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Angeli e demoni, chiuse le indagini: in 25 a rischio processo

108 i capi di accusa, archiviata la posizione dell'avvocato Scarpati
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Nel giorno in cui la Cassazione rende note le ragioni della revoca delle misure cautelari per il sindaco di Bibbiano, a meno di due settimane dal voto per la presidenza della Regione Emilia Romagna, arrivano anche gli avvisi di conclusione delle indagini per i 26 indagati – Carletti compreso, accusato di falso e abuso d’ufficio dell’inchiesta “Angeli& Demoni”. E sono 108 – a fronte dei 102 formulati inizialmente – i capi d’accusa contestati alle persone coinvolte.

Tanto che la Lega esulta: «allora non era un raffreddore», afferma il capolista a Modena del Carroccio Stefano Bargi. I reati contestati, a vario titolo, peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio o frode in processo penale, rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico anche attraverso l’altrui inganno, maltrattamenti in famiglia, lesioni dolose gravissime, violenza privata, tentata estorsione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Stralciata la posizione di quattro indagati, mentre è già stata avanzata ed accolta richiesta di archiviazione per l’avvocato Marco Scarpati. «Sono stati contestati tutti i capi di imputazione, numerosi dei quali ulteriormente integrati nella descrizione del fatto, in relazione ai quali il gip aveva emesso la misura cautelare del 27 giugno 2019», ha affermato in una nota il procuratore di Reggio Emilia, Marco Mescolini.

Il pm Valentina Salvi ha, al momento, prestato consenso alla richiesta di patteggiamento avanzata da uno degli indagati, per cui è fissata udienza davanti al gip il 27 gennaio 2020. Per il procuratore, «la massiccia attività istruttoria svolta successivamente all’esecuzione della misura cautelare ha consentito non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal gip in fase cautelare, di integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal gip stesso in fase di emissione misura ed anche di individuare nuove fattispecie».

 

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