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L’ex grillino Favia: «Il M5S si ritira dall’Emilia? Non ci credo, ma fa tanta pena»

Giovanni Favia primo espulso eccellente della storia grillina. «L’idea di non presentare il simbolo, proposta da Bugani, è arrivata da Roma. Ma ci sono troppi interessi locali in gioco. Ognuno prenderà la sua fetta e I consiglieri uscenti potrannno ricandidarsi»
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Organizzatore del primo V- Day ( 2007), primo consigliere comunale 5 stelle in un capoluogo di provincia ( Bologna, 2009), tra i primi consiglieri regionali ( Emilia Romagna, 2010), primo espulso eccellente via Blog da Beppe Grillo ( 2012) per aver partecipato a una trasmissione televisiva senza il permesso dello Staff. Giovanni Favia è un Luigi Di Maio ante litteram, il primo pupillo del comico, il figlio vincente da ostentare su ogni palco.

Rinnegato da Beppe per lesa maestà, ha tentato un esperienza con Rivoluzione Civile, inizata e finita male alle Politiche del 2013, prima di diventare imprenditore della ristorazione. Senza però mai abbandonare la passione politica. «Potrei decidere di tornare a impegnarmi alle prossime Comunali di Bologna», annuncia.

Favia, è molto probabile che il Movimento 5 Stelle non presenti il simbolo in Emilia Romagna, la regione in cui tutto ebbe inizio. Che effetto le fa?

Pena e tristezza. Ma è il frutto scontato di ciò che si è seminato in questi anni. In ogni caso, credo che alla fine la lista verrà presentata, perché c’è troppa gente che ha qualcosa da perdere in caso di “resa” e si metteranno d’accordo. Sono pronto a scommetterci.

Ma a proporre di saltare un giro è stato il suo vecchio “nemico” di partito, Massimo Bugani, uno dei collaboratori più stretti di Davide Casaleggio…

Certo, perché questa idea è maturata in ambienti non emiliani e hanno mandato avanti lui a proporla. Ma non c’è lo spazio per farla passare sul territorio, è stato un azzardo finito male. Ci son troppi interessi locali in gioco. Alla fine ognuno si prenderà la sua fetta di torta e lasceranno ai consiglieri regionali uscenti la possibilità di ricandidarsi. Perché possono accettare di allearsi con la destra o con la sinistra ma non di rinunciare a una poltrona.

Il M5S ha indicato i referenti territoriali per le Regionali da maggio in poi. Emilia Romagna e Calabria sono escluse. E se Di Maio volesse rinunciare davvero a correre in queste regioni ?

Non so cosa accadrà in Calabria, ma so per certo che qui sono in corso gli incontri per preparare la lista. Lo stesso Bugani ha rassicurato tutti, anche se non si capisce a che titolo, non essendo più coordinatore regionale, quando si è reso conto di aver infastidito un po’ di esponenti considerati suoi fedelissimi. Probabilmente, in un primo momento, prendendo atto dell’impossibilità di chiudere un accordo col candidato dem Stefano Bonaccini, da Roma avevano pensato di ritirare il simbolo per offrire una sorta di patto di desistenza al Pd che rafforzasse l’accordo di governo.

Ma perché presentare una lista che, secondo i sondaggi, metterebbe a nudo tutte le fragilità del Movimento?

Perché sperano di confermare almeno due consiglieri su quattro e magari, grazie ai resti, arrivare addirittura a tre. Tutto qui, niente di più.

Perché non allearsi col Pd allora?

Perché per gli attivisti rimasti in questa Regione il Pd è il nemico numero uno, rappresenta il potere contro cui si sono scagliati negli ultimi 10 anni con lo stile 5 Stelle.

Era così anche a Palazzo Chigi, prima della crisi d’agosto. In politica le posizioni cambiano.

A Roma è un’altra cosa. Sul territorio la lotta politica la vivi quasi a livello corporeo, in ogni assemblea, in ogni piccolo paese, su ogni singola questione. È difficile cambiare posizione da un giorno all’altro.

L’Emilia però sembra determinante anche per le sorti del governo nazionale.

Ma no. Le sorti del governo nazionale dipendono da altre variabili: pressioni internazionali, pressioni istituzionali ( Quirinale in primis), semplici interessi personali.

Ma se Di Maio decidesse d’imperio di non presentare il simbolo cosa accadrebbe al Movimento 5 Stelle emiliano?

Nessuna scissione, diciamolo subito. Nessuno seguirebbe rappresentanti locali di un partito senza particolare seguito. Di certo assisteremmo a un lento abbandono da parte degli attivisti e sarebbe la disfatta totale di Massimo Bugani. In ogni caso, se mai decidessero di ritirarsi, non escludo di presentare io stesso una lista civica, “Liberi cittadini”, la stessa che si presentò alle scorse comunali.

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ex 5Stelle come lei, ha deciso di sostenere Bonaccini. Condivide la scelta?

Secondo me, Federico, di cui nutro profondo rispetto, ha commesso un errore. Bonaccini è una persona molto cordiale con cui ho avuto ottimi rapporti, ma il Movimento in cui militavamo io e Pizzarotti era nato in contrasto alla gestione del Pd fin da quando il segretario regionale era proprio Bonaccini. Noi la pensavamo in un certo modo.

Rispetto al 2007 però è cambiato il mondo.

Non a livello locale. Il Pd è quello, i quadri son quelli e la mentalità è la stessa. Le battaglie in cui credevamo pure.

 

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