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La beffa per Salvini: vincere in Calabria ma dietro Forza Italia

Il Carroccio resta un partito del nord. Ora gli azzurri pretendono la candidatura di Caldoro in Campania, Giorgia Meloni quella di Fitto in Puglia. Berlusconi: «siamo la spina dorsale del centrodestra»
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Il centrodestra riparte dalla Calabria. Le truppe salvianiane non riescono a piazzare il vessillo del Carroccio in Emilia Romagna, ma al Sud non c’è partita e Pippo Callipo, il candidato del Pd, subisce un cappotto: la forzista Jole Santelli vince infatti con oltre 25 punti di scarto, con il 55,7 per cento contro il 30,2 del centrosinistra. Un risultato storico scandito al tempo della tarantella ballata in diretta da Antonio Tajani e Maurizio Gasparri insieme alla neo governatrice. Forza Italia, che nelle roccaforti rosse si è schiantata su un 2,6 per cento, in Calabria ha di che gioire. Gli azzurri si confermano infatti primo partito della coalizione, staccando per una manciata di voti, col 12,4 per cento, il Carroccio, fermo al 12,2 e Fratelli d’Italia, al 10,9. Salvini può ovviamente rivendicare la “prima volta” della Lega all’interno del Consiglio regionale calabrese, ma il risultato resta comunque ben al di sotto delle aspettative.

La locomotiva sovranista al Sud si è inceppata e Silvio Berlusconi sottolinea la centralità del suo partito. «Ho telefonato alla nuova presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, prima donna a ricoprire quel ruolo», twitta soddisfatto il vecchio leader. «Questo risultato riafferma la grande centralità di Forza Italia, cuore e spina dorsale del centrodestra». E sul tavolo degli alleati, il Cav cala altri due assi a lui direttamente riconducibili: le liste “Jole Santelli Presidente” e “Casa delle Libertà”. «Forza Italia in Calabria, insieme alla mia lista del presidente e alla lista Casa della libertà che ringrazio, è il primo partito della coalizione. Abbiamo raggiunto il 30 per cento. C’è grande soddisfazione», mette i puntini sulle “i” la neo governatrice con la testa già ai rapporti di forza per la composizione della Giunta.

E Salvini è costretto così a incassare il secondo dispiacere della giornata. «C’è bisogno di tutti. Da solo nessuno va da nessuna parte», replica l’ex ministro dell’Interno. «C’è bisogno di una Forza Italia più tonica. Serve la squadra. Tutti sono utili». Il “capitano” del centrodestra si dice comunque convinto che a breve la coalizione da lui guidata tornerà al governo, ma sa perfettamente che il passo falso in Emilia gli costerà caro. La partita degli assessorati calabresi, da questo punto di vista, è l’ultimo dei problemi.

In ballo ci sono i candidati sindaci e governatori della prossima tornata elettorale. «Sono contenta del risultato perché dice a gran voce che il Sud chiede lo sviluppo non cerca nella logica assistenzialista la risposta», si limita a commentare Giorgia Meloni, ma ha già in tasca una lista di nomi da mostrare agli alleati per i prossimi appuntamenti con le urne. A cominciare dalle elezioni pugliesi, dove Fd’I non sarà più disposta a rinunciare al nome di Raffaele Fitto, su cui fino a oggi pesava il veto leghista, per proseguire con le Marche, dove Meloni insisterà sul Francesco Acquaroli. Il metodo Emilia non sarà più replicabile, è il refrain ripetuto dagli alleati del Carroccio.

Mai più una Borgonzoni imposta senza alcuna discussione da un leader convinto di viaggiare col vento in poppa. Salvini dovrà tornare a più miti consigli anche in Campania, dove la controffensiva forzista, rinfrancata dal successo calabro insiste: Stefano Caldoro è il candidato giusto per riprendersi il Vesuvio. Lo dice senza giri di parole lo stesso Antonio Tajani, ancora entusiasta per le tarantelle notturne: «Mi auguro che Caldoro possa essere il candidato vincente. Lui ha già vinto e rappresenta al meglio la gente del Sud», mette le mani avanti.

«Dalla Calabria parte la riscossa del Sud, FI è indispensabile per la coalizione, rivendichiamo il nostro ruolo. I nostri candidati sono stati tutti vincenti: ricordo Cirio in Piemonte, Bardi in Basilicata, Toma nel Molise e ora Santelli in Calabria. Vogliamo continuare su questa scia con Caldoro in Campania». Una doccia fredda per chi chiedeva pieni poteri ad agosto, un passo falso elettorale che riapre anche una vecchia divisione nel centrodestra tra partiti nordisti e forze meridionaliste. La Lega nazionale ha mostrato qualche falla e chi fino a ieri era costretto a mettersi al traino senza fiatare, oggi rialza il capo.

Insomma, il sovranismo non basta più a convincere gli elettori, ripetono i moderati della coalizione, prendendo improvvisamente le distanze dai metodi salviniani. Come fa la vincitrice di questa tornata, Jole Santelli, che pur euforica non perde la lucidità di marcare le differenze. «Sono particolarmente felice di aver condotto in pieno stile berlusconiano la campagna, mai abbiamo ceduto alle provocazioni e mai abbiamo parlato male degli avversari, ma solo della Calabria», dice fiera. «Parlo di stile berlusconiano, perché abbiamo sempre avuto rispetto per tutti, dimostrando la solita civiltà politica». A buon intenditor poche parole. Il ridimensionamento della Lega passa da una vittoria.

 

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