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La guerra di Trump: migliaia ai funerali del generale Soleimani e Teheran minaccia: «Morte agli Usa»

Migliaia di persone hanno partecipato per le strade di Baghdad al corteo funebre per il generale iraniano Qassem Soleimani ucciso in un raid americano
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Migliaia di persone hanno partecipato per le strade di Baghdad al corteo funebre per il generale iraniano Qassem Soleimani, ucciso in un raid americano. I funerali anche nelle due città sante sciite di Najaf e Kerbala. ll corpo del generale iraniano ucciso da un raid Usa sarà trasferito in Iran in serata, dove inizieranno tre giorni di lutto nazionale. Nel raid sono morte altre sette persone. Continua l’offensiva statunitense contro le forze iraniane e i loro alleati in Iraq. Nella notte è stato ucciso un comandante del gruppo paramilitare iracheno filo-iraniano in un raid aereo di Washington a nord di Baghdad

E ora cosa succederà? E’ questa la domanda che il mondo si sta ponendo a poche ore dall’uccisione, per mano americana, di Qassem Soleimani, il leggendario generale iraniano, capo delle brigate Quds, colpito nei pressi dell’aeroporto di Baghdad mentre viaggiava su un convoglio di auto. L’attacco Usa è stato compiuto da droni, alcuni razzi hanno centrato i veicoli, provocando la morte anche del numero 2 della milizia paramilitare sciita Hashd Shaabi, Abu Mahdi al- Mohandes. Ad annunciarlo è stato un portavoce del gruppo stesso. Per il Pentagono l’uccisione di Soleimani è stata ‘ un’azione difensiva’ per contrastare la presenza iraniana in Iraq soprattutto dopo il tentativo di assalto all’ambasciata statunitense di lunedì scorso. Soleimani era un uomo chiave della strategia di Teheran, la sua morte non potrà non avere conseguenze e tutti si aspettano una risposta che potrebbe essere tra le più dure.

Una prima avvisaglia sta nelle parole pronunciate da chi, solitamente, riveste i panni del mediatore. Il ministro degli Esteri Javad Zarif ha definito l’attacco «estremamente pericoloso. Sugli Stati Uniti ricade la responsabilità di tutte le conseguenze di questo avventurismo criminale». E anche un cosiddetto “riformatore” come il presidente Hassan Rohani ha fatto sentire la sue voce: «Indubbiamente, l’Iran e altri Stati indipendenti vendicheranno questo crimine terribile commesso dagli Stati Uniti». Le prossime ore o giorni saranno dunque cruciali per capire se Usa e Iran saranno coinvolti in una guerra dagli esiti più che imprevedibili e che potrebbe estendersi a tutta l’area del Medioriente.

Uno dei primi effetti è stato l’inevitabile aumento del prezzo del greggio mentre le principali compagnie petrolifere straniere stanno evacuando il loro personale dal sud dell’Iraq attraverso l’aeroporto di Bassora. La figura del generale ucciso era fondamentale per Teheran. Soleimani da più parti era visto come un possibile protagonista della vita politica iraniana, tanto da essere considerato il vero ministro degli Esteri. La sua popolarità lo aveva reso protagonista dei notiziari, oggetto di dococumentari e persino di alcune hit musicali. Nato in una famiglia di umili origini, si era fatto strada nell’esercito mantenendo un profilo basso, un atteggiamento sfuggente e carismatico nello stesso tempo che non gli aveva impedito di diventare protagonista e capo delle operazioni “coperte”, non solo in Iraq ma anche in Siria. Vicino alle posizioni di Rhoani ma non sgradito ai vertici del governo teocratico. Ha sostenuto fattivamente Damasco per sconfiggere le forze anti Assad, ha combattuto anche l’Isis in maniera determinante. Ma il suo capolavoro è stato quello di tessere alleanze utili con le fazioni sciite irachene costruendo una rete di appoggio nel paese. Uno sfoggio di abilità diplomatica btale che il Times lo ha definito recentemente come il Machiavelli del Medioriente, capace di determinare il corso degli eventi nel 2020. Per il giornale britannico “… In qualità di capo della Forza al Quds, egli ha realizzato il sogno iraniano di un corridoio terrestre da Teheran al Mediterraneo controllato da milizie leali…”.

Intanto in Iran sono stati convocati tre giorni di lutto nazionale durante i quali risuonerà sempre più forte l’appello della Guida Suprema, Ali Khamenei, che ha già promesso «vendetta immediata e dura». Decine di migliaia di persone si sono già riversate ieri per le strade di Teheran e in centinaia di altre città in Iran per protestare contro il raid. Durante le manifestazioni sono stati intonati slogan di ” Morte all’America” e ” Vendetta, vendetta”. Washington ha al momento sollecitato i cittadini statunitensi a lasciare il paese immediatamente. Fonti diplomatiche americane hanno fatto sapere: «I cittadini americani partano per via aerea dove possibile, altrimenti raggiungano altri paesi via terra». In queste ore a Teheran si è riunito in via straordinaria e permanente il Consiglio nazionale supremo della sicurezza per valutare le prossime mosse. Sia i Pasdaran che il comandante delle Unità di mobilitazione popolare sciite irachene ( Hashed al- Shaabi), Qais al- Khazali, hanno cominciato i preparativi militari minacciando in primo luogo il nemico più vicino: Israele, dove è stato innalzato al massimo il livello di sicurezza interno. Naftali Bennet, ministro della Difesa, ha iniziato una serie di consultazioni con i militari temendo una reazione di Hezbollah libanesi qualora venisse individuata una responsabilità di Tel Aviv nell’eliminazione di Soleimani.

 

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