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Tutte le tappe che separano Salvini dalle “sue prigioni”

Nave Gregoretti, dal voto in Aula alle aule dei tribunali
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E’ ancora molto lunga ed impervia la strada che dovrà, eventualmente, condurre Matteo Salvini alla sbarra. Il voto di lunedì nella Giunta per le autorizzazioni del Senato ha rappresentato infatti solo l’inizio di un percorso il cui esisto è quanto mai incerto. E questo nonostante il leader della Lega si sia già dichiarato pronto ad affrontare il carcere e la scrittura, come Silvio Pellico, delle “Mie prigioni”.

La legge prevede che il pm entro 15 giorni, accertata la natura “ministeriale” del reato, trasmetta “omessa ogni indagine” gli atti al Tribunale dei ministri competente. Sarà questo organo inquirente composto da tre giudici eletti a sorte nel locale distretto di Corte d’Appello, a svolgere le indagini preliminari. In pratica con le funzioni del giudice istruttore nel vecchio codice di procedura penale.

Sul divieto di sbarco dalla nave Gregoretti deciso da Salvini, il pm aveva chiesto l’archiviazione. Il collegio istruttorio, invece, era stato di diverso avviso è aveva richiesto l’autorizzazione a procedere, trasmettendo quindi gli atti alla Camera di appartenenza dell’ex ministro dell’Interno. Superato il primo scoglio del voto della Commissione, la parola finale spetterà all’Aula. Se anche Palazzo Madama dovesse dare il via libera il fascicolo tornerà allora in Sicilia.

Secondo i magistrati del tribunale di ministri che hanno ipotizzato il reato di sequestro di persona a carico di Salvini, “le scelte politiche o i mutevoli indirizzi impartiti a livello ministeriale non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti in un luogo sicuro”.

Secondo il tribunale, “le persone soccorse ben potevano essere tempestivamente sbarcate e avviate all’hotspot di prima accoglienza per l’attività di identificazione, salvo poi essere smistate negli hotspot di destinazione secondo gli accordi raggiunti a livello europeo”. Queste le condotte incriminate che, una volta appunto tornato a Catania il fascicolo, dovranno essere alla base delle future attività istruttorie del pubblico ministero e degli “ordinari organi giudicanti competenti”, essendo vietata la costituzione di tribunali speciali.

La Procura di Catania, pertanto, potrà riproporrà il capo d’imputazione formulato contro Salvini dal Tribunale dei ministri per sottoporlo al giudice dell’udienza preliminare, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio. La Procura catanese s’era già pronunciata per l’archiviazione del caso «Gregoretti» ritenendo – a differenza della “Diciotti” – che non esistevano gli estremi del sequestro di persona; insussistenza del reato sotto il profilo oggettivo, oltre che soggettivo. Che farà davanti al gup? E che cosa deciderà il gup, rinvio a giudizio o proscioglimento? Le possibilità sono quelle previste per le udienze preliminari. Nessuna differenza. In caso di rinvio a giudizio, per Salvini si aprirebbe poi la possibilità di accedere al rito abbreviato, in caso non volesse essere processato con il rito ordinario. Tutto ciò solo per il primo grado. Poi l’appello e la Cassazione.

 

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