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Brindisi, contro ogni pregiudizio i detenuti diventano drag queen

Protagonisti di “Giravolta”, una performance di teatro- danza e video. Gli interpreti hanno raccontato storie di vita e affrontato temi come l’amore, la fragilità, il sentimento e le paure con coraggio e lucida follia
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I detenuti della Casa circondariale di Brindisi si sono avvicinati al mondo Lgbt trasfor-mandosi in drag queen e diventando i protagonisti di “Gira-Volta”, una performance di teatro- danza e video realizzata al teatro Kopò di Brindisi per il Brindisi Performing Arts organizzato dalla AlphaZtl, la Compagnia d’Arte dinamica. L’idea nasce dal coreografo Vito Alfarano, con la regia di Sara Bevilacqua e il tutoraggio della drag leccese Tekemaya.

In scena i protagonisti hanno raccontato storie di vita e affrontato temi come l’amore, la fragilità, il sentimento e le paure con coraggio e lucida follia. “GiraVolta”, etimologicamente è composto da due verbi: girare e voltare. La giravolta è mezzo giro che una persona compie su sé stessa, per allontanarsi da un luogo o per cambiare direzione ( es. fece una giravolta e ci piantò in asso) oppure, in senso figurato, improvviso mutamento d’animo, d’opinione, di programma, ecc. Nel caso specifico, quindi, “Gira-Volta” è un laboratorio artistico rivolto a tre detenuti della Casa circondariale di Brindisi che hanno debuttato domenica e lunedì scorso al Teatro Kopò per il festival Brindisi Performing Arts. La finalità del progetto è contro le discriminazioni. La società tende sempre a catalogare, ghettizzare, a incasellare. Tende sempre a includere l’uomo in una categoria di razza, di persona, di carattere. “GiraVolta” vuole dare appunto a una svolta a come la società vede, a come è l’immagine nei confronti della società, seguendo regole, convenzioni, quello che si deve fare e non fare, quello che è buona abitudine fare.

Vedendo lo spettacolo trasmesso anche nelle tv locali ci si accorge ben presto che c’è una similitudine tra le drag queen e i detenuti: in entrambe le situazioni si è vittima di pregiudizi da parte della società che non riesce a vedere la persona dietro al personaggio. Molto spesso, infatti, i detenuti non riescono a reintrodursi in società perché visti come potenzialmente pericolosi, nonostante la funzione educativa della detenzione. Una produzione costruita grazie alla volontà del direttore dell’Istituto Anna Maria Dello Preite e dei detenuti Claudio, Giovanni e Vincenzo che hanno creduto nel lavoro di squadra di artisti professionisti: Sara Bevilacqua, Vito Alfarano Dancer/ Choreographer, Marcello Biscosi, Cassandra Bianco, Mimmo Greco Filmmaker, Silvio de Vito, Tekemaya & Tekemaya’s band, Francesco Bovino, Dario Discanno e la Make- UP Valentina Buonsante.

Tra canzoni pop e sketch irriverenti, le drag queen in erba hanno affrontato le proprie storie in uno spettacolo cucito su misura per loro. La performance di danza e teatro parla infatti di identità, quella spesso colpita da pregiudizi così come spesso succede anche per i detenuti.

I protagonisti dello spettacolo hanno affrontato tanti temi, tra serietà e bizzarria, manifestandosi sottoforma di drag queen. Cosa c’è di meglio nella vita nel trattare un argomento serio con leggerezza, un tocco di follia, sdrammatizzando e ironizzando su se stessi per arrivare poi all’essenza e alla poesia che acquistano, di conseguenza, ancora più valore e significato? Tra canzoni pop di interpreti iconiche e racconti di vita propria, questo spettacolo è stato cucito su misura per loro e ha scavato dentro i protagonisti. Così come, in fondo, ha scavato dentro la società tutta.

 

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