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Unicredit taglia 8mila dipendenti L’ira dei sindacati: «Inaccettabile»

Il piano 2020- 2023. L’attacco del segretario della Cgil Maurizio Landini: «Questo non è fare impresa, è essere irresponsabili. Il lavoro non è merce di scambio»
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Il piano che genererà 16 miliardi di valore per gli azionisti, ma che comporta il taglio di circa 8mila unità tra il 2020 e il 2023. È questo il contenuto del piano Team23, presentato ieri dall’ad di Unicredit Jean Pierre Mustier, che ha illustrato le nuove linee guide al 2023 del gruppo bancario. L’ottimizzazione della rete di filiali porterà alla chiusura di circa 500 sportelli, con la distribuzione da parte del gruppo bancario ai propri azionisti di circa 8 miliardi di euro, tra cedole e riacquisto di azioni, di cui 6 miliardi rappresentati da dividendi in contanti e 2 miliardi da riacquisto di azioni proprie.

Tagli che comporteranno «risparmi lordi in Europa occidentale» per un miliardo, pari al 12 per cento della base di costo 2018 e riguarderanno soprattutto Italia, Germania e Austria, con una riduzione complessiva del personale del 21% e la chiusura del 25% delle filiali. Sarà il nostro Paese quello destinato a subire la maggior parte degli esuberi: degli 1,4 miliardi di euro di costi di integrazione stimati per la loro gestione, infatti, 1,1 miliardi riguarderanno l’Italia e solo 0,3 miliardi l’Austria e la Germania.

Secondo la First Cisl, in Italia verranno chiuse 450 filiali e ci saranno dai 6.000 ai 6500 esuberi. Con il piano presentato ieri, commenta il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni, «la banca è destinata a galleggiare col rischio di essere mangiata al primo passaggio di squalo. Jean Pierre Mustier farà come Lakshmi Mittal per la ex Ilva di Taranto: chiederà uno scudo penale per Unicredit? Nel nuovo piano – sottolinea – non è prevista alcuna assunzione e Unicredit è una banca nella quale le lavoratrici e i lavoratori hanno già fatto molti sacrifici: gli 8.000 esuberi inseriti nel nuovo piano industriale si andrebbero ad aggiungere ai 26.650 posti di lavoro tagliati a partire dal 2007.

Stesso discorso per gli sportelli: ne sono stati chiusi 1.381 e Mustier ne vorrebbe chiudere altri 500, recidendo ancora di più il rapporto con la clientela e il legame col territorio». Ora verrà avviata una trattativa con i sindacati per la gestione degli esuberi, che per Mauro Incletolli, della First Cisl, «restano un errore madornale: Unicredit, che in Italia ha circa 38.000 dipendenti, è già in carenza di organico. Noi chiediamo che a fronte delle uscite ci siano altrettante assunzioni di giovani». Dura anche la reazione del leader della Cgil, Maurizio Landini: «Il lavoro non può essere considerato una merce che si prende quando serve e si butta quando fa comodo. Questo non è fare impresa, è essere irresponsabili. Non lo possiamo accettare. Il governo non può accettarlo. Unicredit riveda tutto e discuta con il sindacato»

 

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