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Giudici tributari, «ora siano autonomi e professionali»

L’appello di avvocati e commercialisti. A un incontro a Roma sulla proposta di riforma dello studioso Francesco Giuliani, anche il presidente dell’organo di autogoverno Antonio Leone chiede di rivedere l’intero ordinamento
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«Una riforma della giustizia tributaria non è più procrastinabile. Il processo tributario versa in una situazione catastrofica, non va riformato, va fatto diventare un vero processo». Francesco Giuliani, tra i massimi esperti italiani di diritto tributario e partner dello studio Fantozzi, insieme all’Associazione Italia Decide ha curato una proposta di riforma sulla quale è aperto un confronto sia con Ordine degli avvocati che l’Ordine dei commercialisti di Roma, oltre che con i gruppi parlamentari.

La questione della giustizia tributaria è ormai entrata prepotentemente nel dibattito pubblico. Di recente la Corte dei Conti ha messo nel mirino la giustizia tributaria, lanciando l’idea di «concentrare in una stessa magistratura la salvaguardia degli interessi dell’Erario e del Fisco», superando il sistema attuale costruito attorno alle commissioni tributarie provinciali e regionali.

La proposta ha suscitato vibranti proteste. L’Associazione dei magistrati tributari ne ha messo in dubbio la costituzionalità, mentre per il Consiglio nazionale dei commercialisti «è come se ad arbitrare una partita fosse il giocatore di una delle due squadre». Per discutere di come riformare l’esercizio della giustizia tributaria, la scorsa settimana è andato in scena un confronto, organizzato dallo studio di comunicazione “The Skill” e moderato da Andrea Camaiora, tra il presidente del Consiglio della Giustizia Tributaria ( l’equivalente del Csm) Antonio Leone, lo stesso Giuliani e alcuni commercialisti e tributaristi come Giuseppe Bilancia, Paolo Brescia, Andrea Di Mise, Alberto Turini, Alessandro Vox, Giovanni Mameli e Valentina Guzzanti.

Il dibattito ha portato sotto i riflettori diverse anomalie, come il deficit di terzietà del sistema, le remunerazioni insufficienti dei componenti delle commissioni, la qualità delle sentenze. «Cosa deve pensare il contribuente quando scopre che l’aula della sua udienza è accanto all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate? O all’idea che a giudicarlo sia un magistrato la cui retribuzione arriva dal ministero delle Finanze?», si chiede Antonio Leone. Non è questa l’unica anomalia. «Non ha senso avere magistrati ordinari che si occupano di giustizia tributaria come secondo lavoro», continua Leone. «Bisogna ricominciare da zero con un concorso aperto a chiunque abbia i titoli e creare una vera specializzazione. Tra gli 800 e i 1000 magistrati a tempo pieno potrebbero essere sufficienti, ma bisogna affrontare la disastrosa carenza di personale amministrativo. Oggi la giustizia tributaria ha 1870 dipendenti. La Corte dei Conti che gestisce un numero di ricorsi enormemente inferiore ne ha 2000».

La proposta preparata da Francesco Giuliani prevede la creazione di una vera giurisdizione tributaria. Le priorità sono la terzietà, l’imparzialità e l’indipendenza del giudice, la disciplina della difesa tecnica e del gratuito patrocinio, la necessità di riformare il processo cautelare, il reclamo e la mediazione e la possibilità di introdurre la prova testimoniale e più in generale di garantire il principio di parità delle parti. La fonte di ispirazione della proposta è l’articolo 111 della Costituzione, una bussola fondamentale per garantire i principi del giusto processo.

 

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