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Craxi, la moglie Anna: «la politica è vocazione, Bettino parlava solo di quello anche alle feste»

Oltre mille persone stamattina al cimitero cattolico di Hammamet per ricordare il politico
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Oltre mille persone sono accorse stamattina al cimitero cattolico di Hammamet, che si trova accanto a quello musulmano, proprio di fronte al mare. Gente arrivata da tutta Italia, parlamentari, giornalisti, uomini di cultura. C’è tutta l’Italia di un tempo con bandiere socialiste, garofani, tutti intorno alla tomba di Bettino Craxi. Abbracci, commozione, quando ancora la cerimonia di commemorazione dei vent’anni dalla scomparsa dell’ex leader del Psi deve cominciare.

«Parlava di politica anche alle feste. Di politica e di storia», ha raccontato a “La Repubblica” la moglie di Craxi, Anna. La signora Craxi, adesso 86enne, ha scelto di restare a vivere ad Hammamet. «Perché sono rimasta qui? Un po’ per senso di rivalsa verso l’Italia, è vero, ma anche perché era la mia unica casa di proprietà. Ho pensato: un posto dove stare ce l’ho, tanto vale viverci – dice -. Cammino ogni giorno a passo svelto per quarantacinque minuti. Dentro casa e in giardino. Di solito, mentre passeggio, sto al telefono con un mio amico che ha 93 anni. Così il tempo vola. Ricordiamo le feste di un tempo, Hammamet com’era. Un paradiso».

I coniugi Craxi arrivano in Tunisia all’inizio degli anni ’60: «Una stanza ad Alghero costava 8000 lire a notte, qui 5 dinari che non erano neanche 500 lire. Che io poi la casa non l’avrei mai comprata – spiega Anna Craxi – perché è un impegno. Si sta meglio in albergo. Ma Bettino ha insistito. Ad Hammamet c’erano 3 mila abitanti (adesso sono 90 mila) e cinque hotel. Ottanta chilometri di spiaggia libera. Era meraviglioso. Dai campi la sera scendevano le contadine con le cavigliere d’argento. Ad ogni passo si sentiva un concerto di tintinnii. Portavano il gregge in spiaggia e lavavano le pecore nel mare».

«Io devo tutto a Bettino Craxi perché quando ho avuto bisogno mi ha aiutato: mi ha pagato un intervento, mi ha trovato un lavoro. Oggi sento di dover restituire tutto quello che Craxi mi ha dato nella vita custodendo la sua tomba». Così Kamel Marzouk, custode della tomba di Bettino Craxi. «Ci vado ogni mattina, la pulisco, metto la bandiera, il registro, che poi la sera ripongo. E ogni giorno così. Lo faccio per gratitudine nei suoi confronti – dice – e tutto il popolo tunisino è grato a Bettino Craxi perché ha fatto del bene».

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