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Nato, Erdogan e Trump si alleano per sgambettare Macron

La Nato festeggia I 70 anni in un vertice pieno di veleni. Il matrimonio di interesse tra il “sultano” e il tycoon contro il presidente francese che aveva definito l’alleanza in stato di «morte cerebrale»
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In questo momento la Nato più che un’alleanza sembra un covo si serpenti pronti ad azzannarsi tra loro. Le vicinanze geostrategiche di ieri sembrano moto meno solide oggi e ognuno gioca la sua partita. In questo contesto si è aperto a Londra un vertice difficilissimo segnato già alla vigilia dalle polemiche.

Il primo novembre scorso, il presidente francese Emmanuel Macron aveva parlato di «morte celebrale» per l’Alleanza, un giudizio pesantissimo diretto soprattutto contro gli Stati Uniti accusati di scarso coordinamento con gli altri paesi.

Per i francesi l’idea degli Usa infatti sarebbe quella di «un progetto in cui viene assicurato una sorta di ombrello geostrategico, ma come contropartita c’è un’esclusiva commerciale. Bisogna comprare americano».

Le bordate di Macron arrivarono proprio a ridosso del ritiro improvviso americano dal nord della Siria che spianò la strada all’invasione turca, eventi che l’inquilino dell’Eliseo descrisse con un interrogativo: «Se il regime di Bashar Assad decide di replicare alla Turchia ( membro del Patto ndr.), noi c’impegneremo?» . Domande rimaste inevase ma che non sono passate inosservate a Washington, così ieri Trump non si è lasciato scappare l’occasione e ha definito Macron «molto offensivo» e di essere «imasto sorpreso».

A supporto del tycoon è arrivato Recep Erdogan il quale in questo momento ha tutto l’interesse ad appoggiare gli Usa. Anzi se possibile ha alzato la posta.

Il presidente turco infatti ha incassato il via libera all’invasione della Siria, cosa che ha provocato un terremoto nelle relazioni tra i paesi europei e gli Usa, e poi ieri in partenza per Londra ha dichiarato che non appoggerà un piano per difendere la Polonia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia in caso di espansione russa.

La merce di scambio è il riconoscimento delle milizie curde dell’Ypg come organizzazioni terroristiche.

Il gioco di sponda tra Erdogan e Trump è continuato, per l’uomo forte di Ankara gli Stati devono infatti «lavorare per rafforzare l’Alleanza» invece che «cercare alternative».

Il sottinteso non è solo politico ma finanziario visto che gli Stati Uniti accusano gli europei di non contribuire sufficientemente al budget per la difesa, addossando la gran parte degli oneri a Washington.

In realtà il segretario generale del patto Atlantico, Jens Stoltenberg ha descritto un’altra realtà, mettendo in evidenza che «dal 2016, il Canada e gli alleati europei hanno aggiunto 130 miliardi di dollari in più al bilancio, e questo numero aumenterà a 400 miliardi entro il 2024». Cifre che seppur considerevoli non hanno soddisfatto Washington che, ad esempio, ha citato il caso della Germania “colpevole” di non impegnarsi a fondo non spendendo il 2% del Pil, come stabilito, e fermandosi all’ 1,36%. Trump, se possibile, ha cercato di serrare le fila di questa nuova intesa ancora di più, confermando l’improvviso feeling: «Mi piace la Turchia e vado molto d’accordo con il suo presidente», spingendosi addirittura a giustificare la decisione di Ankara di acquistare il sistema di difesa missilistico S- 400 da Mosca.

Ciò sarebbe successo per colpa dell’Amministrazione del suo predecessore il democratico Barack Obama che si era rifiutata di vendere Patriot al “sultano” Erdogan.

 

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