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Se il dottor Travaglio confonde Totò con la Costituzione e il diritto di critica

L’aberrazione di identificare il difensore con l'avvocato sul presupposto che questi sia necessariamente colpevole è un'operazione demagogica e pericolosa
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Caro Direttore,

con riferimento all’articolo del dott. Travaglio pubblicato sul giornale Il Fatto quotidiano del 2 febbraio scorso, dal titolo, già di per sé eloquente, “Le Camere penose” ( riferito alle Camere penali), l’Ordine degli Avvocati di Napoli esprime la propria disapprovazione per gli insulti, volgari e gratuiti, pronunciati dall’autore dell’articolo. Il dott. Travaglio afferma che le proteste poste in essere in varie città italiane in occasione della Cerimonia di apertura dell’anno giudiziario «se non fossero indecenti» e addirittura «vagamente sediziose» sarebbero «irresistibilmente comiche». Per la parte che riguarda la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario nella città di Napoli ( appellata con snobistico e infondato pregiudizio come «città record in Europa per numero di reati» ) e le giuste proteste dell’Avvocatura partenopea, afferma che «per onorare la memoria di Pulcinella e di Totò, gli avvocati hanno sfilato in manette». Si decida il dott. Travaglio: se si tratta di sedizione, presenti denunzia alla competente Autorità Giudiziaria. Lasci perdere Pulcinella e Totò, citati a sproposito in quanto evidentemente non sa che sono espressione di eterna satira contro gli abusi del potere. In questi tempi difficili l’Avvocatura napoletana, unitamente a tutta l’Avvocatura italiana, denuncia a tutti i livelli che i linguaggi d’odio seminano intolleranza, razzismo, xenofobia e sfiducia verso le Istituzioni e lo stato di diritto.

E il dott. Travaglio li ha usati. L’Avvocatura napoletana non è mai rimasta in silenzio, nemmeno quando un Ministro della Giustizia propose di subordinare la motivazione delle sentenze civili al pagamento di somme di danaro, ed è impegnata in prima linea nella denuncia dell’attacco allo Stato di diritto, che il dott. Travaglio conduce con l’identificazione dell’avvocato con l’accusato e per di più sul presupposto che questi debba essere necessariamente colpevole! Ma, evidentemente, l’autore ha scritto l’articolo sotto il forte turbamento determinato dalle dichiarazioni contro la riforma Buonafede rese dal Procuratore Generale della Corte di Appello di Milano, che ha aderito alla posizione dell’Avvocatura che egli tenta, senza riuscirvi, di ridicolizzare. Non rendendosi conto che è Lui che si ridicolizza scrivendo di «orde di avvocati ( che) irromperanno nelle carceri per deplorare l’uso delle sbarre, nei pronto soccorso agitando stetoscopi contro l’abuso delle visite…» e altri esempi paradossali del genere.

Il direttore Travaglio non solo non conosce l’ironia che contraddistingue la maschera di Pulcinella ed il grande Totò, ma neanche conosce i fondamenti della nostra Costituzione, a tutela della quale l’Avvocatura protesta contro la mancata attuazione del precetto costituzionale della ragionevole durata del processo e contro l’abuso delle intercettazioni.

Dovrebbe sapere che la prescrizione ha la funzione di evitare l’eccessiva durata dei processi, principio garantito anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dovrebbe sapere che l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, attualmente in vigore, viola anche i diritti delle persone offese e delle vittime dei reati, costrette ad una attesa sine die prima di sapere se le persone accusate di reato siano veramente colpevoli. Dovrebbe sapere, perché già protagonista in processi penali, che la prescrizione è rinunciabile mentre Lui l’ha invocata nel processo concluso con la sentenza della Suprema Corte n. 14701/ 14. Dovrebbe anche sapere, perché è un giornalista, che l’azione dell’Avvocatura in difesa dello stato di diritto tutela non solo il diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione, ma anche la libertà di espressione del pensiero e, quindi, il diritto di cronaca. E di ciò sono prova le tante iniziative intraprese in questi anni dagli Avvocati con i rappresentanti dell’Ordine dei giornalisti per denunciare la repressione attuata dai regimi illiberali nel mondo. Ma il dottor Travaglio, purtroppo, preferisce l’insulto e l’invettiva al diritto di critica.

Antonio Tafuri
presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli

 

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