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Achille Lauro spiega la sua tutina: “Sono cresciuto nello schifo dell’omofobia”

Ha "vinto" la prima serata sanremese e ha spiegato: "La confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo"
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Ha conquistato le prime pagine dei giornali e la sua imamagine con la “tutina” color carne ha invaso ogni genere di social. Insomma, se c’è un vincitore della prima serata del festival di Sanremo quello è Achille Lauro.

E qualcuno ha fatto notare che la scelta di quel vestito non è stata affatto casuale, ma risponde alla filosofia di vita dell’artista cresciuto a Roma.

Nel suo libro “Sono io Amleto” Achille Lauro scrive:  «Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. Anche gli ambienti trap mi suscitano un certo disagio: l’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto».

«Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza».

«Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui? Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo che sono diventato una signorina».

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