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Fred Buscaglione, cantava i bulli e le pupe ma il suo Dio era il jazz

Sessant'anni fa la tragica scomparsa del musicista e cantante che rivoluzionò la canzone italiana. La critica oggi celebra il personaggio, ma lui era soprattutto un musicista da genio
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Al netto della polemica sui testi del rapper Junior Cally è bene ricordare che c’è stato un tempo in cui in questo paese ad essere troppo irriverenti erano le parole, scritte da Leo Chiosso, per la canzoni di Ferdinando Buscaglione da tutti conosciuto come Fred. Tanto che in quella che credo sia la sua unica apparizione televisiva al Musichiere di Mario Riva per cantare Whisky Facile  si decide di farlo affiancare da un coro di voci bianche che simuli la sua coscienza, trasformando un capolavoro di ironia in un responsorio dai toni grotteschi.

«Sono Fred dal Whisky facile, sono criticabile, però son fatto così»

e il coro: «Male, male, male».

«Non sono un debole»,

«sì lo sei».

«Perdonatemi», «no, no, no».

«Se ho il Whisky facile»,

«sei cattivo» e altre amenità che dovrebbero far riflettere quanti oggi pongono la censura come unico argine al dilagare della dissoluzione dei valori.

Ma quello che colpisce di più in quella apparizione non è la sua performance, che nonostante l’assurda pretesa dei benpensanti censori della buoncostume riesce a superare egregiamente da animale da palcoscenico qual era, ma la precedente intervista con Mario Riva in cui appare stanco e sembra pesargli il dover impersonare il solito duro dal cuore d’oro ( personaggio dal quale per altro stava cercando di allontanarsi). Ma con l’aggiunta di doversi pure mostrare pentito. Forse è facile dirlo a posteriori, ma è come se aleggiasse il presentimento della tragedia che qualche mese dopo, alla fine di via Paisiello a Roma fa scontrare la sua Thunderbird rosa con un camion che trasporta mattoni causandone la prematura morte.

Figlio di un pittore edile e di una portiera che, forte di un diploma in pianoforte, spinge il figlio a entrare in conservatorio in giovane età, il giovane Ferdinando non è tagliato per il solfeggio, per risolvere la settima per grado congiunto e così via.

Secondo alcune fonti, la sua passione per il Jazz nasce grazie un ritrovamento casuale durante un trasloco di decine di dischi 78 giri di Duke Ellington, Count Basie, Benny Goodman. È un talento fuori dal comune, suona egregiamente, oltre al pianoforte, il violino (per due anni vincerà il referendum della rivista Jazz come miglior violinista swing europeo davanti al celebre violinista del quintetto di Django Reinhardt, Stephane Grappelli) la tromba e il contrabbasso.

Durante la guerra viene comandato in Sardegna dove organizza spettacoli per le truppe, fatto prigioniero dagli alleati ha modo di approfondire le sue conoscenze sulla musica d’oltreoceano collaborando con Radio Sardegna, emittente che dopo l’armistizio fu da prima fedele al Re e poi direttamente controllata dal comando alleato.

Terminata la guerra con il suo gruppo, gli Asternovas, acquista fama come artista swing. Ma a cambiare la sua vita è l’incontro con un giovane studente il legge appassionato di gialli americani, Leo Chiosso che diventerà il suo paroliere.

I due vivono in simbiosi fino al punto di andare ad abitare in due appartamenti contigui e insieme disegnano il personaggio che caratterizzerà la sua notorietà. I baffetti alla Clarke Gable «con l’abito gessato, la pistola nel gilet, rischiamo la vita ad ogni partita» ( Noi duri), ma negli anni cinquanta nessuno è disposto a scommettere un centesimo su questo astruso personaggio, troppo anti conformista in un mondo caratterizzato dalle Rose rosse e dal binario triste e solitario. Anche la musica che suonano è decisamente più aggressiva da tutti coloro che negli anni precedenti avevano un’infarinatura di swing come Ernesto Bonino, Alberto Rabagliati, Giovanni Danzi e Natalino Otto.

 

La svolta accade quando Gino Latilla, che aveva raggiunto una certa notorietà, grazie a Tchumbala bey una canzone scritta dal duo Chiosso Buscaglione, si offrì di coprire le spese di produzione per la registrazione del primo singolo Che Bambola.

Latilla racconta che vista l’assoluta mancanza di promozione erano soliti andare in giro per Torino ed entrare nei bar chiedendo se sul Juke Box ci fossero i pezzi di Buscaglione per poi andarsene scandalizzati alla risposta negativa. Facendo così riuscirono a catalizzare una certa attenzione nella città verso Fred e la sua musica. All’inizio erano che loro stessi vendevano i dischi che tenevano nel bagagliaio della macchina di Latilla. Il passaparola funzionò e il singolo arrivò a vendere in tutta Italia più di novecento mila copie.

Il resto della storia è cosa nota. Il personaggio del gangster affabile non tarda ad imporsi all’attenzione di tutta Italia. Nel clima pre- dolce vita, Fred è anche al centro delle cronache mondane. Le liti e le riappacificazioni con la moglie Fatima Robins riempono le pagine dei rotocalchi. Quello di cui si parla sempre troppo poco è la straordinaria vitalità della musica di Buscaglione sempre quasi soffocata dalla perfetta aderenza al personaggio dei testi di Leo Chiosso che dopo la sua morte, continuerà a scrivere tantissime canzoni che hanno segnato un’epoca ( Parole, parole, parole, Torpedo blu, Canto anche se sono stonato).

Eppure basterebbe un ascolto attento a quei brani in cui l’opera del fido paroliere ( e di conseguenza il personaggio da Bulli e Pupe) viene meno ( penso all’interpretazione di Nel blu, dipinto di blu o del Tango delle capinere, degli inserti strumentali come i momenti tematici dei fiati su

Che notte o Porfirio Villarosa, o di brani strumentali come Kriminal tango per scoprire un musicista sorprendente, raffinato e mai banale come invece certa critica, accecata dal personaggio che nell’ultimo periodo stava cercando di scrollarsi di dosso, non ha mai compreso.

 

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