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“Non mi preoccupa l’esito del processo, la vera pena è il processo stesso…”

Nave Gregoretti, le preoccupazioni di Giulia Bongiorno sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini
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“Io non credo che sia configurabile il reato di sequestro di persona, credo che per riuscire a dare la veste giuridica di reato a questa condotta si dovrebbe creare una nuova fattispecie di reato che per ora non esiste, quindi io non sono preoccupata per l’esito del processo, la vera pena è già il processo: attraversare mesi e anni in aule giudiziarie”. Parola di Giulia Bongiorno, una che le Aule di Giustizia le conosce molto bene.

“Ecco perché io ho fatto riferimento all’esigenza di concentrarci sul giudizio del Senato sull’interesse pubblico – spiega la senatrice – perché adesso ci si dovrà difendere in Tribunale, ma non certo perché penso ci possano essere gli estremi per una condanna”.

E il Salvini “cavia” non puo’ non preoccupare i leghisti, anche se il diretto interessato dice di non avere alcuna paura di diventare incandidabile, “si arriverà all’archiviazione”. Non e’ solo Renzi a ritenere che alla fine non ci sara’ alcuna conseguenza giudiziaria per l’ex responsabile del Viminale (“non vedo reato”), ma la preoccupazione – spiega più di un big leghista – c’e’. Ovvero che il capo possa nei prossimi anni incappare perfino nella legge Severino (servono pero’ i tre gradi di giudizio) e che si possa sbarrare la strada verso palazzo Chigi. Lo stesso Giorgetti, per esempio, avrebbe espresso ai suoi interlocutori questo timore. I due hanno un rapporto strettissimo ma a volte portano avanti linee diverse. La tesi “Matteo ha tutti contro” sembra essere prevalente nel partito: establishment, vertici europei in primis. Da quando la Lega ha deciso di non astenersi sul voto alla Von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea.

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