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Quei monologhi senza contraddittorio del dottor Davigo…

Pubblichiamo la lettera di un lettore del Dubbio
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Buongiorno,

Vorrei fare qualche veloce osservazione in ordine all’articolo della dottoressa Guglielmi e lo faccio non da persona direttamente coinvolta in posizioni “ideologiche” poiché non sono un magistrato e neppure un avvocato.

Vorrei ricordare infatti le pagine del Grande Inquisitore di Dostoevskij e la presunzione del vecchio Cardinale di ridurre il bene a ciò che la maggioranza degli uomini vorrebbe, che nel caso della giustizia sarebbe di scambiare la libertà con la sicurezza, rinunciando alla prima per dare alla minoranza dei potenti tutti i poteri per garantire la seconda.

E per manifestare questa sua posizione “ideologica” il Cardinale si era assicurato di essere da solo di fronte a Cristo, per porter essere l’unico a parlare.Ecco, il dialogo e confronto e quindi il rispetto che la dottoressa Guglielmi auspica presuppone quanto meno che le “esternazioni” di quel magistrato siano fatte in un aperto confronto e non quando egli e’ il solo a parlare, “Di Martedì” o altrove, di fronte a qualche accondiscendente giornalista e senza che nessuno, neppure un magistrato o ex magistrato (suggerirei Carlo Nordio, ad esempio), possa contribuire a riempire il bicchiere lasciato mezzo vuoto dal suo monologo e far comprendere all’ascoltatore che le cose non sono esattamente come l’oratore le ha raccontate facendo intendere – come scrisse un suo illustre collega- che da una parte ci sono “i magistrati, bravi e dall’altra il resto del mondo, cattivo” (G. Colombo).

Egli non ci racconta mai ad esempio del fallimento della funzione di controllo preprocessuale che “si è trasformata da sostanziale in meramente formale, con in pratica l’abolizione della funzione tipica degli organi di giustizia di garanzia dei diritti costituzionalmente riconosciuti alla persona” la cui vita assume “un significato assolutamente subordinato” (G. Colombo).

Quanti inutili processi eviteremmo infatti se solo questa funzione fosse garantita riducendo anche il rischio che gli errori della polizia giudiziaria, “se non adeguatamente vagliati, si riverberino in gravi violazioni di legge da parte dei magistrati” (G.Canzio)?

Di questo si dovrebbe occupare prima di tutto l’illustre ministro del blocco della prescrizione.

Flavio Marcolin

“Noi magistrati non possiamo rassegnarci all’egemonia di pm scettici sulle garanzie”.  Di Mariarosa Guglielmi segretaria  Magistratura democratica

 

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