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“Vincendo il tempo”, la personale dell’architetto Riccardo Dalisi approda al MANN di Napoli

La mostra a cura di Angela Tecce, si potrà visitare fino al prossimo 27 febbraio 2020 al Museo Archeologico Nazionale
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Arriva con gioia al MANN di Napoli “Vincendo il tempo”, la personale di Riccardo Dalisi, l’artista visionario dagli occhi sorridenti. Ma anche architetto e designer internazionale che espone oltre 30 sculture, un dittico in mosaico e bozzetti in un’armonica contaminazione tra antico e contemporaneo. Dunque il giusto riconoscimento all’ecletticità e al multiforme temperamento di un artista, protagonista dell’architettura contemporanea sempre con lo sguardo rivolto al mondo, alla bellezza e alla sapienza artigianale che sa stupire ma anche intenerire attraverso il “design ultrapoverissimo”.

Teorico della Architettura dell’imprevedibilità e del “Progettare senza pensare” e, al tempo stesso, indagatore della “geometria generativa”.  La mostra a cura di Angela Tecce, si potrà visitare fino al prossimo 27 febbraio 2020 al Museo Archeologico Nazionale.

Dalisi ripercorre la sua ricca e prolifica espressione creativa, interpretata, in modo unico e originale dalle sue creature, tra sculture, opere di design, mosaici e bozzetti. Una presenza e una testimonianza, ancorché creativa e di grande spessore umano, che ha saputo incidere con la sua manualità artigianale nella vita culturale napoletana, ma non solo, ottenendo sempre prestigiosi riconoscimenti per le sue tantissime opere esposte nei più importanti musei internazionali.

Ha saputo donare a Napoli – non solo gran parte della sua produzione che è diventata segno riconoscibile e identitario di luoghi e spazi della città – ma con generosità anche e soprattutto tutto il suo genuino entusiasmo e la sua spiccata forza creativa, che è il tratto del suo particolare modo di essere che si è manifestato concretamente nel sociale. Per intenderci: Dalisi il maestro artigiano di tanti allievi, instancabile disegnatore e straordinario visionario.

“Un racconto dell’antico fatto di rame, ferro battuto, ottone e non solo – si legge nel comunicato – a guidarci, in questo viaggio fantasioso e leggero tra passato e presente, non può che essere Riccardo Dalisi. Potentino di nascita, partenopeo di adozione, europeo per vocazione”. Nel 1981, l’artista ha vinto il premio Compasso d’Oro per la ricerca sulla caffettiera napoletana e, nel 2014, ha rivinto il secondo Compasso d’Oro per la ricerca nel sociale. Da sempre impegnato in progetti “popolari” (famosa l’esperienza del lavoro di quartiere con i bambini del Rione Traiano, con gli anziani della Casa del Popolo di Ponticelli e, in questi anni, le attività con i giovani del Rione Sanità di Napoli), ha unito ricerca e didattica nel campo dell’architettura e del design accostandosi sempre più all’espressione artistica come via privilegiata della sua vita. Si è dedicato intensamente alla creazione di un rapporto sempre più fecondo tra la ricerca universitaria, l’architettura e il design, la scultura e la pittura, l’arte e l’artigianato, privilegiando il rapporto umano attraverso il dialogo e il potenziale di creatività che ne sprigiona.

Nel 2009, dopo una lunga ricerca preparativa, ha promosso la prima edizione del “Premio Compasso di latta”, iniziativa per una nuova ricerca nel campo del design nel segno del sostegno umano, della eco-compatibilità e della decrescita.  I suoi lavori stilizzati e leggeri in rame, ferro battuto, lamine sottili, dialogano in modo armonioso con le bellissime e le possenti statue della collezione Farnese del Museo. Il percorso inizia dall’Atrio, con due pastori di una natività, realizzati negli anni Duemila come risultato del design del cilindro della famosa caffettiera. Si passa poi nella Sala dei Tirannicidi, dove una grande figura di Madonna orante di latta, rame ed altri metalli cuciti insieme secondo i principi del cosiddetto “Design ultrapoverissimo”, appare in dialogo con il celebre gruppo scultoreo di Armodio ed Aristogitone. Sempre “al cospetto” dei Tirannicidi.

Dalisi presenta non soltanto l’originalissimo dittico in mosaico, che riflette, su una superficie di 2.7X1.5 m, l’iconografia degli affreschi pompeiani (la prima scena su fondo blu, sul tema marino con pesci; la seconda, su base gialla, reca fiori colorati), ma anche un pannello con disegni e bozzetti ispirati alle sculture di Henry Moore. Nel Giardino delle Fontane, si rimane attratti dal “Gazebo”, che ripropone in 3d le antiche pitture vesuviane, dove l’ispirazione creativa contemporanea trae respiro dall’iconografia classica. E come non apprezzare e, dunque da non perdere, le sculture in rame, ottone e verde rame intitolate “Cave canem”, “Ulisse” e “Pompei” che, con leggerezza ed ironia, avvicinano e desacralizzano il legame con la cultura antica. L’attrazione, la curiosità dei materiali e delle forme che si intrecciano e si combinano in una sorta di gioco per restituire tutta la fantasia e la creatività che trovano spazio nella dimensione del quotidiano.

Segnano il percorso della mostra anche alcune famose opere degli “esordi” della carriera dell’artista: tra queste, “Il grande trono di cartapesta” che, ad inizio degli Anni Settanta, definì l’avvento di quella che Germano Celant definì “Arte povera”. “Questa semplicità, quasi minimalista, è forse la chiave di volta per comprendere l’incontro di Dalisi con il MANN – scrive Antonella Carlo –  nel terzo millennio, secondo l’artista, ci sono ancora eroi e cavalieri, ma sono figure minute e sottili di verde rame, protese, come in una delle sculture presentate nell’exhibit, a guardare un orizzonte che, sino al 27 febbraio, coinciderà con le sale dell’Archeologico”. La mostra curata da Angela Tecce si percorre con curiosità e leggerezza grazie al bell’allestimento del corso di design della comunicazione pubblica e corso di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, coordinato da Enrica Daguanno.

Nata anche dalla collaborazione con diversi atenei ed istituzioni culturali: Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Dipartimento di Architettura dell’Ateneo Federiciano, SMMAVE Centro per l’arte contemporanea Napoli.

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