L’Anm sostiene che i magistrati italiani sono i più stacanovisti d’Europa. Ma i dati dicono altro

Secondo l’Ue il nostro Paese figura fra gli Stati in cui il grado di efficienza degli organi giudiziari per i procedimenti penali è da ritenersi «preoccupante»
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«I magistrati italiani sono i più produttivi d’Europa». Il tema non è nuovo. Anche ieri l’Anm, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, è tornata sull’argomento per sottolineare come lo sforzo delle toghe italiane sia già al massimo. E quindi sarebbe “ingeneroso” prevedere sanzioni per i magistrati che non dovessero rispettare i tempi previsti dal ministro della Giustizia per lo svolgimento del processo.Le toghe, per sostenere la propria operosità citano i rapporti della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ), un organo istituito nel 2002 dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa con il fine di migliorare la qualità e l’efficienza dei sistemi giudiziari europei ed accrescere la fiducia degli cittadini nei “meccanismi” di giustizia.Ogni due anni CEPEJ pubblica i risultati dei propri studi sul funzionamento dei sistemi giudiziari, elencando i numeri dei procedimenti, i giorni necessari per definirli, il numero dei giudici in servizio preposti alla loro trattazione.

Per quanto riguarda il settore penale, un dato emerge fin da subito: la Francia è il Paese in cui i pm si trovano a gestire il maggior carico di lavoro, dovendo smaltire il più grande numero di procedimenti tra gli stati a fronte di un numero esiguo di procureur. Sul fronte del personale (impiegati amministrativi, marescialli, ecc.) a disposizione, l’Italia figura ai primi posti con 4,1 unità per pm.

La Spagna, ad esempio, ha solo 0,8 unità per pm. E veniamo alla “produttività”.Il tema della ragionevole durata dei processi è l’elemento cardine per valutare il grado di efficienza dei sistemi giudiziari dei 47 Stati del Consiglio d’Europa. CEPEJ sottolinea che «l’efficienza degli uffici giudiziari ha un ruolo fondamentale nel rafforzamento dello stato di diritto (rule of law), in quanto assicura la responsabilità di tutte le persone, istituzioni ed organi, pubblici e privati, e garantisce l’esistenza di rimedi giusti, equi e tempestivi». In tal modo, aggiunge, si crea fiducia nelle istituzioni.

Nel misurare l’efficienza dei sistemi giudiziari, la CEPEJ si basata su due indicatori di performance: il tasso di risoluzione dei casi (clearance rate), basato sul rapporto tra i casi risolti e quelli ricevuti dai tribunali ed il tempo necessario per la risoluzione degli stessi (disposition time), facendo riferimento in particolar modo al primo grado di giudizio.Sul penale, la CEPEJ ribadisce l’importanza di un rapido svolgimento dei procedimenti, purché in accordo con i principi del giusto processo.

Tale requisito è cruciale per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo, soprattutto nei casi di applicazione di misure preventive di privazione della libertà.Considerando che il ruolo del pm varia da Paese a Paese, è necessario analizzare i dati tenendo conto di tali differenze. In generale, si può comunque osservare che i pm hanno ricevuto in media 3,4 casi ogni 100 abitanti.

Circa il 45% di questi procedimenti viene “abbandonato” dal pm, mentre il 25% è portato a giudizio. Il restante 30% è chiuso dallo stesso pm che commina una pena o negozia altra misura sanzionatoria (negli Stati ove è possibile). L’Italia figura fra gli Stati in cui il grado di efficienza degli organi giudiziari per i procedimenti penali è da ritenersi «preoccupante», sia per il numero di procedimenti conclusi sia per la loro lunghezza. I dati riguardanti l’Italia sono guardati con estrema attenzione, in considerazione del fatto che più dell’85%, dei procedimenti – per CEPEJ – riguarda «crimini gravi».

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