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Strage di Bologna, rispunta Licio Gelli: “E’ lui il mandante”

Secondo la procura generale, ci sarebbe la loggia massonica P2 dietro la la bomba del 1980 alla stazione di Bologna
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La Procura generale di Bologna ha chiuso la nuova inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980 e ha notificato quattro avvisi di fine indagine.

Secondo l’indagine, l’esecutore sarebbe l’ex primula nera di Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini. A concorrere come mandanti, finanziatori o organizzatori, il “venerabile” della P2 Licio Gelli, l’imprenditore e piduista Umberto Ortolani (considerato la vera “mente” della loggia P2, avendo favorito lo sviluppo degli affari di Licio Gelli in Sud America e con il Vaticano, tramite l’Istituto per le Opere di Religione di monsignor Marcinkus), l’ex prefetto e agente segreto del Ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato e il giornalista iscritto alla P2 ed ex senatore dell’Msi, Mario Tedeschi.

I quattro, tutti appartenenti alla loggia massonica P2, sono deceduti.

Secondo la ricostruzione della Procura generale, l’esecutore Bellini avrebbe agito in concorso con gli ordinovisti Fioravanti, Mambro e Ciavardini, già condannati in via definitiva come esecutori della strage alla stazione di Bologna.

Gli altri tre avvisi di fine indagini sono stati notificati all’ex generale dei servizi segreti Quintino Spella e a Piergiorgio Segatel, ex carabiniere del nucleo investigativo di Genova: ad entrambi si contesta il reato di depistaggio.

Avviso di fine indagine, infine, anche per Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli 96 a Roma,  dove abitarono durante il sequestro Moro i leader delle Brigate Rosse Mario Moretti e Barbara Balzerani, per il quale si ipotizza il reato di false informazioni al pubblico ministero. Il reato sarebbe stato commesso quando è stato sentito in qualità di persona informata sui fatti dai magistrati della Procura Generale. In particolare, «al fine di ostacolare le investigazioni in corso», Catracchia avrebbe mentito, negando di avere locato un appartamento tra settembre e novembre 1981 e di essere stato «reticente, rifiutandosi di spiegare le modalità e le ragioni per cui il dott. Vincenzo Parisi, alto funzionario di Pubblica Sicurezza e poi vice direttore del Sisde, “si serviva di tutta l’agenzia” dello stesso Catracchia e, comunque, di dare contenuto esplicativo a della circostanza».

Licio Gelli e Umberto Ortolani sono ritenuti dai Pg di Bologna mandanti-finanziatori; Federico Umberto D’Amato mandante-organizzatore e Tedeschi organizzatore per aver coadiuvato D’Amato nella gestione mediatica della strage, preparatoria e successiva, nonchè nell’attività di depistaggio delle indagini.

La Procura generale di Bologna aveva avocato a sè l’inchiesta sui mandanti nell’ottobre del 2017 dopo che la Procura ordinaria aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo. L’inchiesta era partita da una corposa memoria difensiva presentata alla procura di Bologna dai legali dell’Associazione dei familiari delle vittime del 2 Agosto. “Sono passati 40 anni, forse se ne potevano risparmiare 10-15 – ha commentato Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime – Ora speriamo che si possa mettere le mani sui mandanti fino in fondo. Bisognerà leggere i documenti, valutare, vedere e questo sarà compito degli avvocati. Mi fa piacere che possa avere efficacia la legge sul depistaggio che ho voluto quando ero in Parlamento”.

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