrazione internazionale“, ignorando ogni precedente accordo con arabi ed ebrei. Nel gennaio 1919, a guerra appena finita, un altro accordo venne sottoscritto – questa volta all’insaputa della Gran Bretagna – tra l’Emiro Feysal, leader del movimento nazionalista arabo e Chaim Weismann, futuro Presidente della Organizzazione sionistica mondiale, in base al quale gli arabi, mentre da un lato confermavano la richiesta di un loro Stato in Palestina, dall’altro accettavano anche l’assunto della Dichiarazione Balfour per una parte di territorio destinata agli ebrei; e questi ultimi riconoscevano la legittimità dell’accordo Husayn/ Mac Mahon del 1915 con l’obbligo per entrambi i contraenti del rispetto dei reciproci luoghi santi.

Contemporaneamente a Parigi si apriva la ” Conferenza della Pace” cui parteciparono i Delegati di 27 Nazioni coinvolte nel conflitto appena concluso; e, a Haifa, aveva luogo il Primo Congresso panarabo nel quale veniva richiesta ai Delegati totale indipendenza per gli arabi della Palestina. A Parigi vennero poste le basi per la definizione delle condizioni di pace ( che vennero nei mesi successivi codificate in Trattati) fra le Potenze vincitrici e la Germania ( Versailles, giugno 1919), l’Austria ( Saint Germain, settembre l9l9), la Bulgaria ( Neuilly, novembre 1919) e l’Ungheria ( Trianon, giugno 1020) ma non con l’Impero ottomano. Con questo ultimo esse vennero definite nella successiva ( aprile 1920) conferenza di Sanremo tra Gran Bretagna, Francia e Italia nel cui Trattato finale oltre alla partizione dell’Impero ottomano secondo quanto previsto dallo accordo Sykes/ Picot del 1916 – venne inclusa anche la Dichiarazione Balfour, con grande soddisfazione di Chaim Weismann e forte disappunto degli arabi che, nel loro Terzo Congresso di Damasco ( marzo l920) avevano richiesto il rispetto dell’accordo tra lo stesso Weismann e l’Emiro Feysal. Subito dopo ( aprile 1920) la neonata Società delle Nazioni affidò i previsti Mandati alla Gran Bretagna e alla Francia nel Vicino Oriente ex ottomano, secondo quanto espresso nell’ultimo Trattato di pace ( Sevres, agosto 1920) tra le Potenze alleate e l’Impero ottomano. Immediatamente riprese vigore la immigrazione ebraica in Palestina (“Seconda Aliya”, 40.000 persone) che causò la violenta opposizione araba con decine di morti da ambo le parti a Giaffa (” Moti di Giaffa“- maggio 1921).

Poichè la situazione diveniva sempre più difficile, la Gran Bretagna mise io atto la politica dei cosiddetti ” Libri bianchi“, il Primo dei quali venne reso pubblico il 3 giugno 1922, noto col nome di ” Libro di Churchill” in quanto ispirato dal Segretario alle Colonie di Sua Maestà britannica, sir Winston Churchill, con il quale venivano affermati diversi punti, alcuni dei quali – come sempre- a favore degli arabi ( interpretazione in senso restrittivo della Dichiarazione di Balfour con riduzione della area prevista per la formazione del ” focolare ebraico” e introduzione di misure tese a frenare l’immigrazione ebraica in Palestina) ed altri a favore degli ebrei ( conferma del loro diritto ancestrale all’insediamento in zone stabilite e riconosciute della Palestina e immigrazione consentita ma calmierata).

Queste normative non trovarono però pratica attuazione per nessuna delle due parti cui erano dirette, e gli scontri fra di loro continuarono sempre più frequenti negli anni successivi culminando, nell’agosto 1929, in nuovi “Moti! che portarono a morte centinaia di persone da ambo i lati in un attacco portato da arabi su ebrei raccolti in preghiera alla base del Muro occidentale di Gerusalemme. A fronte di queste gravi violenze il Governo britannico emanò, il 21 ottobre 1930, un Secondo Libro bianco, detto di Lord Sidney James Passfield, nuovo Segretario britannico alle Colonie, in senso nettamente filoarabo in quanto rimetteva in discussone la presenza ebraica in Palestina e ne limitava l’immigrazione. Questo libro provocò l’indignazione delle varie Organizzazioni sionistiche nel mondo, che si mobilitarono a livello internazionale per sostenere i loro correligionari in Palestina secondo i precedenti accordi. Nel timore di ripercussioni negative sulla propria economia in sede mondiale sotto pressione sionista, la Gran Bretagna annullò, il 13 febbraio 1931, dopo soli quattro mesi, il Secondo Libro Bianco, così che l’immigrazione ebraica riprese numerosa (“Terza Aliyah”, 22.000 persone) nei mesi successivi. Gli arabi reagirono a questa invasione con attacchi in tutta la Palestina, che sfociarono nella “Grande rivolta araba” contro la amministrazione britannica – silente e accondiscendente – con scioperi della manodopera, rifiuto al pagamento delle tasse, sabotaggi, rinnovate richieste di indipendenza e attacchi agli insediamenti ebraici in tutta la regione.

Il Governo britannico inviò una Commissione con a capo Lord William Peel, allo scopo di stabilire una spartizione del territorio palestinese concordata tra arabi ed ebrei (“Piano Peel”) ma questo ambizioso obiettivo non potè essere raggiunto a causa della intransigenza dell’Alto Comitato Arabo, che chiedeva la revoca della Dichiarazione Balfour, così che lo sciopero generale continuò da quel momento in tutta l’area. Con pervicacia, la Gran Bretagna mandò in Palestina una nuova commissione, affidata a John Woodhead, per riproporre la divisione dell’area in due zone economiche, rispettivamente assegnate a arabi ed ebrei, la cui immigrazione sarebbe stata ridotta e controllata. Anche questo tentativo fallì.

A seguito delle richieste arabe sempre più pressanti, la Gran Bretagna emanò, un Terzo libro bianco, detto di Malcom Mac Donald, in cui il governo mostrava ancora una volta le sue ambiguità e doppiogiochismo. Da un lato dichiarava che “non era sua intenzione trasformare la Palestina in uno stato ebraico”, che desiderava vedervi stabilito uno Stato arabo; che avrebbe disposto il blocco degli acquisti di terre arabe da parte degli ebrei in Samaria, Gaza e Be’er Sheva; e che avrebbe limitato l’immigrazione ebraica. Dall’altro respingeva la richiesta della formazione di un governo nazionale palestinese e sosteneva l’istituzione di una “sede stabile per gli ebrei in Palestina”; senza tuttavia stabilirne i confini precisi.

Per assicurare quanto scritto nel Libro, dichiarato “illegale” poi nel 1940 dalla Società delle Nazioni, la Gran Bretagna inviò in Palestina un contingente di ulteriori 20mila uomini che fronteggiarono i gruppi di opposizione ebraica, i quali attuavano attentati in tutto il territorio e che vennero sospesi solo con lo scoppio della Seconda guerra mondiale. In questa occasione la Gran Bretagna chiese a entrambe le etnie l’appoggio alla lotta contro la Germania, promettendo nuovamente ad entrambe la cessione a ciascuna di uno Stato in Palestina. Solo gli ebrei affiancarono i britannici nella guerra, partecipandovi direttamente con una Brigata, mentre gli arabi appoggiarono la Germania nazista antisemita.

Una nuova imponente immigrazione ebraica si riversò in Palestina di individui scampati alla Shoah, ciu le forze britanniche si opposero militarmente dando origine a nuovi scontri. A fronte di questa situazione sempre più insostenibile, nel 1947 la Gran Bretagna rimise il suo mandato all’Onu.

L’Onu, nel 1947 approvò la risoluzione 181 con la quale veniva stabilita la partizione del territorio tra le due etnie in lotta. Gli ebrei accettarono e il 14 maggio 1948 proclamarono la nascita dello stato d’Israele, ma gli arabi di Egitto, Libano, Siria, Giordania, Iraq, Iran, Yemen e Arabia saudita la rifiutarono e questa doppia opposta presa di posizione fu la causa principale di tutti i drammatici avvenimenti che si sarebbero succeduti nella zona contesa e che ancor oggi insanguinano quella terra senza che siano alle viste soluzioni definitive, in un sincero contesto di pace.

 

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