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Quirinale, Mattarella fa gli auguri e bacchetta: serve rispetto e una svolta per dare lavoro

Quirinale, auguri alle alte cariche. Anche Draghi presente nel salone dei corazzieri con I leader e I presidenti delle Camere
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Ci sono quasi tutti al Quirinale per gli auguri e ad ascoltare Sergio Mattarella, anche Mario Draghi ex capo della Bce. Ci sono i presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e, tra gli altri, i ministri Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Stefano Patuanelli, Dario Franceschini, Paola De Micheli, il capo della polizia Franco Gabrielli, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, e diversi esponenti dell’opposizione.

Mattarella non perde certo l’occasione di ammonire, consigliare, richiamare tutti ad una comune responsabilità per il bene del Paese. «Sappiamo che la politica comporta anche scontri» ma, come disse Aldo Moro, serve anche oggi «la comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo». Frasi inequivocabili. «Il rispetto reciproco rappresenta il più efficace antidoto all’intolleranza foriera di conseguenze negative».

«Chi riveste ruoli istituzionali deve avvertire la responsabilità di farlo in nome e per conto di tutti i cittadini». Aldo Moro aveva «ben presente il grave pericolo purtroppo confermato per gli eventi successivi che corre una società attraversata da lacerazioni profonde. Il bene comune e ’ appunto bene di tutti, nessuno escluso e chi amministra la cosa pubblica, chi è chiamato al compito di governare esprime certo gli orientamenti della maggioranza ma con il dovere di rispettare e garantire la libertà e i diritti degli altri delle minoranze.

Questa è l’essenza della democrazia che richiede rispetto reciproco». «Nella stagione che viviamo il confronto politico assume sovente toni molto aspri; e anche alcuni recenti passaggi parlamentari hanno fatto registrare tensioni. Il bene comune è bene di tutti nessuno escluso».

«La prolungata fase di debolezza dell’economia ha inciso pesantemente sul’apparato produttivo del nostro Paese, con pesanti conseguenze occupazionali e gravi fenomeni di disgregazione sociale. Ecco la missione per cui combattere e il nemico da sconfiggere insieme: il lavoro che manca, quel lavoro indicato come fondamento della nostra Repubblica». «Alzare lo sguardo dalle emergenze del presente, non significa in alcun modo parlar d’altro. Significa, al contrario, indicare la cornice e un metodo in base ai quali adoperarsi per risolvere i tanti problemi, anche gravi, che ancora attendono soluzioni, guardando oltre il contingente e la mera ricerca di consenso».

 

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