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Caso Gregoretti, salvare Salvini? Ora i renziani ci pensano…

NAVE GREGORETTI
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Al di là degli aspetti strettamente penali, sui quali si pronuncerà ( forse) la magistratura, la richiesta di autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini rischia di rivelarsi lo spartiacque di questa fase confusa, convulsa e probabilmente finale della legislatura. Il premier Conte, il guardasigilli Bonafede e il leader dei 5S Di Maio hanno deciso di imboccare la strada opposta a quella che seguirono nel caso Della ‘ Diciotti’, quando in contrasto con tutti i loro precedenti pronunciamenti votarono in giunta contro l’autorizzazione a carico dell’allora ministro degli Interni.

Stavolta il voto pentastellato sarà opposto. La giustificazione ufficiale, le differenze tra il caso del blocco della nave ‘ Gregoretti’ rispetto a quello della ‘ Diciotti’, sono poco credibili: a pesare è in tutta evidenza sono il mutamento del quadro politico e il rovesciamento delle alleanze. Sarebbe però miope interpretare la giravolta dei 5S solo in termini di vendetta per la crisi provocata in agosto dall’ex alleato. In realtà quella di Di Maio è una scelta obbligata. I militanti e anche molti elettori avevano già vissuto come un tradimento il voto sulla ‘ Diciotti’, nonostante fosse n gioco la sopravvivenza del governo gialloverde. Confermare quel voto ora che non c’è più la giustificazione di dover salvare il governo e con la Lega nemica sarebbe letteralmente impossibile.

Ciò non significa che il voto pentastellato resterà senza effetti politici. Implicherà ad esempio il bruciarsi tutti i ponti alle spalle in caso di crisi del governo Conte. L’ipotesi di un ‘ governo’ per le regole, già molto fragile, verrà ad esempio definitivamente sepolta con quel voto. Ma soprattutto la fronda filoleghista all’interno del M5S, al Senato, sarà costretta a una scelta: dovrà uscire allo scoperto e contarsi, come ha sinora evitato di fare, oppure rinunciare a ogni speranza di ricandidatura nelle liste leghiste. Il dissenso pentastellato dovrebbe essere controbilanciato dall’area di Voce Libera, il gruppo di forzisti- antisovranisti, che Mara Carfagna ha battezzato ieri e che al Senato dovrebbe contare su un numero incerto, tra i 5 e i 10, di senatori azzurri. Ma è poco probabile che i senatori di Voce Libera scelgano di rompere cn le indicazioni di Arcore su un tema così nevralgico per la stessa base di Fi come i rapporti con la magistratura. Se i dissidenti leghisti saranno un drappello nutrito il voto dell’aula, previsto intorno al 17 febbraio sarà a rischio.

Un’ulteriore incognita è la posizione che assumerà Italia Viva, il gruppo di Renzi. In giunta dispon-gono di 3 voti: se bocciassero l’autorizzazione si creerebbe una situazione di parità. Se votassero contro l’autorizzazione in aula, tenendo conto anche del dissenso interno ai 5S, quasi certamente la richiesta sarebbe respinta Alcuni dirigenti, come Gennaro Migliore, danno per certo il voto favorevole all’autorizzazione. Altri, come il capo dei deputati Rosato, si trincerano dietro il tradizionale: ‘ Aspettiamo di leggere le carte’. Renzi, alla fine, deciderà come sempre sulla base del quadro complessivo del momento.

Su quel quadro peserà la sincronicità con le elezioni in Emilia- Romagna. Il voto della Giunta è fissato per il 20 gennaio, meno di una settimana prima delle elezioni in Emilia e Calabria. Dato il risalto mediatico che verrà inevitabilmente dato all’evento e il nesso, altrettanto inevitabile, tra il caso in questione e il tema dell’immigrazione, quello del 26 gennaio sarà un test di carattere ancor più complessivo di quanto non sarebbe comunque. Sull’immigrazione Salvini ha costruito le proprie fortune. Il tema sembra oggi appannato ma il dibattito sull’autorizzazione lo riporterà al centro dell’attenzione e si può scommettere che ‘ il capitano’ farà il possibile per sfruttare la circostanza a proprio favore.

Il voto dell’aula arriverà a metà febbraio, sull’onda del voto del 26 gennaio. In questo caso l’effetto di condizionamento si invertirà. Potrebbe essere infatti l’esito delle elezioni a condizionare le scelte dei senatori e forse anche di alcune forze politiche. In ogni caso, sarà nella strozzatura d fine gennaio- inizio febbraio che si deciderà la sorte del governo.

 

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