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Tra nostalgia, amicizia e liti. Così Muccino riscrive Scola

In sala “Gli anni più belli” del regista romano. Il film racconta 30 anni di storia italiana tramite le vicende di tre amici, interpretati da Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria
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Sembra aver preso tutta la sua filmografia, tutto il suo percorso di riflessione sull’adolescenza e l’età adulta e l’abbia fuso con il cinema che ha più amato Gabriele Muccino, che con Gli Anni più belli, in sala dal 13 febbraio, firma una pellicola e una storia che rievocando delle dinamiche alla C’eravamo Tanto Amati del maestro Ettore Scola, realizza un inno all’amicizia nell’arco di trent’anni come unico antidoto ad ogni scelta sbagliata nella vita.

Gli Anni più belli conta su un cast, si può affermare con sicurezza, fondamentale nel cinema italiano: il trio di amici composto da Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino e Micaela Ramazzotti che riesce ad essere un perno attorno alla cui fragilità, attrattiva o imperfezione ruotano le vite di questi uomini, o per lo meno due di loro. Non solo la Ramazzotti ma anche un ritorno, Nicoletta Romanoff scoperta da Muccino in Ricordati di me e un esordio da attrice, quello di Emma Marrone che qui interpreta la moglie di Riccardo ( Claudio Santamaria). Per rappresentare l’adolescenza di questo quartetto di amici, Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma, Gabriele Muccino, maestro nel raccontare quella fase della vita, come dimenticare infatti Come te nessuno mai o il più recente L’estate addosso, sceglie dei bravissimi attori emergenti, Andrea Pittorino, Francesco Centorame, Alma Noce e Matteo Del Buono.

Come in un’operazione scorsesiana e l’aiuto del de- aging, il quartetto di attori italiani si riprende la scena fino ai giorni nostri. “Capirai nella vita quanto è facile sbagliare” dice Riccardo al figlio Arturo, in un momento di redenzione. Sembra essere proprio questa frase una delle linee guida della riflessione mucciniana che si serve dei momenti importanti della storia mondiale per tracciare il cambiamento e il desiderio di sognare dei protagonisti.

Gabriele Muccino ci accompagna attraverso la scelta degli eventi storici presenti nel film: «La grande storia è quella che ci definisce, anche se non vogliamo, siamo definiti da quello che ci racconta. C’è un’idea forte di cambiamento nelle scelte che ho fatto» spiega il regista e approfondisce: «La caduta del muro di Berlino, Mani Pulite, l’ 11 settembre, i nuovi movimenti politici, questi continui slanci per il cambiamento corrispondono nei personaggi ad una continua sfida verso il domani, tutti loro vogliono e pensano che domani sarà un giorno migliore». Va oltre quegli adolescenti con la voglia di spaccare il mondo di Come te nessuno mai Muccino, si spinge dopo quei trentenni che non volevano crescere in L’ultimo bacio e pensa a fermarsi a riflettere, guardando indietro, solo quando arriva a sintonizzarsi con la sua età, quella dei suoi protagonisti che, davanti ad un bicchiere di vino tirano le prime somme di chi sono stati fino a quel momento: «sono tutti proiettati verso un traguardo, nessuno di loro è rassegnato» commenta Muccino, «arriverà un momento in cui faranno una somma di tutti i cambiamenti che hanno subito attraverso il tempo, il grande motore di questo film».

Sarà per quel triangolo amoroso che coinvolge Paolo, Gemma e Giulio o per quel legame forte tra sogni, speranze e aspirazioni, ma, guardando Gli Anni più belli, non si può non pensare al C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Gabriele Muccino non rinnega di aver omaggiato il maestro del Ridendo e Scherzando e di aver pensato ai tanti registi che l’hanno influenzato: “Dentro il mio film ci sono Zavattini, Risi, Scola e posso fare tanti altri nomi, sono omaggi di uno che è cresciuto con questi maestri. Loro sono la mia ispirazione e senza di loro non sarei diventato quello che sono, nel bene e nel male”.

Sul capolavoro di Scola, Gabriele Muccino aggiunge un commento: «Di quel film oggi molte cose non hanno più senso, l’antagonismo tra ricchi e poveri, la morale politica, tutto ciò non ha senso nella generazione che abbiamo vissuto, siamo cresciuti sotto l’ombra e con il complesso di inferiorità di coloro che avevano fatto il dopoguerra, il 68’, gli anni di piombo, siamo stati schiacciati dalla storia degli altri e non abbiamo mai avuto la nostra storia. Per questo il mio film è diverso da quello di Scola». Nell’ascoltare il suo regista e amico, Pierfrancesco Favino annuisce per poi commentare a sua volta: «Noi siamo la generazione silente che in un angolo si è messa ad aspettare di trovare la propria voce e continua ad essere messa da parte» dice l’attore, «non credo sia un caso che l’amicizia sia al centro del film ed anche il tempo e come cambia le cose».

Si unisce agli amici Claudio Santamaria che afferma: «Il mio personaggio cerca la sua identità, rappresenta una generazione smarrita e cerca la sua strada in politica perché sente di non aver mai avuto modo di esprimersi». Kim Rossi Stuart interviene nel discorso solo per tessere le lodi del suo ruolo e del suo regista: «Quando Gabriele mi ha fatto leggere la sceneggiatura, ho amato subito questo personaggio e devo dire che in un periodo come questo in cui l’eroe non è più Batman ma un vittimista per eccellenza cioè Joker che attraverso un vittimismo raggiunge il consenso, questo personaggio nella sua semplicità mi ha garbato». E se proprio non si vuole parlare di eroi, neanche le eroine sono presenti ma per dirla con le parole di Micaela Ramazzotti, i personaggi tragici e vessati.

A chi parla della sua Gemma come una persona sbagliata, l’attrice risponde: «anche se la vedete sbagliata, io non mi offendo, amo le donne perché siamo sempre tutte un po’ sbagliate, le eroine non mi piacciono, non mi sono mai piaciute, sento che l’umanità è piena di imperfezioni, più interpreto personaggi così, più faccio pace con me».

Gli Anni più belli segna il debutto da attrice della cantante Emma Marrone che racconta: «In realtà non lo so ancora bene com’è stato per me perchè non ho un termine di paragone, non avevo mai recitato. Ho accettato questa sfida che quel pazzo di Gabriele mi ha lanciato ed è stato meraviglioso perché sul set è un regista comprensivo ed educato e questi titani, giganti del cinema italiano mi hanno sorretta e supportata».

 

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