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Arrivare primi e dire pure la verità: la mission impossible nel fake giornalismo

lo spettacolo “Wet Floor” di Fabio Pisano, in scena al Piccolo Bellini di Napoli, fino al 12 gennaio
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«Sugli scoop non transigo» suona forte e imperioso il richiamo di Ben Hones, direttore di quotidiano, ad un suo redattore mentre sta lavorando sulla presunta notizia di un sequestro di quattro giornalisti, da parte di uno sconosciuto.

E’ un ingresso a gamba tesa nel mondo del giornalismo di oggi quello che apre lo spettacolo “Wet Floor” di Fabio Pisano, con la regia di Lello Serao, interpretato da Antimo Casertano e Fabio Cocifoglia, in scena al Piccolo Bellini di Napoli, fino al 12 gennaio. La drammaturgia contemporanea di Pisano, autore già di diversi testi apprezzati – e che ha ricevuto nel 2019 il premio Histrio nella sezione degli autori under 35 – coglie appieno nella sua scrittura narrativa sempre i temi dell’attualità, esplorando con arguzia fulminante la società con le sue diverse contraddizioni. La rappresentazione è coprodotta dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e Teatri Associati di Napoli.

“Wet Floor” è uno spettacolo che prende spunto dalla riflessione dell’attore Denzel Washington sul ruolo del giornalismo di oggi, dove la cosa che conta di più è arrivare primi. La verità è spesso in superficie, sembra contare poco.

Implacabili i dialoghi tra i due protagonisti Antimo Casertano, nei panni di Ruth Crisus e Fabio Cocifoglia in quelli di Ben Hones che avviano uno scontro dialettico “su che cosa determina l’interesse della notizia rispetto alle altre” e alle tante informazioni che ci bombardano quotidianamente facendoci perdere il controllo tra ciò che è verità e autenticità della notizia: il mondo delle fake- news che ormai ci attornia e ci confonde appunto le domande sono: chi detiene il grande potere della notizia, conta più ciò che dici o la bacheca sulla quale lo dici?

Insomma lo scontro verbale tra i due personaggi è serrato, si svolge nell’ufficio di una redazione giornalistica, dove un uomo, Ruth è intento a pulire i pavimenti, e, Ben, giornalista, è intento a scrivere. Inizia così una conversazione tra i due. Ben sta lavorando alla notizia di un presunto sequestro di quattro giornalisti, da parte di uno sconosciuto. Ha urgenza di uscire. Ma il pavimento è bagnato e Ruth non tollera che il giornalista passi prima che si sia asciugato.

Ma è solo un pretesto per sequestrarlo. L’accurata regia di Serao conduce per gradi nella pericolosità della situazione valorizzata dalla bella scenografia di Luigi Ferrigno che allestisce un ufficio essenziale ma trasparente sospeso in aria, ( al 18 piano di un grattacielo) dove le intenzioni pericolose dell’uomo sono pienamente visibili insieme allo scorrere sullo screen delle notizie che rimbalzano sempre uguali.

«Oggi se non leggi i giornali sei disinformato – scrive Fabio Pisano – se invece li leggi sei informato male. Una delle conseguenze della troppa informazione è il bisogno di arrivare primi, non importa più dire la verità. Invece la responsabilità di un giornalista è dire la verità. Non solo arrivare per primi, ma dire la verità».

Le problematiche dell’informazione ci sono tutte: chi condiziona la notizia, perché diventa virale sul web, sono i like a condizionarla o gli algoritmi che definiscono le tendenze? E perché Ruth sequestra Ben? Il bandolo della matassa sta nella frase di Ruth a Ben: «Voi giornalisti non fate il vostro lavoro con dignità, e non pagate mai».

Ben passa a rispondere colpo su colpo alle obiezioni di Ruth: “Io ho il dovere di informarti ma la verità non basta”. E poi gli chiede: «Chi è veramente interessato alla verità? Qui non si indigna più nessuno». Al che con un rovesciamento di prospettiva, Ruth si appella in diretta agli utenti del web, visto che tutto è ripreso in live, per esercitare il diritto alla democrazia partecipata. Si può mettere ai voti la ricerca della verità? In realtà si creano mostri.

Il rancore di Ruth verso il giornalista risale al racconto di una rapina in una banca, scritto da Ben, in cui insinuava il dubbio di un presunto coinvolgimento di Ruth, allora guardia giurata della medesima. Presunto coinvolgimento che ha distrutto la sua vita professionale.

Tutto ruota attorno alla notizia, con il fare incalzante della trama e dei protagonisti Fabio Cocifoglia e Antimo Casertano che hanno tenuto alta entrambi la sfida sulle parole e sulla bella e convincente interpretazione dei rispettivi ruoli, mai abdicando all’altro ma forse convincendo lo spettatore che la riflessione sul ruolo dell’informazione oggi è complessa e non va sottovalutata. E colpo di scena anche il sequestro dei quattro giornalisti si rivela una fake news.

Insomma uno spettacolo di grande attualità. Bello, il testo, la regia, convincenti i protagonisti. La partecipazione in video è di Angela Bertamino e di Gianluca Cangiano, assistente alla regia Giorgia Lauro Napolitano, contributi e regia video, Francesco Mucci e Salvatore Fiore.

I costumi sono di Annalisa Ciaramella, le scene di Luigi Ferrigno, tecnico audio e luci Mattia Santangelo, realizzazione scene Mauro Rea, foto di scena Salvatore Liguori.

 

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