Commenti 27 Dec 2019 13:32 CET

Gli italiani affascinati dall’idea dell’uomo forte che potrebbe trasformarsi in un mago di Oz

Da sempre I “poteri forti” vengono evocati dalle forze politiche per alludere e compiacere il proprio elettorato

È più o meno dagli anni ottanta che sentiamo nominare una locuzione molto fortunata, per fascino ambiguamente evocativo: “i poteri forti”.

Molto più datata è invece l’espressione “uomo forte”, sostituita recentemente da un’altra, di più facile adattabilità alle situazioni: “un uomo solo al comando”, nata a suo tempo con la leggenda sportiva di Fausto Coppi.

Praticamente tutte le forze politiche, siano esse di governo o di opposizione, hanno prima o poi tirato in ballo i poteri forti per alludere, sottintendere, strizzare l’occhio in modo corrivo al proprio elettorato. In sostanza, per crearsi il più a buon mercato e, allo stesso tempo, il più efficace degli alibi nel momento in cui un probabile fallimento si stia profilando all’orizzonte. I poteri forti hanno spalle larghe e non si offendono mai. D’altra parte, nessuno ha mai capito bene chi siano, quali occulti canali utilizzino, a favore di chi e a discapito di chi altro.

Sono stati poteri forti, nella percezione collettiva, le banche; i più solidi gruppi industriali; le società segrete che nessuno dovrebbe conoscere perché, appunto, segrete, ma il cui nome e i cui membri sono sulla bocca di tutti come il Bilderberg o, in Italia, il Forum Ambrosetti; la Chiesa Cattolica; il crimine organizzato, conosciuto come mafia, camorra, ‘ ndrangheta. In passato lo fu la loggia massonica P2 di Licio Gelli.

Personalmente credo che esistano, è evidente e anche naturale, gruppi di pressione attivi, a molti livelli, per influenzare o condizionare le decisioni dei governi. Ma se devo individuarne due su tutti, oggi, in Italia, non esito a indicare due entità il cui potere è non solo forte, ma schiacciante: i media e la magistratura.

La prima è certamente il Golem del terzo millennio, praticamente onnipotente nel suo ruolo di artifex incontrollato e incontrollabile dell’essenza stessa della democrazia, quel mutevole spirito del tempo che si chiama opinione pubblica. La seconda agisce, per natura, in modo più secco e brutale. Indaga, incrimina, arresta. Se poi, allo scadere del triplo grado di giudizio ( che si vorrebbe a tutti i costi depotenziare, insieme all’istituto della prescrizione) il sospettato risulterà innocente, pazienza. Avevamo il dovere di indagare, dunque non ci scusiamo nemmeno, per l’inconveniente che può essere costato, nell’ordine: una carriera politica; una consultazione elettorale falsata; la democrazia.

Per quanto riguarda l’” uomo forte”, nell’immaginario collettivo egli è colui che lo è talmente da potersene fregare di tutto, anche dei poteri forti che, comunque, saranno sempre meno forti di lui: il ritratto di un dittatore. O di chi si vuole accusare di eccessivo decisionismo, utilizzando magari la formula del ciclista solitario che piace tanto ai media.

La realtà è che all’elettorato, soprattutto quello italiano, non piace l’” uomo forte” in senso totalitario. Quell’esperienza si è chiusa col ventennio mussoliniano e ritengo estremamente improbabile che possa essere riaperta in qualunque modo. Noi italiani abbiamo un altro vizietto, molto difficile da schiodare: quella di credere alle promesse. Spesso, proprio quelle del sedicente “uomo forte” pronto a rivelarsi, moderno mago di Oz, un misero ometto che ripete semplicemente e instancabilmente le stesse cose: quelle che gli elettori vogliono sentirsi dire.

 

 

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