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Avvocato in Costituzione, anche Forza Italia dice si

Andrea Mascherin, presidente dimissionario del Cnf
Il presidente del Cnf ha spiegato che FI «ha concordato sull’indispensabile accelerazione del ddl, ora in commissione affari costituzionali del Senato»
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Continua il giro di incontri del Consiglio Nazionale Forense con i responsabili giustizia dei partiti dell’arco parlamentare, per condividere l’iniziativa dell’inserimento della figura dell’avvocato in costituzione attraverso una legge costituzionale che aggiunga un comma all’articolo 111 della Carta. Ieri, il presidente del Cnf Andrea Mascherin ha incontrato i deputati di Forza Italia Enrico Costa e Francesco Paolo Sisto, responsabili, rispettivamente, del dipartimento Giustizia e Affari costituzionali, e ha avuto con loro un proficuo colloquio sul punto.

I forzisti hanno confermato il pieno appoggio al progetto promosso dal Consiglio Nazionale Forense, anche nelle future sedi parlamentari. Mascherin ha espresso «Piena soddisfazione per l’appoggio di Forza Italia al disegno di legge costituzionale che riconosce il ruolo dell’avvocato e la necessità di affermarne la libertà, l’autonomia e l’indipendenza nella Carta». I due parlamentari hanno «concordato sull’indispensabile accelerazione del ddl, ora in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, affinché sia rafforzato il diritto di difesa come voluto dai nostri Padri costituenti», ha spiegato Mascherin in conclusione dell’incontro, durante il quale si è affrontato anche il tema degli avvocati in pericolo nel mondo.

Il Cnf, infatti, ha proclamato il 2020 l’ «Anno dell’avvocato in pericolo nel mondo». Forza Italia ha aderito con convinzione all’iniziativa e ha condiviso anche la necessità di «condurre una campagna di sensibilizzazione di istituzioni e opinione pubblica sull’impegno degli avvocati, nel mondo, per la difesa e la conquista delle democrazie».

Dopo gli incontri con il Partito democratico, la Lega e la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, dunque, il Cnf ha incassato un altro sì al disegno di legge costituzionale che punta a introdurre un secondo comma all’articolo 111, che recita «Nel processo le parti sono assistite da uno o più avvocati. L’avvocato ha la funzione di garantire l’effettività della tutela dei diritti e il diritto inviolabile alla difesa.

In casi tassativamente previsti dalla legge è possibile prescindere dal patrocinio dell’avvocato, a condizione che non sia pregiudicata l’effettività della tutela giurisdizionale. L’avvocato esercita la propria attività professionale in posizione di libertà, autonomia e indipendenza». Anche il gruppo parlamentare dei 5 Stelle alla Camera, tuttavia, ha già espresso il suo placet all’iniziativa.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, durante la sua Relazione sulla amministrazione della giustizia, ha infatti detto che il ddl sull’avvocato in Costituzione consentirebbe di «riconoscere e consacrare il rilievo sociale, prima ancora che giuridico» della classe forense, poi ha aggiunto, pur nel «rispetto delle prerogative del Parlamento», il suo invito ad approvare la riforma che sancisce l’imprescindibilità e l’indipendenza del difensore. Dello stesso tenore, in quell’occasione, è stato anche l’intervento del capogruppo pentastellato Devis Dori: «Recepiamo l’invito del ministro a lavorare sul ddl costituzionale relativo all’avvocato in costituzione» «aver apprezzato l’attenzione rivolta all’avvocatura, componente essenziale per il buon funzionamento del sistema giustizia».

 

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