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Patroni Griffi: «La politica torni a tutelare i diritti»

Il presidente del Consiglio di Stato. Alla cerimonia per I 130 anni dall’introduzione dei ricorsi su atti della Pa, il vertice di palazzo spada chiede di ritrovare «il giusto limite nell’esercizio del potere»
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La politica si deve occupare della tutela dei diritti come se ne occupò nell’ 800. Lo ha sottolineato ieri mattina il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, aprendo il convegno per i 130 anni dell’istituzione della Quarta sezione di Palazzo Spada, competente per i giudizi nei confronti della pubblica amministrazione.

La storia del giudice amministrativo è «una storia di tutele», anzi «una storia di lotte contro il potere arbitrario», ha precisato Patroni Griffi. Il legislatore ottocentesco, sul punto, ebbe un approccio molto avanzato per l ‘ epoca.

Dopo aver ricordato le figure di Silvio Spaventa e Marco Minghetti, il presidente del Consiglio di Stato ha voluto sottolineare come «il giudice amministrativo non sia il guardiano della legalità amministrativa» ma il controllore del «legittimo esercizio del potere» che deve essere visto «in funzione di garanzia difensiva dei diritti».

E a tal riguardo «gli uomini delle istituzioni di garanzia ha proseguito – devono essere all’altezza del prestigio acquisito», senza affidarsi a «rendite di posizione».

Bisogna avere «la consapevolezza della centralità del buon andamento dei pubblici poteri e di un efficace ed efficiente sistema delle tutele per il progresso economico della comunità e per una moderna democrazia amministrativa», ha concluso il presidente del Consiglio di Stato.

Il presidente della Quarta sezione, Luigi Maruotti, ha poi elencato alcune pronunce ritenute, giustamente, «pietre miliari per l’affermazione dello Stato di diritto».

La prima, una decisione del 1891 riguardante un annullamento di una sanzione disciplinare inflitta a un impiegato perché non era stato sentito prima dell’irrogazione della sanzione. Poi, una del 1902 con cui venne annullato l’atto che aveva deciso lo spostamento di una stazione ferroviaria, poiché dall’istruttoria era emerso che si volevano favorire interessi di specifici proprietari.

Quindi, una del 1906 che ravvisò uno sviamento per eccesso di potere basato su ragioni politiche per un decreto governativo che aveva disposto lo scioglimento di un Consiglio comunale dopo che era stato fissato un termine eccessivamente breve al Comune per rimediare a una sua inerzia è la stessa autorità governativa aveva ostacolato il rispetto del termine. Pietre miliari di grande attualità.

 

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