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Ozpetek torna alle origini e con La Dea fortuna racconta l’amore corale

In sala l’ultimo film del cineasta. Edoardo Leo e Stefano Accorsi interpretano una coppia in crisi scombussolata dall’arrivo dell’amica Annamaria, parte affidata a Jasmine Trinca
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«Tu con le tue mani, Io con i miei occhi, con la mia bocca, tornando a casa, aiutiamoci a ricominciare» risuona nella testa il testo di Luna Diamante di Mina e Ivano Fossati mentre si chiude uno dei film più intimi e intensi della filmografia di Ferzan Ozpetek: La Dea Fortuna, in sala con Warner Bros dal 19 dicembre. Siamo in piena ambientazione corale da Fate Ignoranti dove una coppia formata da Arturo ( Stefano Accorsi) e Alessandro ( Edoardo Leo) ormai in piena fase di routine e stanca, viene travolta dall’arrivo di Annamaria, amica- anima gemella di Alessandro, che lascia loro in custodia i figli Martina e Sandro per eseguire dei controlli medici.

Ci sono tutti i colori e le musiche che Ozpetek sa creare nelle famiglie che forma nei suoi film e questa volta La Dea Fortuna, che nel mito serve a tenere sempre accanto a te chi ami, è universale e personale proprio perché nasce da uno spunto autobiografico. Ozpetek descrive così l’incipit del suo 13esimo film, che anche nel numero viene a patti con il fato: «Tutto è nato da una telefonata di mia cognata due anni fa, mio fratello aveva il cancro al pancreas, stava messo male e lei mi ha detto: “se succede qualcosa anche a me, te e Simone ( il mio compagno), vi occupate dei nostri figli”. Io le ho detto ok ma poi mi ha preso l’ansia. Ho chiamato Gianni Romoli e lui mi ha detto che era perfetto e che dovevamo scrivere una cosa del genere» racconta il regista. Da quel triste avvenimento Ozpetek è arrivato ad analizzare le trasfor-mazioni nelle coppie: «Nel cinema sulle persone dello stesso sesso, si racconta spesso solo del primo incontro e mai della fine di un rapporto, questo lato mi piaceva molto. Poi sono andato a scivolare a tutte le coppie, dopo un tot di anni il rapporto cambia, non hai più la passione dei primi tempi, credo sia valido per tutti».

Nell’ascoltare queste parole, ci si sintonizza di nuovo sul film, al momento in cui un affranto Arturo ( Accorsi) riflette sull’importanza di condividere un progetto di vita con qualcuno, l’invecchiare insieme. Una delle scene più commoventi è infatti anche quella dentro cui ci rivediamo tutti, e Ozpetek la menziona: «Trovo molto bello quando quella passione, l’attrazione sessuale si trasforma in affetto, è poi quello che racconta Stefano nella scena in cui si racconta ai bambini, lo trovo molto vicino a me, lo hanno trovato molto vicino a loro tante persone che conosco e che hanno visto il film. Ho cercato di raccontare un po’ quello che so e che conosco» conclude il regista.

Se Stefano Accorsi era abituato alle atmosfere familiari dei set di Ozpetek, Edoardo Leo si dimostra profondamente grato all’esperienza e appassionato nei confronti del ruolo di Alessandro: «Ricordo la percezione di quando ho letto la sceneggiatura per la prima volta e ho pensato che questo personaggio in questo momento della mia vita professionale, era un regalo» racconta l’attore e regista che elogia il carico emozionale che gli ha portato questo film: «Da anni speravo in una chiamata di Ferzan e guardando la sua filmografia questa era la cosa migliore che mi potesse accadere, per me c’è stato un investimento emotivo, entrare nella famiglia di Ferzan significa essere assorbito 24h su 24h in questo viaggio che abbiamo fatto assieme». «Ferzan assedia un quartiere quando fa un film», interviene divertito Accorsi, «tre appartamenti, il supermercato, la ferramenta, 60 persone in quel quartiere per un mese, è come fare un pezzo di strada di vita assieme di cui poi ti ricordi».

Il Michele di Le Fate Ignoranti poi si apre nel descrivere le sue sensazioni su La Dea Fortuna: «Sono rimasto molto coinvolto, divertito ed emozionato dal copione, ho trovato quello che ho avuto la fortuna di trovare sempre nelle sceneggiature di Ferzan: una storia unica ma che ha a che fare con la vita di tutti. Sia il copione che i suoi film arrivano al cuore a me come attore ed allo spettatore».

È già una superdonna Annamaria, il personaggio che Ozpetek ha offerto a Jasmine Trinca, appena la vediamo apparire sulla porta, piena di bagagli e preoccupazioni che però vengono scacciati con l’affetto e l’entusiasmo di chi si sta affidando alla famiglia, seppur non sanguinea, che ha scelto nella vita. Le donne di Ozpetek, dalle protagoniste alle fondamentali attrici di supporto, si portano dietro un bagaglio emozionale che si respira da ogni loro piccola azione. Di loro non è necessario sapere troppo per capirne la forza o il carisma. Jasmine Trinca diventa un po’ la Dea Fortuna e questo parallelismo lo commenta così: «Non penso che in origine l’idea della Dea Fortuna fosse legata ad Annamaria ma senza dubbio lei racconta la fortuna in un senso classico, non la buona fortuna ma il caso che ci si ritrova tra capo e collo, in questo caso il suo arrivo con i figlioli che irrompe nella vita di questi due, ormai sclerotizzata e ne sconvolge un equilibrio. Poi come spesso succede, il caso sta a noi cavalcarlo, sta a noi prendere come arriva questa vita, in questo caso il sentimento è una potenza trasformatrice». All’inizio, da copione, era previsto che Annamaria ballasse da sola sotto la pioggia. Questa prima idea è stata accantonata da Ozpetek per fare posto ad una danza di gruppo. Jasmine Trince rivela: «Non essendo Anne Hathaway e le tre incognite nel cinema sono gli animali, i bambini e il ballo della Trinca ( ride n. d. r.), non è un caso che sia diventato poi invece un ballo collettivo. Tanti di noi si sono sentiti specchiati e coinvolti ed è questo il grande merito di Ferzan». Il ritorno di Ozpetek come molti hanno già definito La Dea Fortuna è accompagnato dalla voce di Mina, «una delle persone, in questi ultimi due anni, più importante della mia vita» dice il regista. Un ritorno? «Più che il ritorno, la vecchiaia direi» afferma divertito e conclude: «Volevo essere libero di raccontare liberamente una storia che mi assomigliasse molto. Rosso Istanbul doveva assomigliarmi ma ho avuto paura». Una cosa è certa, con La Dea Fortuna siamo tutti tornati in quella grande famiglia che solo Ozpetek sa creare: bentornato Ferzan.

 

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