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Di Maio chiama il ministro degli Esteri turco: ok a trilaterale Roma-Ankara-Mosca sulla Libia

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse
Di Maio sente al telefono il suo omologo turco poche ore dopo l'annuncio della tregua tra le parti libiche
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Il ministro degli Esteri di Maio ha sentito al telefono il suo omologo turco Çavusoglu. Al centro dei colloqui: la crisi libica. I due hanno ribadito la volontà di un trilaterale Italia-Russia-Turchia. I ministri hanno anche rinnovato il loro impegno volto a rafforzare gli sforzi in corso per il successo della Conferenza di Berlino, che vuole riunire intorno al tavolo almeno 12 paesi per trovare una soluzione alla crisi libica, e l’ottenimento di un cessate il fuoco duraturo.

Già in mattinata, sui social network, Di Maio aveva rivendicato il ruolo dell’Italia nel raggiungimento di una tregua tra gli attori libici. Non la pensa però allo stesso modo l’ex premier e ministro degli esteri, Massimo D’Alema, che intervistato durante la trasmissione In mezz’ora su Rai 3 ha parlato dei ritardi italiani. «Nella crisi libica l’Italia si è mossa tardi e ha perduto delle grandi occasioni, ma questo è un problema che riguarda l’azione di diversi governi», dice D’Alema. «Quando non ci sei non conti, e ora ci sono i russi e i turchi, che oggi sono lì con i loro uomini».

Critico anche il corsista Maurizio Gasparri, secondo cui «la confusione fatta da Conte e Di Maio sulla Libia costerà all’Italia soldi e oneri aggiuntivi. Oltre alla perdita di credibilità che c’è stata. Ma come si fa a tenere, in una fase così drammatica per la comunità internazionale, a Palazzo Chigi un incapace come Conte e alla Farnesina un ignorante come Di Maio? L’Italia ha bisogno di un governo subito ed è meglio andare al voto che proseguire con questa agonia politica ed istituzionale, che logora la nostra residua reputazione».

E a poche ore dal cessate il fuoco, il governo di Tripoli e Khalifa Haftar si scambiano accuse reciproche su violazioni della tregua entrata in vigore alla mezzanotte. Il governo di accordo nazionale riconosciuto dall’Onu ha parlato di violazioni del cessate il fuoco nelle zone di Salah al-Din e Wadi el-Rabie pochi minuti dopo la sua entrata in vigore ma ha ribadito il proprio impegno al rispetto della tregua voluta da Turchia e Russia chiedendo l’appoggio dei due sponsor e della missione Onu in Libia a garanzia della sua tenuta. Per Haftar, un comandante dell’Esercito nazionale libico, al-Mabrouk al-Gazawi, ha invece affermato che «le milizie che fanno capo al governo di accordo nazionale hanno violato la tregua su più di un fronte con ogni tipo di armi, inclusa l’artiglieria». In dichiarazioni rilasciate al quotidiano libico al-Marsad, al-Gawazi ha comunque assicurato il rispetto della tregua.

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