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Caso Assange, la Svezia archivia l’accusa di stupro

La decisione della procura generale: «non ci sono prove». Il fondatore di Wikileaks è in un carcere britannico dove sconta una pena di 50 settimane per aver violato la libertà vigilata. Negli Usa rischia 175 anni di prigione
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Un piccolo sospiro di sollievo per Julian Assange che da ieri non è più indagato per violenza sessuale nei confronti di due donne. La procura svedese ha infatti archiviato le indagini preliminari sulle accuse di stupro mosse contro il fondatore di Wikileaks, per un caso risalente al 2010. Il pubblico ministero Eva- Marie Persson ha spiegato di ritenere le accuse «credibili» ma che non ci sono «prove abbastanza forti per formulare un’incriminazione ufficiale». La Procura generale ha anche riferito che la decisione è stata presa dopo gli interrogatori di sette testimoni coinvolti nel caso.

Lo scorso mese di maggio le autorità svedesi avevano spiccato un mandato di arresto per presunto stupro contro il giornalista e attivista che scoperchiò i segreti della guerra americana in Iraq diffondendo sul suo sito migliaia di documenti riservati, dopo che era stata annunciata la riapertura del caso, già archiviato due anni fa.

Nonostante l’archiviazione delle pesantissime accuse di violenza sessuale, i guai di Assange con la giustizia sono tutt’altro che finiti. Al momento il 48enne cittadino australiano si trova nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh ( sud- est di Londra); è stato arrestato ad aprile scorso dalla polizia britannica, presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dopo che Quito aveva revocato l’asilo, concessogli nel 2012 per evitare l’estradizione in Svezia. Nei sette anni di permanenza nella sede diplomatica ecuadoregna, come ha denunciato in uno scoop il quotidiano Repubblica, Assange è stato spiato sistematicamente con microspie da parte dei funzionari dell’ambasciata, i quali hanno trasmesso tutti i file all’intelligence americana con la connivenza degli 007 britannici.

È stato poi condannato in primavera a scontare cinquanta settimane di carcere per aver violato le condizioni della libertà vigilata. Il 24 febbraio del prossimo anno, quando nel tribunale londinese di Westminister si terrà la prima udienza per decidere sulla richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti, che lo accusano di spionaggio, si capirà molto di più sul futuro di un uomo abbandonato da tutti e che per la politica Usa rappresenta un simbolico trofeo da ottenere a tutti i costi.

Per gli Stati Uniti il fondatore di Wikileaks deve essere processato per spionaggio e per attentato alla sicurezza nazionale: avrebbe infatti messo in pericolo alcune fonti governative con la pubblicazione 250 mila cablogrammi e circa 500 mila documenti riservati relativi alle attività dell’esercito americano in Iraq e in Afghanistan.

È accusato di aver complottato con Chelsea Manning, l’ex analista informatica della Cia responsabile della fuga di dati, che ha già trascorso sette anni in prigione per poi essere graziata dall’ex presidente Barak Obama. E su di lui pesanoben 18 capi d’accusa che preludono a un un totale di 175 anni di carcere.

 

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