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Carcere duro, niente dolci alla figlia durante i colloqui: fa reclamo e vince

Il caso a l’Aquila: la battaglia per garantire I rapporti con il papà con serenità. La sua legale Nicoletta Ortenzi, ha sottolineato: «come si può pretendere che una bambina di 3 anni riesca a sostenere due ore senza potersi distrarre?»
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Nelle sale colloquio per i detenuti al 41 bis, non di rado si verificano le scene più penose: bambini in tenera età che – staccati dalla madre che non può accompagnarli – piangono, urlano, scappano dal padre che non hanno mai visto o non riconoscono più. Per ovviare a questo problema, prima della famosa circolare del Dap che ha uniformato le regole per tutti gli istituti che ospitano il 41 bis, ai detenuti del Carcere di L’Aquila era consentito acquistare qualche dolciume e qualche giochino da portare a colloquio per intrattenere i minori.

Questi beni venivano ovviamente controllati e privati della confezione così da scongiurare qualsiasi possibilità di veicolare messaggi all’esterno. Queste autorizzazioni concesse dalla direttrice si erano rivelate fondamentali per un detenuto al 41 bis, il quale grazie ai giochini è riuscito pian piano ad intrattenere la sua piccola di 3 anni dal suo lato, a non farla piangere, a creare con lei un contatto e ad invogliarla a tornare da lui. Sì, perché lei è nata quando il padre era già al 41 bis. Dunque, ha conosciuto il papà all’interno del carcere e lo ha vissuto esclusivamente in detto contesto. Non è stato facile per i due instaurare un minimo rapporto essendo fondamentalmente due sconosciuti. A ciò si aggiunge il fatto che la piccola, per raggiungere il padre, deve compiere delle ore di viaggio.

Ma poi accade che la direzione del carcere emette il divieto dello scambio di dolci. Il motivo è da ritrovare nella circolare del Dap dove si evidenzia che «i generi, dolci e giocattoli acquistati per i figli e familiari saranno trattenuti al magazzino fino alla consegna, che verrà effettuata dal personale preposto a conclusione del colloquio visivo o per invio tramite pacco alla famiglia». Ciò ha creato un vero e proprio trauma. Il venir meno di tale autorizzazione, proprio in questo momento in cui è consentito ai minori stare con il genitore per tutta la durata del colloquio, ha minato profondamente non solo la serenità dello svolgimento del colloquio stesso ma anche la serenità del rapporto tra padre e figlia. La bambina, infatti, nell’ultimo colloquio effettuato, ha profondamente risentito della spiacevole novità, annoiandosi dopo pochi minuti dall’ingresso dal lato del padre, chiedendo di tornare dalla madre o addirittura a casa prima della fine delle due ore di colloquio consentite.

Per questo motivo il legale del detenuto al 41 bis, l’avvocata Nicoletta Ortenzi del foro de L’Aquila, ha fatto reclamo e l’ha vinto. «Come si può pretendere, infatti – ha scritto l’avvocata Ortenzi nella memoria del reclamo, che una piccina di soli tre anni resti per due ore sola con il padre, visto peraltro così di rado, in uno spazio ridottissimo ed asettico, senza la madre e senza avere alcun intrattenimento se non il padre stesso che, nel contempo, dovrebbe anche effettuare il colloquio con i familiari al di là del vetro? Come si può pretendere che una bambina così piccola, anche tornando dalla madre, riesca a sostenere due ore di colloquio senza potersi distrarre ed intrattenere con nulla?». L’avvocata ha voluto sottolineare soprattutto che l’infanzia dei figli dei detenuti al 41 bis non ha tutela. Un colloquio, tra l’altro, che avviene in un ambiente già angusto. «Minare e ostacolare il buon andamento di questo incontro, che già avviene in modo innaturale, appare davvero crudele ed ingiusto», ribadisce l’avvocata Ortenzi.

Il magistrato di sorveglianza ha accolto il reclamo, il Dap ha fatto ricorso, ma è stato respinto. Il tribunale di sorveglianza de l’Aquila, tra le motivazioni, ha evocato le osservazioni della Corte costituzionale: le compromissioni dei diritti nel regime del 41 bis sono costituzionalmente legittime soltanto se serve a escludere contatti dei detenuti con il gruppo criminale di riferimento. Tutto il resto, quindi, sono misure afflittive inutili. Ancor di più se distruggono la serenità dei fanciulli. Da ora in poi, grazie all’avvocata Ortenzi che opera nello studio legale aquilano con Barbara Amicarella, Benedetta Di Cesare e Gianluca Monopoli, almeno i bambini possono ridurre il trauma con lo scambio dei dolci e giocattoli.

 

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